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Scandali e tragedie su rotaie

Pubblicato da: Categoria: Attualità

9
FEB
2018
Ancora un incidente ferroviario la cui causa è sempre imputabile alla cattiva gestione e manutenzione del sistema ferroviario nazionale. Intanto, il crac delle Ferrovie Sud Est: arrestati l'ex amministratore Fiorillo e altre dieci persone. Devono rispondere di un buco da 230 milioni di euro
“Lombardia in movimento” è lo slogan che, insieme a “Io viaggio”, accompagnano le pagine istituzionali del settore trasporti al sito web della Regione Lombardia. Sul sito di Trenord, invece, si legge “TRENORD S.r.l. è una società di oltre 4.000 dipendenti, unica in Italia perché esclusivamente dedicata al trasporto pubblico ferroviario di un'intera regione, la più "mobile" del Paese, dove ogni giorno quasi 740.000 persone si muovono in treno. Si tratta del primo operatore specializzato nel trasporto locale su ferro che gestisce il servizio ferroviario suburbano e regionale, il servizio di collegamento aeroportuale Malpensa Express (da Milano Cadorna, Milano Centrale, Milano P.ta Garibaldi) e quello transfrontaliero Como-Chiasso e Malpensa-Bellinzona. Attraverso la società ferroviaria svizzera TILO (partecipata da Trenord al 50%), per un totale di 2.300 corse al giorno, che in larga misura confluiscono verso il nodo di Milano”. Con tali premesse si presume che viaggiare su rotaie in Lombardia sia garanzia di sicurezza, puntualità, capillarizzazione del servizio e confort. Una rete di binari che si collega alla linea ferroviaria veloce. Giovedì 25 gennaio il convoglio ferroviario 10452 della Trenord è deragliato, nel tratto Cremona-Porta Garibaldi all’altezza di Pioltello. Il bilancio è di tre morti e circa cento feriti che, fortunatamente, nella maggioranza non versano in gravi condizioni. Nell’era dei treni Maglev a lievitazione magnetica che viaggiano su un solo binario senza adagiarvisi alla velocità di 600 km/h, accadono ancora incidenti ferroviari mortali e non su un tratto panoramico fra le montagne del Perù ma nella regione che raccontano sia la “locomotiva d’Italia”. A nulla è valso il sacrificio di ventitré vittime e cinquanta feriti nella strage ferroviaria del tratto Andria-Corato del 12 luglio 2016 affinché il sistema di trasporti ferroviari italiani divenisse affidabile e non fosse solo un investimento da cui trarre il massimo vantaggio a fronte di costi il più basso possibile. Le cause, allora come ora, sono state determinate dalla pessima gestione dei servizi e dalla scarsa manutenzione dei mezzi. Ancora una volta la normalità di un giorno come tanti è stata stravolta dallo stridore delle lamiere sui binari, misto all’urlo di terrore dei passeggeri che, per tre, è stato soffocato dalla loro tragica fine. Tutti semplici pendolari del lavoro, studenti, viaggiatori abituali che affidano la continuità della loro vita a un mezzo di trasporto ritenuto fra i più sicuri. Così sarebbe se i treni e il sistema ferroviario fossero perfettamente funzionanti, manutenuti e monitorati per l’intero arco della giornata così come si addice a qualunque cosa che debba custodire la vita umana. Non si può confidare nella perfezione perché è un concetto in continua evoluzione che, di fatto, non esiste, come la sicurezza assoluta e con esse la fiducia, tanto più se riposta in una macchina che, già immobile riveste un grado di pericolosità e in perenne movimento lo diviene molto di più. Alle ore 6:57 il treno, viaggiando a una velocità consentita, stava per raggiungere Milano quando, improvvisamente, ha cominciato a oscillare pericolosamente per poi collassare e accartocciarsi come una lattina dopo un paio di chilometri. Ancora pochi metri e il suo viaggio è terminato e con lui gli acuti stridii misti a sciami di scintille dovuti dallo sfregamento delle lamiere su qualsiasi cosa incontrassero. Le urla e i lamenti no, quelli proseguivano ininterrotti fino all’arrivo dei soccorritori che, lottando contro le lame metalliche, si facevano spazio fra i rottami per estrarre i feriti. Qualcuno taceva esanime. Ida Maddalena Milanesi, Giuseppina Pirri e Pierangela Tadini, da quel maledetto giovedì, non avrebbero mai più raggiunto la loro meta. Elicotteri e ambulanze si muovevano freneticamente per assicurare i feriti presso i più vicini nosocomi mentre i Vigili del Fuoco