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San Cataldo a Betlemme

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

10
MAG
2018

Interessante mostra di Anna Svelto, fotografa di grande sensibilità: protagonista il culto e l’iconografia del Santo così caro ai tarantini

Martedì, 1° maggio, mentre i tarantini per un verso cercano di combattere il primo caldo afoso della buona stagione e per l’altro si godono il Concertone alle spalle della Concattedrale, la cronista, quasi in controtendenza, visita la bella mostra fotografica di Anna Svelto intitolata “San Cataldo dei tarantini a Betlemme” allestita nelle due sale della Galleria Comunale del Castello Aragonese di Taranto e inaugurata il 29 aprile scorso.
Le splendide foto e le puntuali didascalie conducono quasi per mano in un viaggio immaginario nella Basilica della Natività a Betlemme. Queste belle immagini potranno essere visitate dai tarantini fino al prossimo 12 maggio. La mostra è patrocinata dal Comune di Taranto e promossa dalle associazioni Clam International, Circolo Fotografico Il Castello e Nobilissima Taranto.
Mi accoglie con grande disponibilità l’autrice di questo autentico “dono” fatto ai tarantini e, sembrerà strano, ma è vero, inizia proprio con una affermazione di tipo conclusivo: “Vi ho portato a Taranto quel San Cataldo che dal XII secolo è stato riprodotto su una delle colonne della Basilica della Natività di Betlemme”.
In un viaggio effettuato in Palestina Anna Svelto ha avuto modo di fotografare ciò che resta del bell’affresco di San Cataldo riprodotto sulla terz’ultima colonna prima dell’altare della Natività. L’immagine del Santo si colloca subito dopo quella della Madonna ed il Bambino e quella di San Giovanni Evangelista, quindi in posizione privilegiata e molto vicina all’altare.
La Svelto ci offre preziose notizie storiche e tecniche sul dipinto. La Basilica fu fatta costruire da Giustiniano, ma nel corso degli scavi ancora in atto stanno venendo fuori i resti della precedente Basilica fatta costruire da Costantino.
Dal 2013 nella Basilica opera il restauro delle opere pittoriche la ditta italiana di Gianmaria Piacentini. La colonna, alta 5 metri, riproduce in 2 metri circa San Cataldo benedicente con una mano, mentre nell’altra regge il pastorale. Ai lati viene riprodotto il nome del Santo in lingua latina e in lingua greca. Nei restanti metri ci sono segni grafici che raffigurano i probabili committenti dell’opera.
Il restauro è stato necessario perché il dipinto era praticamente illeggibile per il nero fumo delle candele accese dai visitatori. Il restauro è venuto a costare 50 mila euro. Nella Basilica le colonne sono complessivamente 50. Di queste nella navata centrale ce ne sono 10 sul lato destro e 10 su quello sinistro. Nelle navate laterali ci sono 15 colonne per ciascuna di esse. Si presume che committenti siano stati due saraceni, anche se ci sono segni araldici di un cavaliere ed elementi di scrittura beneventana. Le colonne sono sormontate da mosaici che raffigurano scene di concili e angeli che si dirigono in direzione dell’altare. La colonna e l’affresco sono state datate al XII secolo e sotto le stesse veniva celebrata la Messa. Oggi la Basilica dipende dall’autorità palestinese.
La tecnica pittorica usata fu quella dell’encausto che prevede l’uso di polvere con cera punica o vergine messa al sole perché possa diventare bianca. Viene poi messa a bagno con acqua di mare. Poi vi è posto sotto il dipinto un braciere perché si possano amalgamare tra loro i colori. I lavori di affresco delle colonne furono commissionate da crociati. L’intera Basilicata è fortificata e la porticina laterale è così bassa che chiunque deve piegarsi per attraversarla. Ciò fu fatto per evitare che il nemico entrasse ma soprattutto per impedire l’accesso libero, e dannoso per la Basilica, da parte dei cavalli.  
Fin qua le notizie storiche. Molto utili perché ogni visitatore ne possa trarre l’utilità per apprezzarne la valenza storica e artistica.
La mostra ha finito per scrivere una pagina storica nella ancora complicata e indefinita vicenda umana di San Cataldo a Taranto.
Non staremo a discutere se sia stato o meno irlandese o longobardo, ma oggi abbiamo con queste foto una certezza: Cataldo è stato veramente in Terra Santa e la sua riproduzione nei paramenti da Vescovo sulla colonna della Basilica della Natività di Betlemme ne sono testimonianza.
Del resto è a tutti noto il culto del Santo Patrono dei tarantini non solo in Italia ma anche all’Estero come in Francia e a Malta.
Numerosissime sono le testimonianze di culto nell’Italia Meridionale e in Sicilia dove un paese in provincia di Caltanisetta porta addirittura il nome di San Cataldo.
Nel capoluogo ionico tra il Duomo, il Palazzo Arcivescovile, il Museo Diocesano e numerose Chiese cittadine sono molteplici e interessanti le testimonianze iconografiche sul Santo.
Tra leggenda e storia questo Santo non soltanto cristianizzò i tarantini ma anche moltissima gente italiana e straniera.
Grande è la sua fama di taumaturgo e ne fanno testimonianza nel Museo Maiorano di Palazzo Pantaleo le tavolette votive che riproducono il Santo mentre soccorre alcuni tarantini in difficoltà.
Merito, dunque, ad Anna Svelto che ha veramente fatto un grosso regalo ai tarantini per i festeggiamenti di San Cataldo targati 2018.
La stessa Svelto ci ha anticipato che è sua intenzione far conoscere in altri posti italiani e stranieri il frutto di questo suo lavoro che parla di Betlemme, ma anche di Taranto e del suo patrono Cataldo al quale le nostre nonne si rivolgevano pregandolo così: “San Cataldo mio benigno, di pregarti non son degno….”.



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