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Martinasanremo/Eleganza, emozioni e un cafone di Cellino San Marco

Pubblicato da: Categoria: Eventi

11
FEB
2015

Elegante e sobrio come il suo direttore artistico e conduttore, il Festival di Sanremo è entrato puntualmente per la 65° volta nelle case degli italiani e diciamo la verità, anche in quelle di chi: “io Sanremo? Mai visto.”

Di eleganza negli abiti ce n’è stata tanta anche se qualcosa non ha funzionato a dovere tipo il giallo canarino del vestito indossato da Chiara, che un uccellino lo è solo vocalmente parlando, e il primo abito di Arisa (vestita dal giovane stilista siciliano Daniele Carlotta) che ha fatto pensare a un improvviso cedimento della naturale balconata della quale la cantate è abbondantemente dotata.

Tra le “tre grazie” che accompagnano Carlo Conti, che non ha tradito la minima emozione dando l’impressione come se sul palco dell’Ariston ci fosse nato, meglio Arisa, artista non da mezze misure “o la ami o la odi” (io ho sempre optato per la prima ipotesi), che la “sposa” Emma Marrone (poverina, si sono accorti troppo tardi che aveva grosse difficoltà a leggere il lontano “gobbo”) o la scenografica Rocio Munoz Morales nel ruolo appendino per gli abiti di Armani Privè.

Di emozioni vere, intense, una sola: il ricordo di Pino Daniele.

Quando Alessandro Siani ha smesso di fare il “giullare”, dove volesse andare a parare lo si è capito subito, come nel più elementare dei 2+2. “Come sarebbe bello se iniziassimo a pensare che l’amore non sia la cosa più bella del mondo, ma il mondo sia la cosa più bella dell’amore.” Un comico napoletano che parla d’amore con le immagini di piazza Plebiscito che scorrono alle sue spalle, non poteva avere come destinazione finale altri se non Pino Daniele.

A macchiare di sugo il “vestito buono” della prima serata, ci ha pensato un cafone di Cellino San Marco che prima ha utilizzato il palco come se fosse stato l’aia del suo podere (in un vestito 4 taglie più piccolo si è esibito in maniera ridicola in flessioni che stavano per farlo scoppiare) e poi ha ricordato a una più che contrariata Romina Power (alla quale rivolgo una domanda: Romina, perché?) tutte le volte che l’aveva fatto “cantare” nelle aule dei tribunali.

Eleganza nelle canzoni? In un solo caso: “Io sono una finestra” scritta da Grazia Di Michele (insieme a Raffaele Pietrangeli) per Marco Corruzzi (che tutti conoscono come Platinette) che l’ha cantata con lei non in maniera eccelsa, in fondo non è il suo mestiere, ma con tutta la forza e la determinazione che può racchiudere la scelta di essere se stessi.

Foto: Raffaele Raguso

 

 



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