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La nazione che vogliamo


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Pubblicato da: Categoria: Attualità

9
AGO
2018

Pare che il razzismo in Italia spunti fuori a legislature alterne venendo, nelle “legislature no”, addolcito con il miele che i buonisti copiosamente spargono sulla società malata curando le ferite della coscienza collettiva

Nelle “legislature progressiste” le cose vanno bene, i dati economici danno speranza, il popolo (che li ha votati) è straordinario, la violenza si batte con la prevenzione, i diritti civili vengono estesi anche agli ornitorinchi, l’accoglienza è la virtù dei forti, i black bloc sono compagni che sbagliano a cui intitolare anche un’auletta parlamentare, nelle scuole non ci sono scioperi, l’articolo 18 lo puoi togliere tra moderati mugugni, il giornalista di inchiesta di Telekabul (al secolo Rai Tre) non indaga con la sua telecamerina portatile e l’amore vince sempre sull’odio anche nello scivoloso mondo della satira.
Nelle legislature dispari è un gran casino: il popolo smette di essere straordinario (puzza anche un po’), i dati macroeconomici precipitano, le inchieste fioccano come neve al polo nord, la società diventa brutta e cattiva, le libertà diminuiscono, i diritti arretrano, la disoccupazione morde, la povertà punge, la lottizzazione mortifica le professionalità e i governi non sono democratici.
Abbiamo fatto tutti il militare a Cuneo per cui siamo sufficientemente presenti a noi stessi per capire quanto la propaganda sia una cosa fisiologica così come lo sono l’amor di polemica e la denuncia sterile.
Ma mai come in questo frangente si era vista una simile spazzatura, una sorta di allarmismo collettivo sparso a piene mani dagli opinion maker con una violenza talmente cieca da rendere il racconto poco credibile e controproducente per chi lo propone alla pubblica opinione.
Avevano cominciato con il dramma dei migranti lasciati morire dal leghista cattivo ma ben presto hanno dovuto capitolare sotto i colpi dei fatti abbandonando una narrazione che faceva acqua da tutte le parti.
Adesso, come fossero un unico corpo che si muove in perfetto sincrono, spuntano violenze a sfondo razziale come fossero funghi: negli uffici pubblici, per strada, nelle scuole e in ogni dove vogliono farci credere che gli italiani si siano iscritti in massa al Klu Klux Klan.
La tesi da suffragare vorrebbe dipingere l’Italia come una nazione in bilico tra il fasciorazzismo e l’odio verso i diversi.
Ma come, potrebbe obiettare qualcuno, è possibile che in soli quattro mesi di assenza della sinistra dal governo del Paese gli Italiani abbiano subito questa vertiginosa involuzione? E’ possibile. O almeno per la santabarbara che martella con ostinata insistenza ogni santo giorno è così.
Come noto, la gatta frettolosa fa i gattini ciechi e infatti nel caso di Daisy Osakue, l’atleta colpita con un uovo in pieno volto, l’antico adagio si è dimostrato ancora una volta una perla di saggezza.
Da Enrico Mentana a Dio passando per Fiano e Mortimer Maurizio Martina hanno subito gridato al razzismo, al fascismo, alle presunte responsabilità morali di Matteo Salvini, a bande di Skin Heads che imperversavano per le montagne Piemontesi. Mancavano i Servizi deviati e il Golpe Borghese.
La stessa atleta, per motivazioni che non riusciamo a cogliere, si è fatta prendere la mano dipingendo l’aggressione come una violenza a sfondo razziale pur non disponendo di indizi che avvalorassero tale sospetto.
Invece era l’uovo di Colombo: tre imbecilli con una voglia matta di cazzeggiare si divertivano a lanciare le uova contro i passanti incuranti delle conseguenze che un simile gesto poteva procurare ai malcapitati.
Nessun secondo fine di tipo ideologico, solo cretineria allo stato puro.
Si poteva intuire che l’aggravante razziale fosse un fatto totalmente inesistente? Probabilmente si poteva intuire dal fatto che in precedenza le vittime di questo gesto inconsulto erano state le più svariate.
Ma la propaganda ha mostrato un’ostinazione fuori dal comune perché probabilmente è questa la nazione che costoro auspicano, tifano per lo sfascio, si augurano che il pericolo sociale da romanzato diventi reale per poi prevalere per differenza e non per il progetto di Paese che propongono (e che infatti non hanno).
Il destino è beffardo e Sua Maestà il Fato è dispettoso per cui gratta gratta lo sfascio in cui speravano che il Paese si trovasse hanno scoperto che era in casa loro: uno dei lanciatori di uova era il giovane rampollo di una famiglia impegnata politicamente a sinistra oltre che nel settore dell’accoglienza (la classica famiglia con residenza a Capalbio).
Le responsabilità penali sono personali per cui non pensiamo minimamente di far ricadere le colpe dei figli sui padri. La cosa però è talmente grottesca da non consentire omissioni. Una persona normale a quel punto si sarebbe sotterrata, avrebbe quanto meno chiesto scusa per l’eccesso di foga. Tra persone normali funziona così ma per i nipotini di Togliatti la cosa è diversa: costoro sono degli animali da piazza nati, delle macchine da propaganda instancabili, delle facce di tolla senza alcun pudore. È per questo che la parola d’ordine è negare fino alla morte aggiungendo che, quand’anche il singolo episodio fosse dissimile da ciò che dice L’Unità (il verbo di Nostrosignore), ciò non toglierebbe minimamente nulla al clima nazifascista che si respira in Italia. Peccato che nel frattempo la società sia meno boccalona di quella che riempiva le piazze della triplice sindacale o di quella meglio gioventù che ha fatto la fortuna del progressismo organizzato. Oggi la gente non crede più alla befana. Ma loro non se ne fanno una ragione.



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