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Salviamole/ "LE TAGGHJATE", LA GRANDE BELLEZZA

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

21
MAR
2017

Le antiche cave di tufo sorgono a ridosso del Parco Belvedere, lungo una vasta zona compresa tra le colline di San Giorgio Ionico e Faggiano. Luogo ricco di storia e tradizione, per anni in stato di abbandono e di degrado, che va recuperato e bonificato per il rilancio del territorio

Fascino e stupore sono le sensazioni che suscitano le antiche cave di estrazione della pietra calcarea a chiunque si trovi a passare, anche per caso, dalla strada provinciale San Giorgio - Pulsano. Le tagghjate sorgono infatti a pochi chilometri da Taranto e si estendono per circa due chilometri sul fianco della collina Belvedere. Si tratta dunque di una vasta area caratterizzata da veri e propri "tagli", la cui profondità arriva anche fino a 10 - 15 metri, scavati nella roccia per estrarre tufo giallo e rivenderlo sul mercato.
Certamente lo scenario che si può mirare a tutte le ore del giorno, a ridosso del Parco archeologico Belvedere, è davvero suggestivo, e questo lo si deve più che altro alla particolarità delle cave di calcarenite, il cui tufo possiede caratteristiche chimiche in grado di assecondare il cambiamento di luce. E proprio a seconda della prospettiva, dell’orario o ancora delle condizioni atmosferiche, i sensi umani potranno godere di un seducente intreccio di colori sullo sfondo che va dal bianco giallognolo all'arancio, dall’ocra al glicine, dal grigio al nerastro.
Sotto il profilo paesaggistico, invece, il luogo è caratterizzato da alti blocchi tufacei isolati, quasi a simboleggiare delle grandi “torri” di guardia sulla cava, lasciati lì perché ricchi di fossili e poco utili da impiegare nelle costruzioni. Ed è proprio ai piedi di questi torrioni che si possono scorgere date, nomi e frasi, ossia tutte quelle tracce incise sulla roccia dagli antichi “zuccatori” - venivano chiamati così gli operai del cantiere - per lasciare un segno indelebile del loro passaggio a futura memoria.
Senza dubbio era un lavoro abbastanza faticoso il loro, giacché tutto il processo di estrazione del materiale edilizio veniva effettuato, ancora fino ai primi decenni del Novecento, manualmente e senza l’ausilio delle tecnologie che l’uomo ha tutt’oggi a disposizione. Difatti, con la sola forza delle braccia e con utensili rudimentali, si doveva scavare, tagliare e levigare blocchi di grosse dimensioni, e neppure vi erano mezzi meccanizzati e più veloci per il trasporto dei conci di pietra da un punto a un altro. Tuttavia, è così che girava l’economia in tutto il comprensorio ionico e le numerose famiglie dell’epoca sfidavano un basso indice di pil pro-capite.

È chiaro allora che tutta la “Grande Bellezza” di quel panorama assume anche una forte valenza sul piano storico e culturale, oltre che economico: basti pensare a quale patrimonio di ricchezza e tradizione simboleggia tale porzione di territorio per un’intera comunità locale, che per più di mezzo secolo si è espansa e ha sviluppato la sua economia in funzione dello stesso.
Ma la riconoscenza, a volte, non è mai troppo grande… Sedotte e poi abbandonate per lungo tempo, negli ultimi decenni, le Tagghjate - invece di essere riconvertite e reimpiegate a fini turistici quale luogo d’orgoglio della popolazione, proprio come è stato fatto in altre realtà - sono divenute discariche abusive a cielo aperto per rifiuti ingombranti e materiali di risulta, anche con evidenti ricadute negative in termini di inquinamento dell’aria e del sottosuolo.
A dire il vero, qualche timido tentativo d’intervento c’è stato con le amministrazioni che si sono susseguite durante i primi anni del Duemila. Ma la politica dei “rubinetti chiusi” imposta dai governi centrali agli enti locali ha spento tutti gli entusiasmi del momento ed è così che la riqualificazione del posto è tornata ad essere non più un punto all’ordine del giorno.
Un vero peccato! Soprattutto perché si può facilmente immaginare quanto importante può essere, a beneficio delle generazioni che verranno, fruire di un polmone verde che dà la vista sulle antistanti ciminiere sempre fumanti dell’Ilva. Quanto importante può essere per gli sportivi godere di una corsetta rilassante su piste ciclabili ben tenute e circondate da vistose piantagioni di edera che spuntano dai torrioni o, ancora, quanta attrazione può suscitare una manifestazione culturale svolta tra l’eco ridondante e i versi piacevoli della fauna spontanea. E immaginare - oltre ogni laccio e lacciuolo della burocrazia - quante aziende, cooperative sociali o associazioni private potrebbero persino operare per il bene collettivo, rivalorizzando in senso etico ed estetico una fetta di storia diversamente destinata ad agiarsi nel dimenticatoio.



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