divaricavano le lamiere per liberare gli oltre trecento viaggiatori. Nel punto in cui il treno ha iniziato il suo deragliamento, sarà poi individuata una giunzione cui mancava un tratto di binario di 23 centimetri ritrovato successivamente alcuni metri distante. In Italia nell’Anno Domini 2018 un treno ha deragliato per la rottura di un binario. Immediatamente il procuratore nominato e due pubblici ministeri hanno dato inizio alle indagini ponendo sotto sequestro i vagoni, la scatola nera del mezzo e l’intera area oltre a iscrivere nel registro degli indagati i vertici di Rfi, la società che si occupa della gestione e manutenzione l’intera infrastruttura ferroviaria nazionale. Il fascicolo, aperto per disastro colposo, ospita anche i nomi di alcuni responsabili di Trenord. Intanto il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, al termine della riunione tenutasi in prefettura per costituire la commissione ministeriale d’inchiesta, ha dichiarato: “Ho sentito dire molte volte in queste ore del tema degli investimenti sulla sicurezza: vi posso garantire che gli investimenti in sicurezza sono aumentati del 340% negli ultimi tre anni. È la nostra priorità in particolar modo nelle reti dei pendolari". Ida, Giuseppina e Pierangela non l’hanno percepito forse perché realizzare progetti con denaro pubblico senza poi monitorarne i reali sviluppi è divenuta, ormai, consuetudine come quella di non verificare l’uso corretto e la conservazione delle opere. Al contrario, spesso si delegano società che ne fanno uso discrezionale. Nel caso specifico, risulta da indiscrezioni sulle indagini che i documenti di manutenzione non riportano alcuna opera programmata per quel tratto ferroviario dove, invece, s’individua un binario sostituito come se già quel punto presentasse anomalie oltre a un asse di legno ingiustificatamente posto proprio nel punto del guasto. Allo stato attuale l’accusa di disastro è indirizzata verso ignoti. Prima dell’incidente, i viaggiatori hanno più volte segnalato la scarsa manutenzione dei mezzi Trenord e l’inadeguatezza degli spazi all’elevato bacino d’utenza. A quanto pare è impossibile fugare il sospetto che i servizi, le strutture e i beni realizzati e gestiti per finalità pubbliche, risentano tutti di anomalie gestionali. Come le ferrovie, anche le scuole, gli ospedali, i pubblici uffici, hanno costi di realizzazione, gestione e manutenzione elevatissimi a fronte della scarsa qualità. Analizzando le parole del ministro, non si riesce a comprendere dove siano confluiti quei finanziamenti così ingenti e dedicati proprio alla sicurezza delle ferrovie. Al contrario non c’è nessun tratto ferroviario dell’intera penisola che possa definirsi funzionale e sicuro. Fra i tanti interrogativi c’è un’assoluta certezza: l’assenza di 25 centimetri di binario ha provocato il deragliamento di un treno, perché in Italia i treni viaggiano su binari ed è fondamentale che essi siano intatti e perfettamente efficienti. Incidenti come quelli fra Andria e Corato o fra Cremona e Milano accadono nella stessa nazione dove si pretende di costruire il Ponte sullo Stretto di Messina e si realizza la TAV contro ogni limite economico, piuttosto che avere cura degli strumenti di cui si è già in possesso. Questa stridente dissonanza provoca almeno la stessa indignazione del comunicato trasmesso da Trenord subito dopo l’incidente: “Circolazione interrotta tra Treviglio e Milano a causa di un inconveniente tecnico a un treno”. Quel giovedì d’inverno, in una gelida e umida mattina lombarda, Ida, Giuseppina e Pierangela, in un istante, sono divenute un inconveniente tecnico. A confermare l’inadeguatezza del servizio ferroviario nazionale e come se fosse una controdeduzione alle affermazioni del ministro Delrio, il 31 gennaio scorso il Frecciabianca proveniente da Genova, durante una manovra, è uscito dai binari della Stazione Termini a Roma, fortunatamente, dopo che i passeggeri avevano lasciato il convoglio. L’interrogativo spontaneo è cos’altro debba ancora accadere prima di comprendere che l’attuale gestione dei servizi pubblici, tutti, non è adeguata anche se enormemente dispendiosa. Oltre i tanti argomenti fantasiosi della campagna elettorale gli italiani meritano certezze perché, evidentemente, il “sistema” adottato non funziona.


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