MENU

Teatro / "In principio era un buco", come erano i ragazzi degli anni 80 al San Paolo di Bari

Pubblicato da: Categoria: EVENTI

24
LUG
2019
Si intitola IN PRINCIPIO ERA UN BUCO, ed è un racconto teatrale, in forma di narrazione, sulla vita da adolescenti al quartiere San Paolo di Bari, a cavallo degli anni 80. Il tutto visto con gli occhi di un uomo che ritorna nel quartiere che ha lasciato da ragazzo e dove ritrova la sua storia.
Il racconto, contestualizzato nel momento storico e politico, condito con le espressioni tipiche del dialetto e accompagnato dalle canzoni di quel periodo, è stato scritto, diretto e interpretato da Luigi di SARIO, foto di Nicola Pellegrino.

Un progetto teatrale e fotografico che verrà presentato il prossimo 31 agosto all'interno del Castello di Sannicandro di Bari.

Un uomo, torna nella sua terra d’origine, nel rione dove è nato alla periferia di Bari: il quartiere San Paolo. Ha la metà dei capelli dell’infanzia e qualche amaro disincanto. I luoghi dell’adolescenza sono carezze per la cura della propria anima. Rappresentano il mondo di una memoria lontana che sostiene, nel contempo, la necessità ancestrale dell’uomo di tornare a se stesso. Sempre al punto di partenza.

E allora il grattacielo, la chitarra, il recinto che racchiude le case popolari, il campetto di calcio senza erba e con molti sassi e un buco in una ringhiera sopra il muretto sgretolato fatto di mattoni raccontano la nostalgia dei posti antichi e di amicizie giovanili quando ci si divertiva con semplicità, lontani anni luce dai social network, e dalle teste perennemente piegate all’ingiù a guardare il cellulare.

Il Quartiere San Paolo chiamato anche CEP (Centro Edilizia Popolare), nasceva alla periferia nord-ovest di Bari, a seguito della speculazione edilizia voluta dalla DC ed iniziata nel 1962. Molte zone della città (in particolar modo quelle che godevano di pessima reputazione, come Torre Tresca e San Girolamo) furono sradicate dal territorio d’appartenenza per essere trasferite successivamente al San Paolo. Questo tipo di modernizzazione selvaggia e senza sviluppo creò in breve tempo sacche di disagio che sfociarono nel fenomeno della delinquenza e della micro-criminalità. C’erano pochi centri di aggregazione sociale ed il quartiere, ben presto, si guadagnò la cattiva reputazione di zona malfamata, da cui tenersi lontani.

I giochi intanto erano praticati per strada e stimolavano la fantasia dei più piccoli. Un-due-tre-Stella, Nascondino, Strifone, Muffa, Staccio, Razzo, Sguincio, Lo schiaffo del soldato, I tappi di Rame, U vrruzz (la trottola) Palla Avvelenata, Palla Prigioniera, il Carruccio, le biglie, Une mond la lune…

Erano tutti divertimenti che si facevano in gruppo, densi di grande spontaneità.

Nonostante i buchi nella ringhiera sempre divelta, il recinto era un’oasi felice, un luogo protetto che riusciva a tenere la delinquenza lontana dai confini della genuinità di quei ragazzi che provavano a crescere nella vita con coraggio, altruismo e fantasia.

L’uomo adesso guarda il buco da dove tutto era cominciato.

Una volta, quando era piccolo, passava attraverso quella feritoia per andare a giocare “a pallone” sul vicino campetto di terra e sassi, mentre a Radio Luna International passavano le canzoni della Rettore e Stella Stai di Umberto Tozzi.

Erano gli anni 80.

E la sua adolescenza è rimasta là.

In una dimensione parallela, che adesso lui guarda come si guardano le stelle. 

 



Lascia un commento

Nome: (obbligatorio)


Email: (obbligatoria - non sarà pubblica)


Sito:
Commento: (obbligatorio)

Invia commento


ATTENZIONE: il tuo commento verrà prima moderato e se ritenuto idoneo sarà pubblicato

Sponsor