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Gloria Morasca/Vi spiego cosa c´è là sotto

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

29
AGO
2014
Gloria Morasca nasce a Palermo da papà ingegnere e mamma “pioniera”, quest'ultima infatti a poco più di vent'anni è già assistente universitaria e, in un contesto sociale come quello palermitano degli anni quaranta, è un ruolo insolito per una donna.
Curiosa e attenta sin da bambina, Gloria cresce in un ambiente sapiente e erudito che fa di lei un adolescente prima e una donna poi, edotta e informata. Maturando, comprende quanto sia difficile affrontare temi come la sessualità e quanto se ne sappia davvero poco. Si batte, sin da subito, affinché ci si informi leggendo, studiando e parlando con medici o personale esperto. Negli anni settanta gira con un manuale di anatomia scritto da un gruppo di femministe di Boston, sperando di suscitare fra i compagni e le compagne di scuola che fanno i primi timidi passi nell'approccio con l'altro sesso, la voglia di capire e conoscere il proprio corpo. Per una giovane donna come lei con una percezione del mondo che va molto oltre il proprio naso, la conoscenza di una lingua che la leghi ad altre terre e culture è fondamentale; così, finito il liceo, si trasferisce a Londra per imparare l'inglese. Rimane presto orfana di madre e le ricchezze lasciatele in eredità le permettono di viaggiare alla scoperta del mondo, attratta in particolare dall'oriente e dalla sua storia. Oltre i viaggi che arricchiscono il suo bagaglio culturale e personale, Gloria si cimenta in vari ambiti: negli anni novanta lavora come costumista in Rai; è la prima in Italia ad aver aperto un agenzia di B&B; dopo un corso di stilista tenuto a Roma si dà da fare anche all'estero: infatti in India e in Grecia diventa promotrice di un business di abiti e accessori di sua manifattura. Da qualche anno, inoltre, è una “sensual guru”, rappresentante di sex toys, guida e consulente sessuale.
 
Gloria, tu ti definisci “sensual guru”. Nella religione induista il “guru” rappresenta il maestro, la guida. Potresti spiegare il tuo ruolo di guida nella sessualità?
«Mi definisco “sensual guru” perchè grazie al mio lavoro sono diventata una sorta di guida sessuale. L'ignoranza e le lacune in materia sono talmente grandi che per colmarle basterebbe “Il piccolo medico”. La gente si confida, mi domanda, si affida. Ti racconto un episodio un po' al limite ma che la dice lunga sul grado di disinformazione a cui si può arrivare, nonostante i tempi che corrono. Qualche giorno fa ero dal parrucchiere, e la sciampista mi confida di avere un problema con il suo corpo: non riesce a toccare le sue parti intime per vergogna, e per farlo usa un cuscino o un lenzuolo, che frappone fra la sua vagina e la mano. Faccio un respiro e cerco di tranquillizzarla, spiegandole che non c'è niente di sporco, o di sbagliato. Alla fine mi abbraccia e mi ringrazia, scoppiando in lacrime. Credo di averla liberata. Di sesso si sa poco, molto poco. Ci sono donne che non sanno cosa c'è “là sotto”, o che ignorano che con un rapporto anale è impossibile restare gravide. Per le mie amiche o clienti è più facile rivolgersi a me per parlare di masturbazione o cunnilingus, piuttosto che rivolgersi a un sessuologo o a un medico.
Però quando mi vengono poste domande troppo impegnative, consiglio sempre di rivolgersi al sessuologo, figura nuova, poco conosciuta ma fondamentale in questo ambito!
Per la parte ludica e meno tecnica sì, io sono una guru, una guida».
 
Sei una pioniera nella tua professione, almeno in Italia. Come ti è venuta questa idea?
«Ero davanti alla tv, guardavo “Le iene”. Facevano un servizio su questo nuovo trend, il “tuppersex”: riunioni tra le mura domestiche con una consulente che presenta articoli per la sessualità. Era una novità, appena approdata in Italia grazie a una nota azienda spagnola. Il giorno dopo mi sono fiondata su internet. Ho contattato l'azienda, ho preso un appuntamento e sono andata a fare il corso a Barcellona.
Una piccola preparazione, una sorta di infarinatura generale sull'anatomia del corpo e delle parti intime, nozioni di sessuologia, marketing».
 
Dopo questo corso, ti sentivi “pronta”?
«Il corso è stato utile, ma la mia preparazione non deriva solo da lì. C'era già una buona base; io mi sono sempre informata, documentata, leggendo e studiando molto. E poi ho un gruppo di medici a cui spesso faccio riferimento e che sono ben lieti di darmi una mano. Dopo il corso comunque ho cominciato a lavorare come “venditrice porta a porta”, una definizione esatta solo dal punto di vista fiscale, ma che in realtà mi sta un po' stretta. Con l'azienda spagnola il rapporto di collaborazione è durato un paio d'anni. Loro avevano delle regole molto rigide per la mia personalità. Non mi permettevano di girare i video tutorial su youtube, che oggi mi contraddistinguono. Oppure non ammettevano volentieri la presenza maschile alle riunioni. Così ho deciso di mettermi in proprio e dall'estate scorsa la mia è una ditta individuale, la “Sensual guru”. Finalmente ho potuto cominciare a lavorare a modo mio».
 
