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Reclame/La pubblicità ai tempi della banania

Pubblicato da: Categoria: Attualità

24
MAG
2013

 

C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui il cognac si chiamava arzente e le macchine non avevano l’obbligo di mantenere la destra. Cartolinedalventennio.it è una miniera di informazioni curiose e nasce da due pugliesi più una
 
Poco prima delle elezioni di febbraio, il sottoscritto firmava la prefazione dell’e-book scritto dal nostro Vito Pietro Corrente, “Ars Politica - l’arte di essere cittadini” (che è ancora scaricabile gratuitamente dal sito di Extra Magazine), ricordando cosa fosse per Nietzsche la memoria monumentale e quanto questa facesse male alla Nazione, soprattutto alle nuove generazioni, dato che ci tiene ancorati ad un passato ormai non più attuabile. Quando e perché ci si attiene alla memoria monumentale? Quando non c’è studio e non c’è conoscenza dei fatti, che vengono sostituiti da blande immagini mentali e idealizzate di ciò che noi crediamo sia avvenuto nel passato. Uno studio approfondito, invece, ci permette di ridimensionare i fenomeni per quello che sono stati e, senza dare giudizi in negativo o in positivo, riconosciamo il fatto storico per ciò che è stato davvero: Storia, appunto. Per arrivare a questa considerazione, ovviamente, è necessario avere un quadro quanto più olistico possibile. E per avere un quadro olistico del fenomeno storico, bisogna esplorarlo in ogni sua intercapedine.
Il progetto Cartoline dal Ventennio nasce, infatti, da questa necessità, ossia quella di fornire una finestra su un aspetto del fascismo che poco si conosce: la pubblicità italiana durante l’era mussoliniana. Stefania Calella (34 anni, di Martina Franca) e Giovanna Giannini (36 anni, di Foggia), due intelligenze pugliesi, ahinoi, trapiantate a nord, nell’ambito del master in Comunicazione Storica fatto a Bologna riconobbero che mancava una documentazione organica sulla pubblicità del ventennio e dal loro impegno e studio nasce il sito www.cartolinedalventennio.it (dal sottotitolo “uno sguardo oltre il fascismo”). 
Sfogliando le pagine digitali, scopriamo aspetti e curiosità interessanti, non solo riguardanti la pubblicità. Il sito contiene notizie su moda, cucina (date un’occhiata alle ricette!), vita quotidiana e  tempo libero dei nostri nonni, all’epoca sicuramente Piccoli Balilla. Ad esempio, scopriamo cosa fosse la banania: un infuso caldo a base di crema d’orzo, cacao e farina di banana, appunto, pubblicizzata come un rinvigorente. Qualcosa che si avvicina alla nostra cioccolata calda. Oppure, sapevate che il codice stradale, prima del 1933, era talmente confuso da aver provocato decine e decine di incidenti mortali? Si teneva la destra o la sinistra? Il codice non lo chiariva, senza contare che le auto, fino al 1927 erano costruite col volante a destra. Ed ecco chiarito un dubbio personale che ci portavamo dietro dal liceo, ossia come fosse stato possibile per Italo Svevo perire in un sinistro nel 1928, quando le automobili non erano certo delle saette.
Curiosamente, dall’esamina del materiale archiviato sul sito, deduciamo che, effettivamente, il regime influenzava davvero poco la pubblicità commerciale, almeno fino al 1935, quando pubblicità e propaganda si fondono. Le “reclame” (e non réclame <reklàam> come la pronunciamo noi) dai nomi esterofili ovviamente sono quasi assenti e invitano la gente a consumare solo prodotti italiani. Mancano soprattutto marchi anglofoni e francofoni, ma, dove è possibile, si opera l’italianizzazione. Cognac, ad esempio, diventa arzente (alternativa proposta proprio da Gabriele d’Annunzio) e Louis Armstrong viene italianizzato letteralmente in Luigi Braccioforte. 
Un nome ricorrente nel sito è quello del barese Gino Boccasile, pubblicitario cartellonista e artista, tanto famoso che il regime lo volle per firmare (Boccasile aveva questo vezzo) ogni manifesto di propaganda, durante la guerra e durante la Repubblica Sociale di Salò. Al termine del conflitto fu accusato di collaborazionismo e sulla sua testa cadde la falce della damnatio memoriae. Ciò che in pochi sanno è che Boccasile disegnava i manifesti con due guardaspalle, quindi, volente o nolente, avrebbe dovuto attenersi ai dettami del regime. La sua figura viene esplorata da Stefania e da Gianna nel documentario che ripercorre la vita della pubblicità italiana dalla Bella Époque alla fine della Seconda Grande Guerra,  presentato il 22 aprile, alla chiusura del master. Al documento filmico ha collaborato anche una terza studentessa pugliese, Elsa Florio (32 anni, di Foggia anche lei) e in esso sono contenuti degli spezzoni del cortometraggio di Nico Cirasola (concittadino di Boccasile) dal titolo “Il Signor Gi. Bi.”. 
Si tratta di un esperimento assolutamente da analizzare, fruibile sia da coloro che vogliono conoscere di più la Storia sia da quelli che si accontentano di spulciare qualche notizia curiosa. Possiamo solo immaginare le difficoltà che queste tre giovani intelligenze pugliesi, emigrate a Bologna, città storicamente legata a valori di sinistra e antifascisti, devono aver incontrato per aver toccato e approfondito un argomento così scomodo che, dal punto di vista superficiale di qualcuno per cui il Fascismo è il male assoluto e non un fenomeno storico, potrebbe addirittura sembrare un tentativo di propagandare un regime ormai morto e sepolto da settant’anni tondi tondi. 
La Storia è Storia, è passata. Essa ci serve solo per guardare al futuro, per migliorarsi e per evitare il ripetersi dei drammi che ben conosciamo. E per questo è necessario studiare la Storia con attenzione, in ogni sua piega, piaccia o no il fenomeno storico preso in questione. Credere che queste studentesse abbiano voluto propagandare il fascismo è un po’ come pensare che i professori di latino vogliano fomentare la rifondazione del principato augusteo insegnando Virgilio. Effettivamente, tra tutti i partiti “rifondativi” presenti in Italia manca solo Pax Augustea e Libertà.   
 

 



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