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NUOVI CORDONI… OMBELICALI


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Pubblicato da: Categoria: CULTURA

22
APR
2016
Quando, qualche anno fa, il direttore diede il titolo “Istantanee” allo spazio occupato dai miei scritti, ne fui felicissima. Mi ritrovavo appieno, mi sembrava di specchiarmi in quella parola, inoltre mi piaceva il suono e l’effetto propriamente estetico e grafico delle lettere che si succedevano per formarla. Era proprio così: i miei pensieri, le mie parole, le mie riflessioni, le mie emozioni, erano spesso scaturite in un attimo, da uno sguardo, una parola, una frase letta, una notizia ascoltata, un vissuto che poi si concretizzava sempre più, diventava ricerca, considerazioni, bisogno di documentarsi, esigenza di scrivere.
Parlando alle nuove generazioni, non si perde occasione di dire loro che devono usare in modo equilibrato la rete, che devono stare attenti a non cadere in questa nuova, subdola, dipendenza.
Secondo i crescenti studi condotti in tutto il mondo sull’argomento, il “keichu”, come è stato definito in Cina il fenomeno sociale della dipendenza dal cellulare, è un problema che colpisce principalmente i giovani.
Per loro, per aiutarli a comprendere il problema, si citano psicologi, studiosi importanti che hanno dimostrato quanto sia fondamentale il contatto umano, il tempo dedicato all’altro “face to face”, alla lettura, ad interessi culturali, ma anche manuali, al contatto con la natura, financo al sano ozio dei latini. Molte scuole, negli ultimi anni, propongono incontri con esperti, proiettano video e danno vita a progetti su queste problematiche, non ultimo il tanto pubblicizzato, anche in TV, Generazioni Connesse, coordinato dal Ministero della Pubblica Istruzione e co-finanziato dalla Commissione Europea.
Tutto questo perché le nuove tecnologie siano supporto alla vita dell’uomo, e  non diventino causa di nuove malattie, di “originali” forme di solitudine e dipendenza. Purtroppo, infatti, si assiste  all’incremento di casi di quella che, in alcuni paesi, è già diventata una “malattia sociale” e che è stata definita “telefonino-dipendenza”, “cellularomania” o “cellulare-addiction”.
Non molto tempo fa, abbiamo citato Umberto Eco e anche il filosofo Bencivenga, riportando il loro  autorevole parere  su questi argomenti.
Si parla di utilizzo positivo e consapevole, i genitori invitano più volte i figli, anche piccoli, a usare poco il cellulare o i tablet,  ma sono pronti a metterli nelle loro mani quando hanno l’esigenza che stiano buoni, fermi e tranquilli per molto tempo. L’incoerenza nelle scelte e nei comportamenti ha conseguenze deleterie in ambito educativo.
Il racconto di un’insegnante, il suo vissuto è stato quell’attimo, l’istantanea che ha fatto scaturire e ha permesso a questo articolo di prendere forma: gita di fine anno e fine ciclo di scuola primaria  per tanti bambini. Attento esame sulla necessità di portare il cellulare. Analisi dettagliata di pro e contro: ampia vittoria dei contro.
Comunicazione ai giovanissimi studenti con tutte le motivazioni che hanno portato alla scelta: 1) porterebbero inevitabilmente al gioco solitario a discapito della socializzazione, del parlare, conversare, cantare, raccontarsi barzellette; 2) chiamate che distrarrebbero dal seguire quanto detto dalla guida o dall’ osservazione di opere d’arte e di tutto quello per cui si è scelto quel luogo; 3) poca attenzione a seguire le indicazioni del docente, soprattutto in  attraversamenti e  spostamenti vari; 4) evitare distrazioni che inducano a non essere “in sicurezza”; 5) ripetersi di quell’ esperienza, nella quale lo smarrimento di un cellulare  costrinse l’intero gruppo alla ricerca, con conseguente “salto di programma” , museo non visitato, telefono non trovato.
I ragazzi hanno compreso, alcuni con un’espressione un po’ seria, ma tutti hanno ritenuto valide le motivazioni, anche perché erano assicurate da parte del docente le comunicazioni importanti alle famiglie.
E’ stato il ritorno a casa, racconta la maestra, che ha immediatamente generato sul gruppo WhatsApp  dei genitori una ribellione senza precedenti: era inconcepibile stare fuori, una giornata intera, senza cellulare!
Secondo uno studioso, molti genitori ritrovano nel telefonino una risposta al proprio bisogno di restare costantemente presenti nella vita dei propri figli, adoperando il cellulare come ciò che è stato definito un “guinzaglio telematico”.
Anche questa volta l’affermazione del Piccolo Principe risulta essere quanto mai profetica, era il 1943,  e appropriata: “ I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”.
 


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