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Scuola, si ricomincia/4 - «Studiate, è il miglior modo per valere»


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Pubblicato da: Categoria: CULTURA

15
SET
2016

Il “Tito Livio” è un liceo classico di grande tradizione. Il suo dirigente, Giovangualberto Carducci, offre uno spaccato sulla popolazione studentesca e sul contesto che li ospita, oltre a offrire una buona dose di resilienza ai docenti costretti alla mobilità.

Per meglio leggere da un punto di vista tecnico la geografia scolastica di Martina Franca abbiamo rivolto al dirigente scolastico del Liceo Classico “Tito Livio”, prof. Giovangualberto Carducci, da 5 anni alla guida del prestigioso liceo martinese, alcune domande per meglio esplicitare i numerosi aspetti positivi che contraddistinguono la realtà scolastica martinese. Il preside Carducci, sempre gioviale e disponibile, ha risposto con piacere alle domande che di seguito pubblichiamo.

Lei è uno dei più giovani dirigenti scolastici della provincia ionica e, dopo l’iniziale esperienza alla guida del “Vittorino da Feltre” di Taranto, è approdato alla guida del prestigioso Liceo “Tito Livio” di Martina Franca. Ce lo vuole presentare?
“Il “Tito Livio” è un liceo di grande tradizione, nato negli anni Venti del secolo scorso, in provincia di Taranto secondo per storia soltanto al Liceo “Archita”. È un istituto divenuto via via complesso che annovera al suo interno, oltre al primigenio indirizzo Classico, anche lo Scientifico (1960) e, quindi, il Liceo Linguistico e delle Scienze Umane. Attualmente conta 1250 studenti suddivisi in cinquantadue classi e, grazie ai docenti che vi operano e all’azione del mio predecessore Vincenzo Monaco, è polo scolastico ben integrato nell’assai funzionale sistema scolastico di Martina Franca”.
Il segno più tangibile della serietà degli studi al Tito Livio è rappresentato all’alto numero di candidati che conseguono il diploma di maturità con il punteggio di 100 e lode. Quante sono state quest’anno le eccellenze della sua scuola?
“Non so dirglielo con precisione. Con una battuta direi che ho perso il conto. Credo che abbiano avuto 100 e lode circa 25 studenti, i 100 saranno più del doppio, ma non ho l’abitudine di concentrarmi su questi aspetti. I ragazzi bravi, impegnati e solerti, sono tanti. Io (che sono tarantino e vivo a Taranto) ho un’ottima impressione della gioventù martinese e della positiva e costante attenzione di cui godono da parte delle rispettive famiglie. A scuola lavoriamo e tanto, ma non posso negare che ci è dato il privilegio di un lavoro di cesello, di rifinitura, giacché gli studenti arrivano generalmente preparati e motivati”.
Quali risultati la scuola consegue nei concorsi a livello nazionale?
“Buoni. Mi permetterà di citare alcuni casi dell’anno scolastico appena concluso: le studentesse Norma Conte, che ha vinto a livello regionale un concorso bandito dalla Repubblica Federale Tedesca, ed Elena Urso che ha vinto il Premio “Lugarà” di traduzione dal greco. Una squadra si è anche classificata alle fasi nazionali delle Olimpiadi di Matematica con un buon piazzamento. Ma posso assicurare che non sempre arriviamo primi, anche se l’impegno è sempre al massimo grado”.
Ci sono problematiche particolari attinenti ai diversamente abili?
“Nella storia del “Tito Livio” l’ingresso della disabilità è fatto relativamente recente. Quest’anno fanno parte della nostra comunità cinque studenti disabili. Le condizioni per la loro integrazione ci sono tutte: consigli di classe sempre attenti, docenti di sostegno di qualità professionale e sensibilità personale straordinaria, piena sintonia con l’équipe socio-sanitaria dell’U.T.R. n° 5 dell’ASL di Martina Franca, collaborazione franca e diretta con le famiglie, attenzione da parte dell’Ufficio Scolastico territoriale. Più in generale, nel “Tito Livio” si lavora con attenzione alle situazioni di tutti gli studenti (che cerchiamo di affrontare al meglio delle nostre possibilità), di talché il clima scolastico è naturalmente inclusivo e ciascuno può essere se stesso stabilendo proficue relazioni con gli altri. Almeno questa è la mia percezione generale”.
Cosa pensa del caos che vive la scuola italiana a causa dei contestati trasferimenti del personale dal Sud al Nord del Paese?
“Trovo che quel che sta accadendo sia un pedaggio ineludibile a fronte della contropartita del contratto a tempo indeterminato, per di più nell’amministrazione statale e per l’esercizio dell’attività di insegnamento. Certo in alcuni casi gli effetti possono risultare laceranti, ma inviterei a considerare questa mobilità (quando indesiderata) come un’opportunità positiva che apre alla conoscenza di realtà nuove, pure sotto il profilo personale, e magari anche a un positivo riassetto esistenziale.  Del resto, il fenomeno si è reso macroscopico quest’anno con il piano assunzionale straordinario, ma queste trasmigrazioni più o meno temporanee ci sono sempre state e non vanno drammatizzate. Insomma non penso che sia caos ma ricchezza. Inoltre credo che non ci sia stata un’adeguata attenzione al Piano dell’Offerta Formativa e per questo motivo le scuole, in genere, sono state accontentate soltanto in parte. Per esempio nella mia scuola mi ritrovo ad avere classi di concorso che non avevo chiesto e quindi privi di progettazione ma mi adeguerò facendo sì che tutto possa rientrare nella regolarità facendo i conti con le forze vive a disposizione”.
Quale è il fiore all’occhiello dell’Istituto che lei dirige?
“Ce ne sono tanti. E perciò le dico che il fiore è il sistema, la squadra: studenti, docenti, collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi. Una squadra così integrata da darmi spesso l’impressione che potrebbe fare a meno anche del suo attuale dirigente…”.
In quale direzione si indirizzano le scelte dei neo diplomati con riferimento al prosieguo degli studi universitari?
“Dai dati in nostro possesso la distribuzione universitaria è ad ampio spettro. Dominano gli indirizzi tecnici e scientifici, ma anche i corsi giuridici e umanistici sono ben rappresentati”.
Cosa si sente di dire ai giovani dubbiosi se continuare o meno gli studi in una società in cui diventa sempre più difficile trovare lavoro?
“Per un giovane non vi è alcuna seria alternativa allo studio (di qualunque genere). È lo strumento che, più di ogni altro, ci permette di migliorare e di aiutare gli altri a migliorare”.
Come si vede ne viene fuori una visione organica e polifunzionale della presenza della scuola sul territorio martinese ma ci preme anche sottolineare i successi che gli studenti martinesi conseguono nei concorsi a livello internazionale e l’apertura verso i paesi limitrofi.


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