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La democrazia della distanza e i rischi dell´autoritarismo


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

31
MAG
2018

Verrebbe da chiedersi: ma se siamo chiamati a scegliere, per poi sentirci dire che quel che ci piace non va bene, perché continuare ad esprimerci? Ed ecco che spunta il germe pericoloso dell’autoritarismo

La democrazia della distanza è quella strana forma di governo dei popoli che vede il voto e il parere della gente come la massima forma di inutile espressione di libertà. Il popolo vota, la gente sceglie, tutto appare formalmente manifestato dal basso, ma poi le decisioni vengono operate dall’alto, in direzione arbitraria e non di rado opposta alla direzione suggerita dai rappresentati. La degenerazione del rapporto tra volontà dei gruppi e dei popoli e scelte dei governi è forse uno dei problemi più urgenti da risolvere, se si tiene a conservare la democrazia rappresentativa come forma di governo delle masse.  Si sta generando la convinzione che sia tutto inutile, che siano tutti uguali, che il qualunquismo sia la forma di pensiero che meglio di ogni altra fotografi la verità dei nostri tempi. E’ un fenomeno che travalica l’ambito politico, che ormai include lo sport, la cultura e molti altri campi. Ciò che piace alla gente non riesce ad imporsi a quel che si vuole “colà dove si puote… e più non dimandare”, come avrebbe detto Virgilio, se avesse commentato i fatti dei nostri giorni.
In questi giorni due vicende mi sono apparse come la perfetta rappresentazione di questo fenomeno. Fatti apparentemente distanti e privi di punti di contatto, eppure legati da un unico filo, che è proprio quello della distanza. A Napoli l’allenatore della squadra di calcio della città ha ceduto il posto di comando, nonostante fosse un idolo per i tifosi locali. A Roma si è discusso del veto posto dal Presidente della Repubblica su un ministro di governo che parrebbe essere sgradito a qualcosa, o a qualcuno.
Indipendentemente dalle valutazioni di merito su questi fatti, che potrebbero essere molte e portare ad opinioni contrastanti, colpisce in generale un senso di smarrimento, nel vedere che ciò che sembra piacere ai molti, non riscontra il favore dei pochi. Emerge così una categoria del giudizio e dell’agire che sa tanto di paternalismo, mettendo sotto tutela l’individuo, relegato ad un ruolo minorato. E’ il trionfo della complicazione, che batte la semplicità del volere e dei sentimenti, imponendo un filtro tra ciò che si vuole e che si può. La complicazione diventa l’ombra nascosta della complessità, l’antidoto per depotenziare ogni volontà priva di sovrastrutture.
Il bello è ciò che piace, ma pare che ciò che piace non vada bene e allora diventa legittimo chiedersi: ma se sono chiamato a scegliere, per poi sentirmi dire che quel che mi piace non va bene, perché continuare ad esprimermi? Ecco, la democrazia della distanza si porta dentro il germe pericoloso dell’autoritarismo. Occorre valutare con molta attenzione lo scollamento tra basi ed altezze, perché a furia di considerare le seconde indipendenti dalle prime, si rischia di non lasciare sbocchi alla gente, favorendo forme violente di reazione. In altri termini, quando si dimentica per troppo tempo di dare ascolto ai tanti, si finisce con il costruire un potere nemico del popolo, gettando le premesse per l’eversione e lo scontro distruttivo.
Un tempo era il latinorum, oggi sono le formule di bilancio, i dogmi di un’Europa lontana ed incomprensibile, i vincoli del grigiore o i diktat dei mercati. La sostanza cambia di poco, ma non riesce ad eludere il problema. Chiunque voglia mantenere un rapporto con un popolo deve fare i conti con il dovere di rappresentarlo. Il confine tra populismo e autoritarismo, tra soddisfazione delle pulsioni più irrazionali e sistematica negazione di istanze legittime, è sottile, labile, difficile da interpretare. Nonostante tutto, stare in equilibrio su questo filo sottile è un dovere per chiunque voglia proporsi come guida, in qualsiasi ambito.



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