Durante le tue riunioni finalizzate al benessere sessuale, c'è una parte teorica e una pratica, dedicata alla presentazione dei cosmetici e dei giocattoli erotici, o sex toys. Come le organizzi?
«Organizzare uno dei miei “party” non è semplice. Con l'esperienza ho capito che per le signore prendere l'iniziativa, organizzarsi tra di loro, convincere l'amica che si vergogna (o che si spaventa non avendo compreso appieno l'argomento del meeting), e quindi chiamare per prenotare l'incontro è troppo scabroso. Invece partecipare ad un evento già organizzato da altri e che abbia una facciata più “rispettabile” rende meno colpevoli! 
Quindi la formula vincente è l'aperitivo, infatti c'è sempre il pienone! Si beve qualcosa, si fanno due chiacchiere, si rompe il giaccio e poi si passa alla presentazione dei prodotti. C'è una prima parte teorica in cui do delle nozioni di anatomia, parlando delle zone erogene, dei muscoli pelvici, della vagina etc etc. Dopo di che comincio a parlare dei cosmetici erotici come l'olio scaldante, disponibile in varie profumazioni. Ne metto un goccio sul polso di ognuno e invito a massaggiarsi la parte e a soffiarci sopra per poter sentire e apprezzare la sensazione di calore che si sprigiona. Invito i miei ospiti ad immaginare quella stessa sensazione alle parti intime, agevolata dallo strofinio della penetrazione. Poi presento la famosa lozione al mentolo. Chiedo ad una delle mie ospiti di fare da cavia, la invito ad andare in bagno e a metterne un po' sulle parti intime. Torna sempre sorridente, con una piacevolissima sensazione fra le cosce. La vogliono provare tutte e, dopo qualche minuto, mi ritrovo fra amiche sorridenti e rilassate! A questo punto parlo dei lubrificanti, che sono un valido aiuto al piacere della donna. Spiego che nell'approccio sessuale l'uomo risponde con immediatezza all'eccitazione, con l'erezione. La donna invece ha bisogno di più tempo, e spesso quando viene penetrata è ancora asciutta e invece di provare piacere sente dolore. I lubrificanti servono a rendere scorrevole la vagina e ad impedire dolore o fastidio dovuti alla penetrazione. Dopo i cosmetici passo alla presentazione dei sex toys».
 
Durante le tue riunioni, qual è la domanda (o confessione, confidenza) che le donne ti fanno più spesso? E gli uomini?
«Le mie riunioni sono un mezzo di indagine molto preciso e spietato su quella che è la sessualità delle coppie moderne. E il quadro che ne viene fuori è raccapricciante. Oltre alla disinformazione e all'ignoranza che regnano sovrane c'è un incomprensione di fondo. Le donne sono furiose e arrabbiate con i propri mariti che vanno fuori casa a cercare fra le braccia delle amanti un po' di sano sesso godereccio. Gli uomini invece sono stanchi delle mogli e convinti che a loro certe cose non piacciano, o che non abbiano il ruolo per potersele permettere; e questo è grave, una pecca culturale su cui bisognerebbe fermarsi a riflettere. 
Le amanti, a loro volta, seccate dai maschietti che le cercano solo perchè con loro possono fare cose che non fanno nel letto di casa».
 
Negli ultimi mesi è stata condotta un indagine attraverso un questionario scientifico rivolto alle donne. Dalle 938 interviste a donne italiane di età tra i 20 e i 55 anni è emerso che queste ultime sono insoddisfatte delle prestazioni sessuali dei propri uomini e che solo tre su dieci riescono a raggiungere l'orgasmo. Dati allarmanti se pensiamo che un insoddisfazione sessuale protratta nel tempo può sfociare in problemi di salute molto seri oppure esserne il campanello d'allarme. Perchè questi numeri? Dove credi che risieda il problema?
«Le ragioni sono tante, e hanno centinaia di sfumature.
Alla base credo che ci sia la mancanza di comunicazione. La donna ha paura di chiedere al proprio uomo cosa le piace, per vergogna o paura di essere giudicata. L'uomo convinto di saperci fare, dopo il sesso, invece di parlare, preferisce fumarsi una sigaretta. Il finale è sempre lo stesso. Donne infelici e frustrate che, stanche di non provare piacere, si negano e in qualche raro caso vanno a cercare fuori, e uomini che puntualmente si guardano intorno alla ricerca di uno svago temporaneo. Si rinuncia alla complice intesa di un rapporto duraturo, capace di dare tanto dal punto di vista emotivo e fisico. Bisognerebbe smantellare anni ed anni di falsi miti. Gli uomini non sanno fare l'amore, ma sono convinti del contrario e difficilmente si mettono in discussione. A tal proposito c'è un progetto al quale sto lavorando che riguarda dei corsi riservati esclusivamente ai maschietti. Spero così di riuscire a dare una mano contribuendo al loro benessere sessuale che si ripercuote in maniera positiva nel rapporto con la propria donna, con la famiglia, con il lavoro e con la società in genere».
 
 
Da qualche anno sei ospite fissa della trasmissione televisiva “La Mala Educaxxion”, in onda su La7, condotta dall'affascinante Elena Di Cioccio. Ti capita di essere vittima delle avance di gente che pensa che “se vendi sex toys o parli di sesso in tv la dai via come il pane”? 
«Chi segue La Mala Educaxxxion è gente che ama il programma e quindi non giudica. Mi capita di ricevere critiche per i video che pubblico su Youtube dove spiego con garbo e mettendoci la faccia l'uso corretto dei miei giocattoli. Non mancano commenti offensivi e volgari che sono costretta a cancellare. Credo che le donne, madri di questi uomini così violenti e scurrili, abbiano una grossa responsabilità. Avrebbero dovuto educarli al rispetto, invece di farli diventare dei mammoni ignoranti. Ma questi atteggiamenti non fanno altro che spingermi ad andare avanti nella mia missione contro l'ipocrisia e l'ignoranza! Sono testarda e fiera del lavoro che faccio».
 
La versione integrale dell’intervista è sul blog di Maddalena Costa www.lascrivadinia.com


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