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Incontri/ Quando la poesia grida la verità

Pubblicato da: Categoria: Cultura

30
GIU
2016
Nelle parole incandescenti del nostro essere umani, palpitanti e vivi prende forma l'Io poetico di Claudia Piccinno. Le sue liriche creano evanescenti atmosfere che  armonizzano il canto della poesia, l’intensità si snoda attraverso l’energia dirompente  e la vitalità che apre squarci nell’abisso del proprio sentire. 
 
Una poesia che si manifesta vera, onesta e nuda da finti orpelli come la voleva Umberto Saba, aderente allo spirito, senza falsità. Nella silloge di Claudia Piccinno “Ragnatele Cremisi – concentriche memorie” (Edizioni la Lettera Scarlatta) compaiono 58 componimenti che trattano tematiche storiche come la resistenza partigiana o la Shoah alle quali si intrecciano vicende personali e tematiche civili  di spessore, come il disagio sociale di certe realtà calpestate, "le spose bambine" e "i bambini soldato", temi  che gridano il bisogno di essere ascoltati da un mondo cinico.
Le sue liriche sottolineano l'importanza di lottare ogni giorno per la verità, la dignità delle persone, la giustizia sociale, il rispetto della vita, il disprezzo degli orrori, delle ingiustizie, dei microolocausti di ogni giorno, cercando di restare umani. Ovunque e verso chiunque.
Altra sua fatica letteraria è la silloge poetica "Il soffitto. Cortometraggi d'altrove", che  ha riscosso numerosi riconoscimenti.
 
