MENU

Segnalibro/Torino-Martina Franca, il ritorno

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

10
MAG
2018

Nelle sue pagine, Francesco Bellopede vi invita in un viaggio sul treno con la valigia di cartone: quella di un giovane, disoccupato e meridionale, con in tasca una laurea in Lettere

Stavolta il professor Francesco Bellopede, Franco per gli amici, l’ha fatta grossa: dopo aver dedicato molti anni della sua vita a raccontare la bellezza del mondo contadino martinese e dato alle stampe ben otto libri, ha compiuto un prodigioso balzo geografico e temporale  – roba da Star Trek – trasferendo i suoi (non pochi) estimatori addirittura a Torino, anni ‘70. Praticamente l’iperspazio con destinazione finale la Detroit italiana, sobria depositaria di una fetta consistente del capitalismo nazionale del secolo scorso; oltre che indiscussa reginetta di una infinita litania di studi socio-antropologici che hanno offerto ogni possibile interpretazione del fenomeno migratorio. Messa in questi termini la questione di raccontare questo romanzo sembrerebbe facile, troppo facile, già a partire dalle prime informazioni di copertina: un treno pronto a partire in una stazione deserta e, in primo piano, lei! L’immancabile valigia di cartone piena di speranze, co-protagonista di tutte le storie di vita che, compattate in scontati modelli demografici, dovrebbero offrirci un quadro complessivo di quegli anni. Dimenticate questo comodo clichè perché Franco Bellopede vi sta invitando, col suo stile garbato, a sedervi accanto a lui sul sedile di quel treno e vi sta pure offrendo un passaggio di ritorno sulla sua mitica Fiat 600 lungo la tratta Torino-Martina Franca. Quello che il libro contiene tra questi due apici – andata e ritorno - è la biografia romanzata di un giovane, disoccupato e meridionale, con in tasca una bella laurea in Lettere, prezioso salvacondotto verso la dignità del lavoro, della famiglia, dei propri valori. In questa storia di tenacia invincibile, in cui le radici e l’imprinting sono praticamente onnipresenti, emerge anche – senza asfissiare la trama delle vicende anzi con una laica leggerezza che è tutta merito dell’Autore – la Divina Provvidenza che ha spinto gli avvenimenti verso un lieto fine tutt’altro che scontato. Il Ritorno è comunque una storia di crescita, un fattore che Francesco Bellopede misura con il costante confronto tra due realtà distanti anni-luce: la semplice realtà contadina, basata su valori forti e consolidati, deve rivaleggiare – e soprattutto vincere – con la sobria metropoli sabauda organizzata ed evoluta. Ci vuole coraggio, molto coraggio, e tanta fiducia nei propri mezzi unita ad un pizzico di caparbietà che mescolati in un prodigioso cocktail antropologico accendono la magia della martinesità. E allora non c’è n’è per nessuno. Infatti, il nostro giovane professore non solo è molto preparato ma lascia anche grandi sacche di nostalgia ogni volta che si deve separare da una classe per transitare in un’altra a causa delle graduatorie ballerine.  Niente può fermare quest’uomo dallo stile misurato e gentile che ha fatto dell’umiltà e del rispetto la sua seconda pelle. Soprattutto quando entra in scena la sua Ninetta, l’adorata compagna che lo segue a Torino dopo averlo sposato per diventare il baricentro della sua esistenza. Aumentano le responsabilità e aumentano le energie: per sostenere con dignità il matrimonio (e l’altissimo costo della vita torinese) il nostro arrotonda lo stipendio dando una mano – durante il weekend - ad un amico piastrellista (anche lui di origini meridionali). Si batte come un leone, anzi no dovremo citare l’infaticabile ciuccio martinese per rendere l’idea, per raggiungere i suoi obiettivi. La cornice ideale per sostenere questa avventura è, inevitabilmente, quella degli amici che nella maggior parte dei casi sono ottimi meridionali in trasferta. E tra essi, sin dalle prime pagine, molti martinesi e qualche parente: tutti fondamentali per affrontare la trama sociale torinese, elegantissimo formicaio a camere stagne spesso non comunicanti tra loro. Le cronache dell’immigrazione torinese narrano di una comunità pugliese che ha fornito più manovalanza di tutte le altre grazie al suo fitto sistema di relazioni: la Little Cerignola autentica enclave pugliese in Piemonte. Martina non fu da meno e questo bellissimo libro restituisce perfettamente quei fotogrammi di vita in cui solidarietà/alterità rappresentano le sfumature più belle. E così, mentre Francesco Bellopede (e Bertonieditore) si godono il meritato successo, le persone che lo stimano già si chiedono dove lo porterà questo nuovo sentiero letterario intrapreso per amore della scrittura e della letteratura.  Scommetto pizza&birra sul prossimo romanzo!



Lascia un commento

Nome: (obbligatorio)


Email: (obbligatoria - non sarà pubblica)


Sito:
Commento: (obbligatorio)

Invia commento


ATTENZIONE: il tuo commento verrà prima moderato e se ritenuto idoneo sarà pubblicato

Sponsor