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We are the X /Primavera, il cinema fiorisce a Lecce

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

10
APR
2015
Tra qualche giorno il capoluogo salentino ospiterà la 16esima edizione del Festival Europeo che offre storie e spaccati di umanità intensi e differenti tra loro
 
«Ci hai mai fatto caso? Veniamo plasmati dagli eventi in cui inciampiamo, come fossimo cera. Però a differenza di questa, io non voglio indurirmi con il passare del tempo».  A pronunciare queste parole potrebbe essere qualcuno che conoscete. Magari uno dei tanti trentenni “liquidati” sbrigativamente come precari. In un certo senso è così, perchè a dirle è uno dei  personaggi del film “WAX, we are the X”, del regista salentino Lorenzo Corvino, classe 1979. La pellicola è “ospitata” dalla 16esima edizione del  Festival del Cinema Europeo, in corso a Lecce dal 13 al 18 aprile.
Articolato, variegato e ricco di sfumature.  Si può riassumere così il “carattere” della rassegna, che offre storie e spaccati di umanità intensi e differenti tra loro. Per provenienza, accenti e sensibilità. Si parte con il road movie di Lorenzo Corvino, che, come si legge nelle note di regia, è un «omaggio spontaneo alla mitologia della Nouvelle Vague, rivisitato in chiave più contemporanea, tecnologica, una sorta di Nouvelle Vague 2.0. Rispetto ad altri illustri modelli, però, il rapporto a tre è un punto di partenza, non l’inizio della fine. Il triangolo non porta alla dannazione, alla disintegrazione della psiche, tutt’altro. Conduce all’esaltazione del valore dell’amicizia e della solidarietà generazionale che eleva gli individui oltre il solipsismo della nostra epoca, verso una forza d’animo in cui il totale è veramente superiore alla somma delle singole parti». 
Si prosegue con i dieci film in concorso per l’Ulivo d’Oro. “Superworld” dell’austriaco Karl Markovics racconta un incontro capace di sconvolgere – nel senso letterale del termine – la vita di una commessa di supermercato. “Song of my mother” del regista turco Erol Mintaş è una storia “incastrata” tra ciò che è stato e quel che potrebbe essere. Ali, il protagonista «è intrappolato tra passato e futuro. Non si è distaccato dal suo passato, ma non vi è proprio rimasto fermo. D’altro canto, non è in grado di superare la sua ansia e di prendere decisioni ferme per il futuro». In “Key house mirror” il danese Michael Noer affronta il tema della morte e del suo rifiuto. Questo può emergere forte e caparbio anche a dispetto dell’anagrafe. In fondo, chi decide il momento in cui la vita comincia a tramontare?
La sezione “Cinema e realtà” tratta invece temi sociali e storici. Il documentario “Sarà perché ti odio” di Filippo Soldi parla di omosessualità, dando voce agli omofobi e alle loro vittime,  “la Grecia è vicina” racconta l’attuale situazione del Paese.
Infine, il ricordo/omaggio a Mario Verdone. Il Festival del Cinema Europeo assegna infatti il premio intitolato al padre dell’attore e regista Carlo Verdone. A disputarsi la vittoria, “Perfidia” di Bonifacio Angius, “Last summer” di Leonardo Guerra Seragnoli e “Più buio di mezzanotte” di Sebastiano Riso. «Mio padre è stato un grande docente e da sempre un allenatore di giovani registi quindi per noi è stato naturale pensare di istituire un premio per ricordarlo, pensando ai giovani autori che si siano distinti con l’opera prima nell’ultima stagione cinematografica. Siamo arrivati ad una triade di finalisti ma sarebbe potuta essere anche una cinquina perchè quest’anno c’erano molti film interessanti».
 


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