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Andrea Galiuto/Chiamatemi Gallo

Pubblicato da: Categoria: Cultura

27
LUG
2012

 

Andrea Galiuto
 
Chiamatemi Gallo
 
Ha iniziato per una delusione d’amore e da allora non si è più fermato con le sue rime romantiche e arrabbiate. Il rapper tarantino, autore di “Vieni avanti creativo”, ci racconta la sua rivoluzione in versi
 
Oggi parliamo di un  genere musicale, una cultura o per alcuni versi ancora una sotto-cultura che amo definire un nuovo tipo di  poesia, contemporanea, che nasce negli anni Settanta nei ghetti afroamericani di New York. Una poesia per far sentire la propria voce, la propria ragione, per il riscatto nei confronti della società e l'autoaffermazione. Una poesia magica che nasce di getto e che si recita a suon di musica: il rap. E Andrea Galiuto, trent'anni, tarantino, in arte Gallo, rapper, freestyler, liricista e soprattutto genio con le parole, possiamo definirlo un poeta romantico e arrabbiato che nella sua poesia ci mette tutte le componenti della sua personalità: l'ironia, la rabbia, la sensibilità, la maturità, la paura, la lotta tra i contrasti e l'amore. Un adolescente perpetuo, dal nome di uno dei suoi stessi album, ama definirsi.  Ha una visione tutta sua della vita, crede che morirà giovane ed è per questo che deve cercare di dire tutto e in fretta. Ognuno ha il suo modo di vivere e lui, con immensa sincerità, ci racconta il suo.
Il Rap consiste  di una sequenza di versi molto ritmati incentrati su tecniche come rime baciate, assonanze e allitterazioni. Possiamo parlare di poesia?
«La ricerca della poesia è continua e se non c'è è meglio non avvicinarsi a nessun tipo di arte. La mia esperienza nasce dal freestyle con degli amici; ci divertivamo a realizzare le prime rime, affettuosamente stupide direi. La mia ragazza dell'epoca non accettava questa mio divertimento e mi lasciò. Da li si può dire che ho iniziato a scrivere poesie, questa prima delusione mi porto a scrivere un testo a lei dedicato, che si chiama “Non ci sei”, il primo pezzo della mia vita.»
Il tuo nome d'arte è Gallo. Da dove nasce?
«In realtà è più semplice di quello che sembra. Nasce direttamente dal mio cognome Galiuto, in occasione della creazione di un sito internet che mi divertii a creare tempo fa, www.pablogallo.com, attualmente chiuso, dove raccoglievo caricature varie tra film, personaggi politici e lo riutilizzai quando partecipai alla mia prima “battle” di freestyle quando mi chiesero come volevo chiamarmi. In realtà non feci una scelta adeguata perché durante le battle i due rapper si “scontrano” insultandosi con le rime e vi lascio immaginare il nome Gallo, soprattutto durante il periodo del boom della mucca pazza, come ben si prestava al gioco...»
I rapper hanno spesso problemi con la censura. Quando scrivi i tuoi pezzi, ti senti libero?
«Non del tutto. Non sono assolutamente libero ma non per la censura mediatica, ma per la stessa gente. Mi è capitato in passato di proporre testi scritti di getto e aver addirittura litigato con alcuni componenti del pubblico. Ma a pensarci bene in passato non mi sentivo libero; oggi, specialmente l'ultimo album a cui sto lavorando è più che sincero.»
In quale fase della tua vita il rap si afferma come una costante?
«L'amore per il rap c'è da tanto e se a trent'anni ancora non mi sono fermato vuol dire che è  fortemente presente. Prima però di rendermene conto ho avuto bisogno di un po' di tempo. La passione è emersa con Frankie HI NRG, rapper italiano affermato a livello nazionale, con la canzone  “Quelli che ben pensano”. Vidi il suo video e per il modo in cui esponeva il suo pezzo ne rimasi scioccato. Però non fu proprio quello il momento in cui iniziai a scrivere, si può dire che da lì ho iniziato ad avvicinarmi al genere, ma il vero incontro tra musica -essendo io stato comunque da sempre a stretto contatto con la musica poiché componevo pezzi elettronici- e le parole è arrivato intorno ai vent'anni. I primi due testi sono stati il già citato “Non ci sei” e “Mosquito”.»
Nasci freestyler, poi liricista, compositore e producer.  Autodidatta o hai avuto qualche insegnamento?
«Autodidatta e continuo a esserlo in tutto, però oggi mi rendo conto che una diversa formazione ti rende pronto a tutto, non che io non lo sia o che mi senta da meno ad altri ma oggi consiglio di affiancare all'esperienza autodidatta anche altri studi.»
Con Baffo, Majin e Stylo crei la Rsb (Repper allo Stato Brado). Nel 2005 la RSB si scioglie e prosegui con Baffo creando la Gfg Prod (studio di registrazione e anche un collettivo d'amici). Raccontaci questi anni e questi progetti.
