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Vincenzo De Marco/ Di rabbia e d´amore

Pubblicato da: Categoria: Cultura

26
SET
2014
Lui è un poeta operaio, da 15 anni all’Ilva. Ora ha deciso di raccontare la fabbrica e la speranza di chi chiede rispetto per le leggi e per la persona
C’è qualcuno che lo definisce “Poeta operaio”, qualcun altro “poeta dagli occhi tristi”, lui è Vincenzo De Marco, operaio Ilva da 15 anni, lavora in altoforno, nella cosiddetta area a caldo della nostra azienda siderurgica. Vincenzo ha  la passione per la scrittura da quando era bambino, coltivata durante la crescita e amplificatasi. Noi di Extra Magazine siamo andati a trovarlo all’interno di un incontro organizzato dall’Hermes Academy di Luigi Pignatelli, “Il Volto” in cui si è parlato di SLA, di arte, di canto, di danza e del libro del nostro poeta operaio, “Il Mostro di Rabbia e d’Amore”, libro di poesie sull’Ilva diviso in 4 parti. 
Perché hai scritto il Mostro? Di cosa parla?
«Il Mostro nasce dalla morte di un mio collega, che non è morto di incidente sul lavoro e né di malattia, ma è morto suicida a gennaio del 2009; non è stato l’omicidio di Silvano che ha fatto scattare la molla per espormi, ma furono le affermazioni del mio caporeparto di allora, che fu chiamato di notte mentre era a casa a dormire. Lui arrivò sul luogo della scena insieme a tutti gli operai che osservavano il corpo di Silvano ancora caldo e disse: “appena tolgono il corpo riprendete immediatamente il vostro lavoro perché il motore deve essere pronto”. Considerando che lì si trascorrono 8, 9, anche 16 ore, si diventa fratelli oltre che colleghi, sentir dire così da parte di un caporeparto nei confronti di un amico, mi lasciò inorridito». 
Perché il mostro di rabbia e d’amore?
«Si intende bene che il Mostro è l’azienda, di rabbia e d’amore perché le mie poesie sono sincere, mi piace dire le cose come stanno, quindi o sono di rabbia o sono d’amore.  Tra l’altro “rabbia-amore” vuol dire che spesso le stesse poesie che esprimono rabbia nei confronti dell’azienda, sono anche amore perché rappresentano una speranza, cioè quella di poter scavalcare il muro. In questo libro la poesia non è solo operaia, ma è molto di più, è amore, poesia visionaria, rock, amicizia, pensieri contorti, c’è tutto, perché da lì non devono uscire solo tubi, fumi e morti, ma è bene che esca anche la speranza. Secondo me il fatto che un operaio all’interno di una fabbrica faccia capire questo, trasmetta fuori speranza, è cosa bella da far comprendere anche al cittadino stesso; solitamente c’è avversione da chi sta dall’altra parte, perché se lavori all’Ilva sei a favore di essa, ma non è così, dato che molti operai vogliono l’impianto a norma, lavorare in sicurezza, l’aria pulita. Si dà per scontato che l’operaio sia a favore di tutto quello che accade».
Dove hai presentato questo libro?
«Sto cercando di portarlo in tutt’Italia; sono stato a Latina, a Roma, ovunque in Puglia, a breve lo porterò a Catania, a Torino, a Genova, in molte città operaie. Ciò che mi rammarica e lo dico sempre in tutte le mie presentazioni, che c’è molta più attenzione fuori che qui a Taranto: a Latina per esempio c’erano 400 persone, qui a Taranto alla libreria Gilgamesh 3 persone, mentre al Caffè Letterario erano 15 . Qui non c’è un seguito e quando parlo di Taranto mi riferisco a tutta la provincia, perché le rivoluzioni non si fanno su facebook: se si vuole cambiare qualcosa si deve operare. Purtroppo le nostre associazioni ambientaliste vogliono la stessa cosa ma sono tutte l’una contro l’altra, facendosi la guerra a vicenda».
Qual è la tua opinione in merito? 
«Ciò che ho appena detto è la cosa peggiore e non mi vergogno a dirlo, perché ho avuto la sfacciataggine di dire che vogliono fare tutto loro, solo loro, ma  quando c’è bisogno di un seguito, di un sostegno, nessuna esiste per l’altro. Se una manifestazione la organizza “Ammazza che Piazza” l’altra associazione non va, oppure il contrario, quando invece dovrebbero sostenersi tutti, condividere la causa. Nei miei confronti si è istaurato proprio un braccio di ferro: ieri ho subìto l’ennesimo rapporto disciplinare, ma dei “cittadini lavoratori liberi e pensanti” non è venuto nessuno a chiedermi se volessi una mano, me la devo vedere io e chi mi segue». 
Come andrà a finire secondo te?
«Se continuiamo a volere solo il primo maggio a Taranto non ci sarà un bel niente; tutti sono ambientalisti in quel caso, tutti, ma prima e dopo il primo maggio?! Dal 10 maggio tutti stanno a seguire Tempa Rossa! A volte mi sembra di vedere tanti cavalli sciolti, mentre bisognerebbe seguire un percorso, intraprenderlo e perseguirlo. Ci dobbiamo lamentare?! Dobbiamo agire piuttosto!».
Altri progetti?
«A breve uscirà il mio nuovo libro, “Low battery” che racconta la mia passione per la scrittura sino al lavoro in fabbrica e alla sue vicende». 
 


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