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Parigi, o cara

Pubblicato da: Categoria: Editoriale

20
NOV
2015
Parigi, o cara, noi lasceremo,
la vita uniti trascorreremo.
De’ corsi affanni compenso avrai,
la tua salute rifiorirà…
(La Traviata, G. Verdi)
 
Ci sono luoghi fatti apposta per l’amore e Parigi lo sa bene. E lo sa anche chi ha voluto colpire nel modo più vigliacco questo cuore d’Europa, da sempre scenografia preferita di baci, romanzi e lune di miele.
Fiori, perle e mostri: si trova di tutto in quelli che Jean Giradoux ha definito i cinquemila ettari del mondo in cui si è pensato di più, parlato di più e scritto di più.  
Non abbiamo soluzioni facili a portata di mano, di quelle che parlano alla pancia dell’opinione pubblica: chiudiamo le frontiere, mamma li turchi, allah è grande, andiamo lì e li distruggiamo tutti… quanto è facile fare gli strateghi dalle proprie poltrone, chiusi da bravi occidentali nella granitica certezza di non avere alcuna responsabilità e di non volere rogne nel proprio cortile. L’orrore di questi giorni è il risultato di molti fattori che di certo poco hanno a che fare con la religione e che vedono nella ragione l’unica arma possibile, ancora più efficace di quelle micidiali che già mietono vittime dall’una e dall’altra parte.
Non abbiamo soluzioni, dicevamo, ma abbiamo domande. L’Italia si è stretta commossa attorno alla famiglia di Valeria Solesin, morta nella strage del Bataclan, e tutti a indossare come foto profilo sui social la bandiera francese. Nelle stesse ore moriva un altro italiano, garbatamente ignorato dai media e dai suoi concittadini, perché tanto ne muoiono a iosa all’Ilva. Come mai nessuno ha pensato di mettere una bandiera di Taranto su Facebook come segno d’identità? Siamo tutti francesi, tutti Charlie Hebdo e nessuno tarantino? L’impatto emotivo di un evento tragico avvenuto a migliaia di chilometri di distanza è stato molto più forte: la morte dell’operaio non ha retto il paragone. Da queste parti tutti commossi, indignati, infuriati, impauriti per gli attentati parigini, pochi hanno manifestato sdegno per l’ultimo incidente mortale sul lavoro. Qualcuno invero si è dato la pena di criticare la mamma di Valeria perchè era apparsa ai giornalisti con un velo di trucco piuttosto che stravolta dal dolore, evidentemente non trovando nulla di più importante da commentare. 
 


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