«Avevo 23 anni, avevo bisogno della mia indipendenza, lavoravo e decisi di andare a vivere da solo. Finito il mio contratto di lavoro dell'epoca rimasi con la casa da pagare e decisi così di trasformarla in uno studio di registrazione con Baffo. Insieme poi abbiamo dato vita alla RSB facendo le prime rime. Eravamo quattro rapper ma fondamentalmente avevamo bisogno di dire cose diverse e dopo le prime esibizioni live ci rendemmo conto di non essere uno il completamento dell'altro e quindi decidemmo di sciogliere il gruppo. GfG nacque dopo il ritrovamento tra me e Baffo, è durato tantissimi anni, abbiamo unito le menti e le produzioni, e siamo riusciti a realizzare dei bei pezzi. Erano lavori del tutto nostri, quindi il pubblico percepiva la genuinità del nostro prodotto. Ma anche questa bellissima esperienza, vide la fine e dopo il trasferimento di Baffo a Roma decisi di coinvolgere più teste. Così insieme ad altri musicisti, tra cui anche lo stesso Baffo al rientro dalla capitale, realizzammo un disco che sperimentava vari generi, il risultato del progetto “Soldi Gratis”. Ma questo progetto non vide mai la diffusione al pubblica.»
Nel 2006 realizzi il primo disco da solista “Vieni Avanti Creativo”, autoprodotto, che ha dato alla luce alcuni pezzi molto apprezzati tra cui  “Muore Chi Pensa”, “Rivoluzione”. Che significano per te questi pezzi?
«Muore chi pensa non ha un vero senso logico. Inizio  parlando di me, della mia provenienza cattolica per poi  ragionare sul fatto che se hai un tuo reale modo di vedere la vita, di pensare, nella società di oggi, sei comunque soggetto a costrizioni. Rivoluzione è un pezzo nato dalla collaborazione con una band “Manicomi chiusi”,  il cui cantante è 005, ed è un reale invito alla rivoluzione personale perché se non si inizia dalla rivoluzione interiore non si potrà mai cambiare nulla dentro e fuori. Ma, in realtà il senso era anche un po' provocatorio: il ritornello canta “Rivoluzione, rivoluzione butta via la televisione, rivoluzione rivoluzione di certo non la fai con un cannone”, volendo dire che la televisione molto spesso ci dà un messaggio che va ben analizzato prima di essere completamente fatto proprio e che anche con le droghe bisogna essere sempre consapevoli di quello che si sta facendo. Come dire, ho le mie teorie a riguardo ma sono sempre stato contrario agli estremismi, mi fa paura quando ci sono troppe teste che inneggiano una sola cosa. Bisogna stare attenti a non farsi travolgere dalle mode altrui.»
Sei riuscito a rivoluzionare te stesso?
«Sì, mi sono rivoluzionato tantissimo rimanendo sempre me stesso modificando però dei preconcetti che mi portavo dietro dall'adolescenza e non solo; credo che in generale sia fondamentale scavarsi sempre dentro. Non tutti ci riescono e soprattutto non tutti hanno voglia di farlo perché si va incontro all'alienazione, alla solitudine al continuo mettersi in discussione.»
Parliamo della tua città che fino a questo momento non hai mai lasciato. Cosa pensi di Taranto e cosa ti ha dato dal punto di vista artistico?
«Mi ha dato tanto, ma mi ha tolto qualcosa in più. La carica che abbiamo noi artisti tarantini non la si ritrova in altri, di questo ne sono certo. Noi tarantini siamo arrabbiati e vogliamo raccontare la nostra rabbia. Non vediamo futuro e ne siamo preoccupati. Sono pessimista ma allo stesso modo  sono realista: le cose stanno cambiando, i giovani si stanno unendo, c'è aggregazione, c'è condivisione e c'è stata anche una grande protesta contro l'inquinamento, contro questo grande dramma che è protagonista delle nostre vite.»
Cosa provi prima delle tue esibizioni?
«Una sensazione unica, magnifica, una ricetta a base di paura, ansia, felicità, adrenalina paura, che non è mai cambiata. E' una delle sensazioni più forti della mia vita e non deve mai mancare.»
Andrea e Gallo sono la stessa persona?
«Sì, sono più o meno la stessa persona. Andrea è il ragazzo che è cresciuto in un certo modo con una certa educazione, Gallo sono sempre io ma nella versione più pazza, più libera di me.»
Ti definiscono e ti definisci un cinico, che non scrive solo di politica o giustizia, scrive e canta anche d'amore. Cos'è per te l'amore?
«Cinico lo sono diventato per le delusioni della vita principalmente d'amore. Mi sono sempre innamorato di donne forti, indipendenti e per me questo sentimento è un reale incontro di anime. E' un qualcosa che va aldilà di quello che fai nella vita, della tua fisicità, comunque importante, è una questione di stomaco. Quando mi innamoro di una donna è perché sono riuscito a captare la sua anima ed è di quella che mi innamoro.»
Attualmente stai lavorando al  tuo prossimo album. Puoi anticiparci qualcosa?
«E' un lavoro serio; anche gli altri erano seri, ma questo è davvero maturo. Sono inoltre seguito e affiancato da professionisti già affermati. Ma la cosa più importante è che in questo disco sono realmente me stesso.»
 



Commenti:

Fabio 28/LUG/2012

Dalle gallooooooooooooooo

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