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Ilaria Cangiulli/Bolle di speranza

Pubblicato da: Categoria: Cultura

4
GEN
2013

 

Con amorevole schiettezza la bambina piovuta dal cielo, protagonista del racconto “La vita sul pianeta Bolla”, ci suggerisce lodevoli soluzioni per rendere il mondo un posto migliore
 
Sul pianeta Bolla si vive molto bene, anzi benissimo: al posto delle strade c’è un immenso prato verde. Da lassù la protagonista di questa avventura, la vivace Billa,  incuriosita  dal pianeta Terra, decide si conoscere Taranto scoprendone pregi e difetti. Ma andiamo con ordine. 
Incontro Ilaria in con coloratissimo bistrot del centro storico, è molto timida… ma so già che “acqua cheta rompe tutti ponti”. Per cominciare due espressini con cacao andranno bene.
 
Come nasce l’idea questo racconto?
«Il libro nasce da qualcosa di incompiuto. L'estate di due anni fa mi sono ritrovata bloccata a casa per tre settimane (causa virus, ma non è importante sottolinearlo!). E’ in quel momento che, presa un po’ dalla noia, ho deciso di portare avanti piccoli lavori incompiuti che mi ritrovavo nel pc. Si trattava di bozze di racconti per bambini, ma in realtà è nato tutto in quelle settimane. Ogni volta che rientro a casa avverto un senso di vuoto, ingiustizia e delusione guardando le ciminiere dell'Ilva e il degrado che vi è intorno. In questo vuoto non c'è però la rassegnazione, perciò ho deciso di trasformare questo vuoto in una piccola forma di riscatto nei confronti della mia città, per le violenze da essa subite».
 
A chi racconti la tua storia?
«Volevo rivolgermi ai bambini per affrontare l'argomento "inquinamento a Taranto" pensando che i bambini non bisogna né illuderli, né disilluderli. Non sono per raccontare un mondo felice a tutti i costi, ma volevo raccontare anche i problemi della realtà quotidiana, perché è con questi che si diventa grandi. Ho deciso però di farlo non in modo duro, ma attraverso l'immaginazione, prendendola larga e arrivare al problema solo nella seconda parte del libro. Lo scopo è sensibilizzare i bambini ai temi ecologici, ma si tratta di una missione che chiaramente dovrebbe essere portata avanti soprattutto da genitori e insegnanti. Io nel mio piccolo lancio un seme. Mi rivolgo in particolare ai bambini delle scuole elementari, tra i 7 e i 10 anni. In qualche modo mi verrebbe da dedicarlo ai bambini del quartiere tamburi, che più di tutti vivono sotto minaccia, ma la voglia è anche di far conoscere pregi e difetti del nostro territorio anche a chi non lo conosce e quindi anche a chi non è nato a Taranto».
 
Chi è Billa e cosa è una Bolla?
«La protagonista del racconto è Billa, una bambina proveniente da un pianeta lontano e sconosciuto, si tratta di un vero e proprio microcosmo immaginario in cui si mettono in evidenza tutte le caratteristiche virtuose dello stesso. Descrivo gli abitati (i bollestri) e alcuni oggetti particolari che fanno parte della vita del pianeta.
I bollestri hanno tante qualità. C'è molta democrazia e civiltà e una totale assenza di discriminazioni. In più c'è molto rispetto per l'ambiente circostante e tanta curiosità nei confronti dei popoli lontani. Si scoprirà la lungimiranza di alcuni personaggi chiave che permetteranno a Billa di affrontare il suo viaggio sulla Terra. In molte cose non siamo poi così diversi dai bollestri. In qualche modo potremmo paragonare il pianeta Bolla a un paese civile del nord Europa. 
Quando Billa arriva a Taranto è tanto confusa quanto felice e incuriosita. Incontrerà una bambina più o meno della sua età che le farà da guida facendole conoscere pregi e difetti. Primo fra tutti il mare, con i suoi colori e odori. Mare che per Billa è sconosciuto e proprio per questo tanto desiderato. Si arriverà però anche a conoscere la cosa più brutta della città, quel mostro che sputa fuoco dalle sue ciminiere. Non voglio svelare come andrà a finire, ma posso dire che il pianeta Bolla contribuirà a migliorare la situazione di Taranto. La città grigia diventerà una città piena di colori, aria pulita e turisti incuriositi dal cambiamento improvviso».
 
