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Taranto/ LA CITTA´ VECCHIA E LA SUA STORIA LUNGA 150 ANNI

Pubblicato da: Categoria: Cultura

9
NOV
2017

Pinuccio Stea, formidabile scrittore tarantino, ha presentato il suo ultimo lavoro: si riaccendono i fari sulle fondamenta di una civiltà che ha ormai perso le sue origini

La città vecchia di Taranto, un quartiere che ha subìto l’onta dell’emarginazione a causa del degrado conseguente ad un vandalismo senza pari. Ma anche l’assoluto abbandono da parte delle amministrazioni di Taranto,  a più riprese, hanno reso sempre più ghetto, negli ultimi centocinquanta anni, quest’isola bella ma maledetta.
Occorre trovare le sinergie necessarie per ripopolare questi luoghi con una politica fattiva, abile al rifacimento e alla sanatoria. "Rigeneriamo ciò che abbiamo”, questo è lo slogan adottato da Pinuccio Stea.
“Ricostruire la storia di Taranto dalla Unità d’Italia sino ai giorni nostri non è impresa semplice né storiograficamente facile. È innanzitutto complessa la struttura della periodizzazione perché Taranto, come altre città del meridione, ha subito non poche traversie per liberarsi di un passato preindustriale e per avviarsi in una fase che potremmo definire non moderna, ma contemporanea1. Sì, la contemporaneità è una questione storiografica rilevante perché richiede un utilizzo delle fonti diverso rispetto alla ricostruzione dell’“antico” e del “moderno”. Come afferma C.L. Becker “la realtà storica è continua e, infinitamente complessa, e i freddi fatti, in cui si pensa di poterla scomporre, non sono fette materiali di realtà, ma solo aspetti di essa. La materialità della storia è sempre scomparsa, e i fatti della storia, qualunque cosa fossero un tempo, sono solo immagini ideali o quadri che lo storico compone per comprenderli. E come si formano queste immagini? Non certo dalla realtà direttamente, perché questa ha cessato di esistere. Essa, tuttavia, ha lasciato qualche traccia, e sono proprio tali tracce che ci aiutano a costruirne l’immagine”2 .
Tracce e immagini, dunque. Ebbene il volume di Pino Stea è un continuo saltellare tra le tracce e le immagini, le prime con le loro oggettività, le seconde con le loro suggestioni. Se le tracce hanno il carattere della profondità storica, le immagini, come delle cartoline d’epoca, sfumano la realtà e ci restituiscono la trascendentalità del presente, quel presente in cui siamo immersi e di cui stentiamo a riconoscerne tratti e perimetri.
Il percorso ricostruttivo di Stea è quanto mai valido non solo per gli amanti della storia tarantina, ma lo è anche, se non soprattutto, per la formazione della coscienza civica dei giovani e non, in questo momento particolare della storia del capoluogo jonico. Taranto “tra scelte contraddittorie, tentativi di rivitalizzazione, crolli a ripetizione  e “concorso di idee ”, come Stea, appunto, chiude il suo tracciato storico, si trova di fronte a scelte importanti, forse definitive per il suo futuro prossimo venturo e Stea condividendo con Marx la diffidenza per quella che definiva, contro gli epigoni del grande socialismo utopistico, "l'osteria dell'avvenire", richiama alla consapevolezza di non poter prefigurare tutto e avverte che è solo possibile abbozzare talune istanze e idee. In questa prefigurazione la storia, pur non ambendo ad essere “maestra”, sollecita la riflessione e induce a guardare al passato per comprenderne fatti e vicende, ma soprattutto idee che carsicamente lasciano il segno. Sì, dalla propria storia non si può “uscire”, ma nella storia si può “rientrare”. Ed è con studi come quello di Pino Stea che si può dare senso e significato all’essere presenti nella storia della propria città per conoscerne le sue profondità e per ipotizzarne scenari futuri carichi di speranza non perché illusori, anzi perché fortemente realistici e sostenibilmente percorribili”. Riccardo Pagano.
Un libro da leggere tutto d’un fiato per poter sperare. Tanto, a Taranto, è rimasta solo la speranza, in tutti campi, in tutti luoghi, in tutti i mari.



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