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La minestra riscaldata del Grande Salento


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Pubblicato da: Categoria: Attualità

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LUG
2018

Una città (Brindisi) pronta a tutto pur di tutelare porto e aeroporto e un'altra (Lecce) che punta su università e turismo, chiedono sinergie a una terza (Taranto) che non ha risolto la questione portuale, aeroportuale e universitaria e che per giunta tenta azione di disturbo dal punto di vista turistico. Ci credete ancora?

A volte tornano: c’è chi lo chiama «Grande Salento» e c’è chi si riempie la bocca con «Area Vasta».
A noi sembra tanto l’ennesima aria fritta, quel temino di fantasia buono per costruirci voli pindarici e ingannare la noia delle uggiose giornate agostane, quell’alternativa dozzinale ai fatti concreti, una sorta di minestra riscaldata che è storicamente indigesta come il pastrocchio al cioccolato della mamma di Fracchia la belva umana.
Ma facciamo un passo indietro. Il primo a riscaldare la minestra Grande Salento è stato il sindaco di Lecce Carlo Salvemini che con un post su Facebook ha affermato: «Chiederò presto a Rinaldo Melucci - sindaco di Taranto - e Riccardo Rossi - neo sindaco di Brindisi - la disponibilità a un incontro per verificare l’interesse e la possibilità di individuare una forma di governance strategica per rafforzare il nostro sistema territoriale. Penso naturalmente all’asse cultura-turismo attorno al quale diventa sempre più necessario lavorare su destinazioni capaci di porsi come attrattori forti perché riconoscibili e ricchi di contenuti ed esperienze diverse. L’articolazione di beni monumentali, archeologici, paesaggistici; la dotazione infrastrutturale di porti e aeroporto; la presenza di un’università capace di porsi come riferimento di saperi e competenze rappresentano una cornice forte che consente di rappresentare scenari di futuro interessanti».
Al Sindaco di Lecce ha fatto eco quello di Brindisi, Riccardo Rossi, dichiarandosi sin da subito «d'accordo con quello che ha detto il sindaco Salvemini, nel senso che ci sono questioni come quelle della cultura e del turismo, ma segnalo anche la possibilità, ad esempio, di infrastrutture quali il servizio ferroviario con la “Dorsale adriatica”, che possono evidentemente arricchire i nostri territori».
Per ultima arriva la reazione del Primo Cittadino ionico il quale dichiara di voler raccogliere «molto volentieri l’invito di Carlo Salvemini. Il mancato coordinamento dell'azione amministrativa dei nostri territori ha già prodotto - spiega Melucci - vuoti di politica nei quali si sono infilati gli interessi più disparati e di basso profilo, la scarsa strategia di rete nella pianificazione e gestione delle nostre infrastrutture e delle rispettive vocazioni ha già prodotto veri e propri nonsense economici, penso alle zes, alle authority di sistema portuale, alla promozione turistica, ecc.».
Abbozziamo una traduzione: mentre il Sindaco Melucci fa lo statista cianciando di sinergie manco fosse Camillo Benso conte di Cavour, una città come Brindisi che ha un porto e un aeroporto chiede alle altre due di voler realizzare un centro di pressione politica per poterla spuntare sull’alta velocità nella dorsale adriatica completandosi dal punto di vista infrastrutturale.
Contestualmente, una città come Lecce dotata di università e da molto tempo impegnata a cavalcare l’onda lunga del turismo come mix di beni monumentali, archeologici e paesaggistici chiede di mettere a fattor comune le risorse utili a fare del marketing territoriale per poi fagocitare in un attimo anche i modesti progressi in termini turistici fatti in questi anni dalle altre due realtà pugliesi.
Da questo fantomatico Grande Salento, Taranto cosa diavolo ci guadagnerebbe? Potrebbe Brindisi accettare di farsi fare concorrenza dal punto di vista portuale? Potrebbe sempre Brindisi forse aiutare Taranto a risolvere la vertenza Arlotta che equivarrebbe a penalizzare il proprio scalo cittadino?
E Lecce invece come potrebbe aiutare Taranto? Da questa sinergia potrebbe scaturire una strategia per l’autonomia universitaria ionica? E per fare cosa, per farsi soffiare matricole? O forse Lecce potrebbe fare beneficenza dal punto di vista turistico?
Suvvia, siamo seri: una città (Brindisi) pronta a tutto pur di tutelare porto e aeroporto e una città (Lecce) che punta su università e turismo, chiedono sinergie a una città (Taranto) che non ha risolto la questione portuale, aeroportuale e universitaria e che per giunta tenta azione di disturbo dal punto di vista turistico (magari distraendo goffamente oggi una dozzina di visitatori e domani una ventina).
Al netto dei fallimentari precedenti storici relativi alla bufala del «Grande Salento», come si può minimamente pensare ai buoni samaritani che tendono la mano ai fratelli tarantini?
Hai visto mai che dopo la colonizzazione barese non sia il turno di quella salentina? Sarebbe una beffa.

 



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