Hai dichiarato di scrivere con l’obiettivo di “comunicare per agire”, cosa intendi?
«Come dicevo prima ho deciso di scrivere perché avevo dei messaggi da divulgare. Scrivere in sè e per sé è utile e piacevole e scrivere per i bambini è piuttosto divertente. Però scrivere per diffondere un'idea forse è ancora più utile, sebbene non sia semplice oggi pubblicare, soprattutto per giovani precari. Siccome ci credevo ho deciso di "investire" in questo piccolo lavoro. Negli ultimi tempi i cittadini sono più consapevoli del problema Ilva, che poi non è l'unico problema, ma è sicuramente bello grosso». 
 
Perché hai scelto di parlare ai bimbi?
«Anziché lasciare i bambini all'oscuro di tutto e d'altra parte senza traumatizzarli, ho pensato che nelle nostre scuole si potrebbe fare di più per far sì che gli adulti di domani siano più consapevoli di quelli di oggi. Il motivo è proprio questo. Se la mia generazione ha ereditato da quella precedente solo debiti e degrado, nel mio piccolo voglio lasciare qualcosa a quelle che vengono dopo di me. E' per questo che ho voluto rivolgermi ai bambini. "Comunicare per agire" è anche questo. Non basta parlare, scrivere, dire. Bisogna farlo con un obiettivo e nel mio caso è il cambiamento sociale. Uniamoci, discutiamo, ma poi facciamo qualcosa per cambiare la situazione. Un libro per bambini non risolve il problema di Taranto, ma aiuta i bambini ad acquisire fiducia in se stessi, ad andare avanti di fronte alle difficoltà, pensando che anche quelle più grandi che sembrano non dipendere da noi in realtà possono essere superate con il nostro impegno unito a quello di tutti gli altri».
 
Quali sono le difficoltà per una giovane penna?
«Non è mai stato facile pubblicare un libro. Oggi può aiutare la strada del "self-publishing" ma è comunque difficile perché un piccolo investimento va fatto e il più delle volte senza ottenere  grandi risultati visto che la parte più difficile è la vendita. Nell'epoca della digitalizzazione si acquistano sempre meno libri cartacei, però si spera che i genitori regalino ancora i libri ai propri figli. In realtà il target per bambini e ragazzi è tra i più difficili perché si tratta di un settore di nicchia. Molto dipende soprattutto dalla sensibilità di genitori e insegnanti. Nonostante il quadro non molto sereno non demordo e non escludo pubblicazioni future».
 
Ilaria e Billa… che rapporto c'è tra loro?
«In Billa c'è un po’ di Ilaria, anzi forse ce n'è più di quanto credevo, ma me ne rendo conto solo dopo aver razionalizzato. Nella fase di scrittura Billa è venuta fuori come un personaggio esterno.  Ci somigliamo molto, ma  ha anche tratti autonomi della sua personalità. Billa è sia la parte bambina di me (e posso dire che la mia infanzia ha inciso nella stesura del libro), sia la parte più adulta e consapevole».
 
Billa ama Bolla, Ilaria ama la sua Terra?
«Billa ama Bolla, ma ama tanto anche la Terra. Nel suo pianeta si studiano molto anche le realtà lontane mai viste prima, è per questo che ha tutta quella voglia di andarci.
Ilaria ama la sua terra anche se vive lontano, anzi è proprio la distanza che anziché creare un allontanamento ha fatto crescere il rapporto con la mia terra di origine. Mi piacerebbe poter vantare di più i lati positivi del nostro territorio che quelli negativi. Quelli positivi sono tanti ma dovranno essere valorizzati se vogliamo che anche gli altri li apprezzino».
 


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