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Separazioni: che non si cada dalla padella alla brace

Pubblicato da: Categoria: Editoriale

13
SET
2018

È vero che è necessario cambiare la legislazione in merito come è anche vero che si procede per tentativi ed errori, ma il decreto legge su "Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità" presentato in Senato non è esente da punti critici nonostante la buona volontà. Si tratta di un ddl che prevede il mantenimento diretto dei figli (quindi addio all'assegno di mantenimento al coniuge), stabilisce che l'assegnatario della casa di famiglia corrisponda un canone d’affitto all’altro coniuge, e ultimo ma non ultimo - almeno per gli avvocati - impone obbligatoriamente la mediazione familiare (e nei casi di violenza?) e tempi paritetici di frequentazione dei figli (minimo 12 giorni di pernottamento) senza alcuna distinzione di età o condizioni di vita. Quindi bambini, adolescenti o neonati allattati ancora dalla madre diventerebbero come pacchi postali, spostati da una casa all'altra. La materia è troppo delicata per risolverla in maniera così facilona: Pillon, promotore del ddl, non ha tenuto conto che un genitore potrebbe avere un reddito differente rispetto a quello dell'altro e quindi i figli sarebbero costretti a fare la spola tra case e tenori di vita molto diversi, in una convivenza che in dinamiche familiari sane può anche favorire la (ri)costruzione di un rapporto, ma le cui nuove condizioni non fanno troppo sperare nell'automaticità dell'happy end. Questo decreto vuole in qualche modo tutelare la posizione dei padri pur facendolo in maniera maldestra: come farà un operaio o qualunque altro lavoratore sfiancato da un lavoro usurante a prendersi cura dei figli nei giorni a lui imposti? Riuscirà questo ddl a garantire il principio sacrosanto dei figli ad avere una vita quanto più simile possibile a quella precedente la separazione? E le donne che hanno rinunciato a qualsiasi carriera lavorativa per crescere i bambini e dedicarsi alla famiglia come faranno a reinventarsi un impiego dal nulla, mantenere i figli e pagare anche l'affitto all'ex marito nel caso più sciagurato di casa intestata a lui? Per non parlare poi della mediazione obbligatoria, buona solo quando è voluta e per le famiglie da spot ma detestabile nei casi di violenza familiare per motivi prevedibili.
Troppi matrimoni finiranno per rimanere forzatamente in piedi a causa di queste pessime prospettive, più di quanti non ve ne siano già, puntellati dalla necessità e dal rancore, con coniugi esasperati o incattiviti o anche costretti a non poter fuggire via da situazioni drammatiche. Ci perdono tutti.



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