Partiamo con una domanda che ravviva il fondo dell'anima di ogni poeta: cos'è l'esperienza della poesia per Claudia Piccinno e cosa significa fare poesia oggi?
《L’esperienza della poesia è un atto creativo che nasce come intuizione e ci riporta agli archetipi della lingua, la poesia per dirsi tale non può prescindere dalla sonorità, il suono infatti aggiunge alla parola poetica una connotazione semantica che la distingue dalla prosa (qui, più che altrove, Lettore, se vuoi capire, cerca delle rime sparse il suono... scriveva Dante).
Il fare poesia oggi è per me un atto di testimonianza, una forma di resistenza alla barbarie e alla omologazione a cui ci costringe la società globalizzata. In tal senso assume quasi un valore profetico (da pro-fezia dire bene) perché dice a favore dell’unicità di ogni individuo》.
Quando è nata in lei l’esigenza di affidare alla scrittura i suoi pensieri  più profondI? Secondo il suo sentire, la poesia è una via per ribellarsi e sfuggire a una realtà alienante ed effimera, oppure è un modo per andare incontro al reale lasciando emergere la parte più pura di sé, che è vero spirito?
《Scrivo da sempre, anche se ho iniziato a pubblicare solo nel 2011, la scrittura in genere ha una funzione catartica e si sperimenta anche come terapia in alcuni reparti ospedalieri o gruppi d’aiuto, ma la poesia merita un discorso a parte, essa deve farsi gesto concreto di incontro, mediatore di pace, ponte tra l'io e l'altro, non rientra nella letteratura d'evasione, essa ci riconcilia con il nostro io interiore e solo conoscendo le nostre fragilità e i nostri punti di forza possiamo empatizzare con l’altro e porci in ascolto, la poesia alimenta l'arte dell'ascolto e la spiritualità dell’essere umano, e consente di restituire voce a chi non ne ha》.
Il suo senso poetico si rispecchia anche nella scelta dell’immagine di copertina della silloge poetica "Il soffitto. Cortometraggi d'altrove", è raffigurata la splendida diva del cinema muto hollywoodiano Gloria Swanson che rimanda  ad altri tempi e ad eroine piene di fascino, allo stesso modo "Il  soffitto" è per lei  lo schermo su cui scorrono cortometraggi d’altrove,veri fotogrammi di realtà in successione, del resto la vita non è forse questo?
《Devo il suggerimento dell’immagine alla moglie del  mio editore, la scrittrice Antonella Griseri che peraltro ne ha curato l’editing, comprendendo pienamente lo spirito de Il soffitto, non solo schermo cinematografico su cui i ricordi si alternano a scene del quotidiano e alle proiezioni dei desideri, ma anche siepe leopardiana da travalicare per ritrovarsi altrove, confidando in una migliore risoluzione della pellicola》.
In “Ragnatele Cremisi" (Edizioni la Lettera Scarlatta)  sono presenti  58 componimenti che trattano tematiche storiche come la resistenza partigiana o la Shoah alle quali si intrecciano vicende personali. Lei  parte dall’io più intimo per  raggiungere con le parole i dolori del mondo. Le sue liriche sembrano voler  sottolineare l'importanza di lottare ogni giorno per la verità, la dignità delle persone, la giustizia sociale, il rispetto della vita, il disprezzo degli orrori, delle ingiustizie, dei microolocausti di ogni giorno, cercando di restare umani. Ovunque e verso chiunque, è così?
《Restare umani è il mio imperativo categorico, ben consapevole che l’umanità comprende la sua dose d’imperfezione, ma per lo meno con le intenzioni di una perfettibilità da conseguire, con la consapevolezza che occorre restare autentici, fedeli ai valori che ci hanno tramandato. Abbracciare e condividere i dolori del mondo ci ricorderà che l’arte di perdere conta più dell’arte di vincere, perché ci insegnerà a migliorarci, a non dare nulla per scontato e a porgere una mano a chi soffre》.
Vinícius de Moraes scriveva “La vita è l’arte dell’incontro”, spesso anche avvicinarsi alla poesia richiede un incontro in grado di  tracciare una via  e la scelta. Quanto sono stati importanti gli incontri e le affinità elettive nella sua vita e nella sua attività poetica?
《Nella mia vita ogni incontro ha lasciato il segno, soprattutto quelli con i docenti dell’Istituto allora Magistrale Siciliani di Lecce, in particolare ricordo il prof. Luigi Camassa che mi trasmise l’amore per la poesia. Non meno importanti sono stati gli incontri con la gente comune, soprattutto negli ospedali, a scuola, nei posti in cui ho vissuto.
Quanto alla mia attività poetica, gli incontri più belli li ho fatti leggendo i versi altrui, dalla Dickinson alla Szymborska, da Hikmet a Kavafis per citarne solo alcuni.
Poi ci sono le cerimonie dei premi letterari, dove a volte si conosce qualcuno che comprende la tua lingua e non ambisce a sottrarti il trofeo, ma a mettersi alla prova e a confrontarsi su alcune tematiche》.
Se  dovesse scegliere dei suoi versi in grado di rappresentarla  o ai quali si sente profondamente legata, quali sceglierebbe?
《Esitante e guardinga\nell’incedere randagio\solco i mari della memoria e aspetto\ch’un volto si affacci\al davanzale di Dio》.
Progetti per il futuro?
《In estate parteciperò a qualche reading poetico nel Salento e in Basilicata, a settembre sarò a Trento in un caffè letterario a presentare Ragnatele Cremisi insieme alla giovane Giulia Zambonelli che presenterà il suo libro per ragazzi e insieme parleremo d’infanzia.
Sono inoltre proiettata in alcuni studi di traduzione poetica, ma conciliare il mio lavoro d’insegnante e i ritmi familiari con i miei probabili meeting all’estero non sarà facile. Ridurrò le mie collaborazioni come membro delle giurie letterarie, perché è un notevole dispendio di tempo e di energia e perché non voglio incorrere in “conflitti d’interesse”, ma manterrò quelle con le  riviste letterarie (Il Porticciolo, Il Centro Studi Lunigiana Dantesca) e i blog degli amici (Quarto Tempo e l’e-magazine L’accento di Socrate)》.
C’è una pagina nel suo blog dedicata alla solidarietà e ho letto in rete che lei è stata presidente di giuria a entrambe le sezioni del concorso “Dai tuoi occhi alla matita”. Ci vuol dire qualcosa in più?
《Il concorso è un’iniziativa della no profit “Con gli occhi di Geggio”, con sede a Lecce, ma operante in tutto il territorio nazionale, trattasi di un premio gratuito, rivolto ai piccoli pazienti dei reparti oncologici e che vuole ricordare la grande passione di Geggio per le matite. Geggio è il diminutivo di Giacomo, di lui scrivo in ogni libro, già nel volume La sfinge e il Pierrot (Aletti edizioni 2011), e gran parte dei proventi delle mie serate poetiche concorrono alle spese dell’associazione.
Geggio non è più tra noi, ma il suo sorriso non mi abbandona mai. E’ incredibile quanto si apprende da un bambino ammalato di cancro.
Sono inoltre socia di Africa solidarietà onlus, con sede ad Arcore e in futuro mi adopererò più concretamente anche per promuovere i progetti di quest’associazione, poichè sento forte la necessità di garantire istruzione e cure nei Paesi meno fortunati e perchè credo fermamente al dialogo interreligioso e interculturale come trait d’union tra le genti》.
 


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