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Verso i Riti della Settimana Santa / I VOLTI DELLA PASSIONE INCANTANO I TARANTINI

Pubblicato da: Categoria: Cultura

9
FEB
2018
Circa diecimila i visitatori della mostra allestita nella Chiesa del Carmine. Anche iniziative parallele come i convegni e il concerto di marce funebri
Nei primi quattro giorni del mese corrente nella Chiesa della Madonna del Carmine, nel centro umbertino di Taranto, a cura della omonima Arciconfraternita si è tenuta una interessante mostra tematizzata su: “Facies Passionis”. Per l’occasione nella Chiesa non sono stati celebrati i riti sacri, ma la stessa ha ospitato quasi 10 mila visitatori che sono rimasti letteralmente incantati dal fascino proveniente dalle dieci statue rappresentanti i “Misteri della Settimana Santa” pugliese.
Si è trattato di grandi e piccoli, di uomini e donne attratti dal fascino, dal plasticismo e dall’espressività dei sacri simulacri che sembrava che parlassero ai loro occhi e ai loro cuori perché in maniera artistica e straordinaria sono riusciti ad esprimere il dolore di Cristo morente e morto, della Madre Maria, in tutte le sue espressioni del dolore e, in qualche gruppo statuario, anche della gente al seguito del Calvario di Cristo.
Si tratta di dieci statue provenienti dalle confraternite di Noci, Molfetta, Valenzano, Bari, San Severo, Bitonto, Molfetta, Mottola, Manduria e, naturalmente Taranto.
Le statue sono quelle della processione dei Misteri del Venerdì Santo e rappresentano i momenti della Passione di Gesù: l'orto degli ulivi, il calvario, la crocifissione, il sepolcro. Realizzate prevalentemente in cartapesta risalgono in molti casi al 1700, 1800 e primi del '900 e portano la firma di artisti come Giuseppe Manzo, Salvatore Sacquegna, Gregorio Palmieri e Antonio Maccagnani.
Per quanto attiene i dieci gruppi statuari particolare interesse ha suscitato quello della Deposizione, quello di Cristo alla Colonna tutto in legno, il Gruppo statuario di Valenzano, che richiama quelli di Siviglia; a Valenzano sono circa 50 i gruppi statuari che danno vita alla processione dei Misteri del Venerdì Santo e sono proprietà delle singole famiglie. Tale tradizione si rifà al 1665 quando Valenzano fu risparmiata dalla peste. Bellissimo anche il Cristo Morto adagiato non in un’urna ma in una culla dorata che in alcune parti finisce per avere anche l’aspetto di una nave. 
Non è stata soltanto la mostra al centro delle attenzioni dei tarantini, ma anche l’interessante convegno di studi sullo stesso tema, unitamente ad un concerto di marce funebri relative alle città che hanno contribuito per fare di questa esposizione un vero evento. 
A coronamento di tutto ciò è stato pubblicato un interessante  catalogo, edito da Mandese, composto da un gruppo di confratelli del Carmine e con una introduzione da parte del Priore della stessa Confraternita, Antonello Papalia, e del padre spirituale, mons. Marco Gerardo.
Un capitolo riguarda la cartapesta e i cartapestai. In ciascuno dei dieci capitoli molto interessante risultano il commento artistico dell’opera, la storia della Confraternita e brevi notizie su ciascuna delle dieci città.
Molto interessante il convegno di studi che si è svolto il 2 febbraio all’Università Aldo Moro sul tema: “L’arte veicolo di fede tra mecenatismo e pietà popolare nell’Italia Meridionale” dal ‘600 ai giorni nostri”. Le brillanti relazioni sono state tenute dai professori Eugenio Imbriani e Letizia Gaeta dell’Università del Salento, dal prof. Antonio Basile, docente presso l’Accademia delle Belle Arti di Lecce e da Don Francesco Martignano dell’Istituto Teologico di Molfetta. Tutti hanno evidenziato il passaggio epocale dalla pietà popolare di ieri a quella di oggi e così le statue in cartapesta, gli ex voto e le edicole votive da arte povera sono state promosse, come era giusto che fosse, ad arte di alto livello.
In conclusione la pietà popolare e la sua artistica espressione presente nella cartapesta, nel legno e nelle processioni, hanno concordato i quattro relatori, va salvaguardata perché patrimonio di un popolo. 


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