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Chi ha paura dei veg

Pubblicato da: Categoria: La mia tazza vegana

26
GEN
2017

Il dibattito tra le parti è feroce e molti fanno di tutto per screditare quella che considerano una moda e perdipiù dannosa. In realtà le cose stanno diversamente: rinunciare alla carne o anche solo ridurne la quantità ha effetti benefici per noi e per l'ambiente

Non stupisce, in tempi come questi, costellato da parole come bio, vegan, eco incollato a qualsivoglia prodotto, che una nota testata giornalistica abbia voluto dare spazio a opinioni dissenzienti rispetto alla “moda” del momento, quella vegana. Questa volta a parlare negativamente del veganesimo è la vegana pentita Keith Lierre, scrittrice, nonché sostenitrice della lotta alla violenza contro le donne.
Nella premessa del suo monologo afferma che in fondo le idee alla base della scelta vegana e vegetariana non siano sbagliate e che, una volta convinti che anche il benessere animale, della terra e degli altri esseri umani vada salvaguardato, costoro entrino a far parte di un “giro” che attribuisce loro una “identità vegana”.
In questo concetto di identità vegana è racchiusa una forte ideologia politica, in cui non si permette di far entrare nuove informazioni, perché tutto ciò che è in contraddizione è bannato, percepito come una lesione alla propria identità, non condivisa, non accettata. L’identità di cui parla è “fondamentalista”, si possiede nelle proprie mani la verità e, a ragione di ciò, i vegani sembrano costantemente in lotta col mondo, mostrando un atteggiamento rabbioso. Il motivo di tale rabbia? Secondo Lierre è la dieta stessa. In buona sostanza senza carne si diventa aggressivi! (la carne sembra essere la risposta ai mali del mondo!).
Battute a parte, siamo seri. Le persone, diventano vegane perché pensano che aiuti la loro salute, quella degli animali e il Pianeta, ma nulla di ciò sembrerebbe essere vero, sempre secondo K. Lierre.
Pur mantenendo una speciale predilezione per le parole, adesso diamo voce ai numeri. Negli anni, la scelta vegetariana e vegana di milioni di persone, o anche semplicemente la riduzione di carne e pesce nella loro dieta quotidiana, ha contribuito a migliorare le condizioni di vita umana e a salvare quella animale; infatti, per soddisfare la richiesta giornaliera di chi consuma carne in grande quantità vengono prodotti ben 7,2 kg di Co2 a persona, pari al doppio di quelli necessari per la dieta vegana (2,9 kg) e vegetariana (3,8 kg). Sono 69 kg di Co2 emessi per la produzione e la lavorazione della carne bovina a cui seguono i circa 64 kg per la lavorazione e produzione della carne degli ovini. Di contro vediamo che per 1 kg di fagioli la Co2 emessa è 0,8, e soli 0,4 kg di Co2 per la produzione di patate. Questi sono solo alcuni semplicissimi esempi a sostegno della tesi contraria a quella sostenuta da Lierre.
Ciò che dispiace è il linguaggio ghettizzante adoperato da Lierre per circoscrivere le ideologie vegane e vegetariane, facendo ricorso a termini come “fondamentalismo” e “identità vegana”,  nonchè pensare che si sposino queste cause inconsapevoli dei rischi, qualora vi fossero, a cui si va incontro, per mancanza di informazioni, come sostiene nella sua intervista.
Ebbene, l’accesso alle informazioni esiste, manca forse la volontà di accedervi. Considerando che il punto di vista espresso dalla donna, resta una opinione soggettiva legata alla sua specifica esperienza personale, sembrerebbe opportuno correggerla nella sua dichiarazione proponendo un altro, soggettivo, punto di vista, e permettendoci di dire che non è la dieta vegana, ma, piuttosto, è la rigidità del pensiero, o meglio, è il “fondamentalismo esistenziale”, a far male alla salute.
 



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