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I mostri della ragione/ Chi ha paura del gender

Pubblicato da: Categoria: Cultura

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OTT
2015
Riconoscere i diritti delle famiglie omosessuali non toglie nulla alle persone eterosessuali. Eppure una campagna di disinformazione mira a demonizzare l’introduzione nelle scuole di programmi formativi che educhino alle differenze
 
"Chi ha parlato e continua a parlare di 'teoria gender' in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati". Queste le parole del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini per rispondere alle incessanti polemiche sui programmi del comma 16 del ddl Buona Scuola. 
La vicenda è ormai nota a tutti: una forte campagna di disinformazione mira a demonizzare l’introduzione nelle scuole di programmi formativi che educhino alle differenze, che identifichino la persona nella sua interezza – facendo riferimento alla sua identità sessuale e non solo al sesso biologico, facendo passare il tutto per una strategia di omosessualizzazione della società volta all’annullamento delle differenze tra i generi. L’ideologia del gender non esiste, è una distorsione fatta ad arte dei “gender studies” che hanno una rilevanza scientifica internazionale e che indagano il funzionamento sociale dei ruoli di genere. Insomma, nulla a che vedere con il fatto di sostenere che ciascuno può scegliere la sua identità o il suo orientamento sessuale: molto rumore per nulla.
Per dovere di chiarezza, analizziamo i processi che hanno portato a questo allarmismo generale e incontrollato.
In ambito cattolico, agli inizi del 2000, si è diffuso il neologismo “ideologia del genere” per indicare un pensiero svalutante la differenziazione dei generi e la loro complementarità in favore di un’accettazione delle unioni omosessuali.
Sul versante politico-istituzionale, a fine 2013, il ddl Cirinnà intendeva disciplinare le coppie di fatto e le unioni civili. Ad oggi, a due anni di distanza, il ddl non è ancora diventato legge. 
Nel frattempo, nel giugno 2015, la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali, e ha stabilito che lo Stato dovrà versare a ognuno dei richiedenti 5 mila euro per danni morali per violazione dell'articolo 8 della Convenzione dei diritti dell'uomo, quello sul "diritto al rispetto della vita familiare e privata". 
Parallelamente, si è verificato un incremento dei progetti di educazione affettivo-sessuali nelle scuole con particolare attenzione alle differenze in tema di identità sessuale. 
Considerando quanto detto ci chiediamo quale sia il legame tra gli eventi citati e lo sviluppo di posizioni contro la fantomatica “teoria gender”. .
Riprendiamo le parole di Lingiardi in un’intervista a Gay.tv del 2009 per dare forma a tale dinamica:
“Se in passato, lo “scandalo” era la “devianza” omosessuale, oggi ciò che preoccupa e spaventa, fino all’odio, è la possibilità di una normalità omosessuale e della sua realizzazione affettiva, persino familiare. Oggi l’omofobo sembra voler punire chi si permette di far parte del tessuto sociale. Il problema, dunque, è la cittadinanza […]. Quando riconosciuti, dunque colpevoli della loro visibilità, gli omosessuali sono stati discriminati, vittimizzati, bruciati, rinchiusi nei lager, mandati al confino. 
Oggi, dice qualcuno, di cosa si lamentano? Sono celebrati dal cinema e dalla letteratura, potenti costruttori di estetiche di massa, padroni di riviste, di locali, perfino di strade, del suolo “pubblico”. Ma tutto questo non serve ad attenuare l’odio. Anzi, può fomentarlo. Se ci interroghiamo su questa nuova-vecchia omofobia, troveremo le sue radici nella paura ancestrale di un mondo che non si riproduce (sillogismo menzognero, come se le lesbiche e i gay non fossero fecondi, e madri e padri)”. 
Nello specifico, questa paura ancestrale ha raggiunto dei livelli di allarmismo collettivo quando si è paventata la possibilità di una concreta istituzionalizzazione delle coppie omosessuali attraverso il ddl Cirinnà. Alcune frange politiche e cattoliche si sono sentite minacciate (come se riconoscere i diritti delle famiglie omosessuali togliesse qualcosa alle persone eterosessuali) e hanno  creato dei nuclei sparsi su tutto il territorio nazionale al fine di persuadere parte della popolazione creando del terrorismo psicologico.  
In particolare, il target destinatario di tali azioni persuasive è rintracciabile direttamente nei genitori (facendo leva sulla paura che una persona ha quando vede in pericolo il proprio figlio) e indirettamente nei bambini (coloro che ipoteticamente sarebbero portatori di una cultura differente e “deviante”). Facciamo riferimento alla ripresa parziale e decontestualizzata delle Linee Guida OMS per l’educazione sessuale in Europa che ha mirato a far passare un percorso formativo che vuole esaltare il carattere naturale della sessualità (tramite dei programmi ad hoc per le diverse fasce di età e totalmente facoltativi, essendo in orario extracurricolare) per una mossa della lobby gay atta a introdurre pratiche sessuali nelle scuole. 
Tutto ciò tramite l’enorme diffusione di volantini, whatsapp ed email, strumenti immediati, accessibili a tutti e che non permettono la confutazione delle tesi dichiarate come succede con i grandi media (tv e giornali, utilizzati in minima parte).
 
Ponendo che la teoria gender non esiste e avendo analizzato cosa c’è dietro questo fenomeno, ci chiediamo come mai una risposta del Ministro dell’Istruzione sia arrivata con mesi di ritardo e soprattutto se rispondere ad un attacco con un altro attacco (“ci tuteleremo con gli strumenti adeguati”) sia funzionale a creare una cultura di tipo inclusivo. 
Siamo forse nuovamente di fronte ad una lotta di potere che non lascia spazio ad aperture al cambiamento e allo sviluppo, ma rimane ancorata alle credenze e ai pregiudizi radicati nella nostra cultura?
*Presidente, Vicepresidente e Tesoriera di NUDI (Nessuno Uguale Diversi Insieme), Associazione nazionale di psicologi per il benessere LGBTIQ 
 


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