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TEMPO REALE/RIDATECI INDIETRO IL VASO DELLA DISCORDIA

Pubblicato da: Categoria: Attualità

8
GEN
2019

A pochi giorni dall’inizio del 2019, Eike Schmidt sembra essere già il personaggio dell’anno. Il direttore della Galleria degli Uffizi, premiato tra i dieci direttori più importanti al mondo, si è reso protagonista di tante battaglie. Richiede indietro alla sua Germania la celebre opera il “Vaso di fiori” trafugata dai nazisti

Tedesco di nascita, Eike Schmidt per l’amore e lo studio della storia dell’arte ha speso una vita tra New York, Londra e Firenze dove, dopo aver curato importanti mostre sui Medici al Palazzo Pitti, si è stabilizzato nel 2015 alla guida della Galleria degli Uffizi. Ed è proprio lì che si è distinto ed è stato persino riconosciuto dalle più note riviste internazionali del settore come uno dei dieci migliori direttori museali del mondo.
Eike Schimdt, infatti, ha fatto davvero tanto per la sua Firenze e ha diretto gli Uffizi apportando una ventata di innovazione e uno stile di gestione più moderno, con un approccio volto ad arginare l’ostacolo della burocrazia anche nel campo della cultura. Così ha potenziato le strutture per i visitatori, inaugurato nuove sale dedicate a Leonardo e Michelangelo, e aumentato il numero degli ingressi con l’organizzazione di molti concerti, proiezioni di film e mostre di ogni tipo (ben 15 nel suo mandato) chiudendo il 2018 con oltre 4 milioni di visitatori.
Ad esempio, uno dei meriti dello stacanovista direttore è l’apertura della nuova sala dedicata ai capolavori di Leonardo da Vinci, che riunisce congiuntamente in un unico ambiente con nuovi allestimenti e teche di vetro ad alta tecnologia opere come l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi e il Battesimo di Cristo, quest’ultima eseguita a due mani col Verrocchio.
Sempre questi giorni ha poi fatto il giro del mondo il selfie scattato da Schmidt davanti al Tondo di Michelangelo con il regista e i protagonisti della nota serie spagnola Netflix “La casa di Carta”, seguita da milioni di spettatori al mondo. Perciò il Professore, Berlino, Pedro Alonso e il regista Jesus Colmenar hanno certamente potuto fruire di una visita guidata d’eccezione all’interno degli Uffizi, anche tra le opere straordinarie del Botticelli o ad esempio del Piero della Francesca o ancora del Caravaggio, proprio mentre si trovavano a girare a Firenze alcune scene della terza stagione della loro serie. Un incontro, con qualche scambio di battute e l’invito a girare in futuro qualche scena anche all’interno dello stesso museo, che si è rivelata senz’altro un’operazione che darà buoni frutti in termini di promozione culturale sia verso il pubblico europeo in generale che verso un pubblico più giovanile.
Ma di sicuro la notizia che ha fatto parlare di lui nel mondo, proprio nel giorno di Capodanno, è la battaglia per la restituzione alla città di Firenze del noto dipinto settecentesco il “Vaso di Fiori”, del pittore olandese van Huysum. L’opera, infatti, fu trafugata dai soldati nazisti nel 1943 e, dopo averne perso informazioni sulla sua esatta collocazione, è stata ritrovata negli anni Novanta in Germania presso una collezione privata di una famiglia tedesca.
Un vero paradosso considerando che anche lo stesso Schmidt è tedesco e sta conducendo una vera battaglia, non certo campanilistica, accanto alle autorità e istituzioni italiane in nome della giustizia e della storia dell’arte. Persino alcuni intermediari si sono offerti di trattare con la famiglia che la detiene ma per questo è stato aperto un fascicolo in procura. Ma il Direttore non demorde e chiede quindi che la Germania abolisca la prescrizione per le opere rubate in guerra, così che possano ritornare ai legittimi proprietari: lo Stato italiano, in questo caso. E per richiamare l’attenzione, l’idea è stata geniale! L’eccentrico Schmidt ha fatto appendere all’interno del palazzo Pitti una stampa in bianco e nero del quadro con un cartello contenente la scritta “rubato”, in tre lingue, e in piccolo una didascalia in breve dell’accaduto. Non si può allora non condividere ogni singola battaglia di questo pasionario, con la speranza che rimanga a Firenze ancora un bel po’, dove sta facendo molto bene.



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