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ISTANTANEE/LA CASA DI LEOPOLD

Pubblicato da: Categoria: Cultura

12
DIC
2018

Quaranta bambini, una promessa mantenuta, un filo che lega l'Italia e l'Africa: ecco la bella storia della Onlus 4INZU, inzu, che in lingua kirundi significa casa e famiglia

La notizia del calo demografico che caratterizza l’Italia degli ultimi anni è stata ripresa proprio in questi giorni, quando tutti gli organi di informazione hanno dato risalto a quello che sicuramente è, e lo sarà ancor più in futuro, il problema della “natalità zero”.
A me è tornato in mente proprio oggi, quando ho saputo che a Gitega, in Burundi, sono partiti i lavori di terrazzamento che consentiranno la costruzione dell’orfanatrofio... e così la bellissima storia, iniziata circa due anni fa, continua ad essere scritta e la promessa fatta, potrà essere mantenuta.
Quando una giovane coppia sceglie e decide di voler adottare un bambino, è ben consapevole che l’iter sarà lungo, che deve armarsi di tanta pazienza prima di poter giungere al momento dell’abbraccio con la piccola creatura.
Così è stato per quattro coppie, che hanno atteso quattro anni prima di poter incontrare quattro bambini, che aspettavano una mamma e un papà.
Partiti da luoghi diversi: Martina Franca, Rutigliano, Canosa di Puglia e Vicenza, si incontrano in Burundi, a casa di Leopold, una semplice dimora, con tre stanze e più di quaranta bambini, presi dalla strada e accolti tra queste mura. Dopo un periodo di permanenza, sono pronti a tornare in Italia, ognuno nel proprio paese, non è facile lasciar lì tutti i bambini che salutano i compagni, che li vedono allontanarsi e che sanno non vedranno più, consapevoli che molti di loro non vivranno mai quell’attimo. Non è semplice nemmeno stringere la mano a Leopold e andar via. Avrebbero potuto abbracciare egoisticamente i loro figlioli, godersi il momento, dopo tante difficoltà vissute e superate e salire sull’aereo già prenotato che li avrebbe portati a casa dove la nuova cameretta li attendeva.
Ma loro si guardano negli occhi, guardano Leopold e… “i nuovi” genitori hanno un’idea geniale,  promettono che si impegnano da subito a costruire un orfanatrofio, che consenta a quei bimbi di vivere un’infanzia dignitosa, con spazi per poter dormire, con culle e lettini e non tanti letti a castello in cui dormono otto bambini, come accadeva e accade ancora adesso. Ma anche giochi e qualche tavolo e delle sedie, per non farli mangiare su una grande coperta messa a terra. “Lo dovevamo a quel grande piccolo uomo, è un atto di riconoscenza per  colui che ha salvato i nostri figli e li ha consegnati nelle nostre braccia, per colui che ogni giorno deve combattere per assicurare un piatto di riso e fagioli per tutti i suoi bambini, per  colui che non chiede mai, ma prega Dio di vegliare su di loro”.
“E’ il 2017  quando le quattro famiglie italiane  andate in Burundi per adottare quattro bambini al rientro fondano la Onlus 4INZU, inzu, in lingua kirundi significa casa e famiglia”.
In queste quattro località italiane inizia una gara di solidarietà, un pullulare di iniziative che permettono in poco tempo di raggiungere la cifra necessaria per l’acquisto del terreno.
Ma sono consapevoli di essere ancora all’inizio, si organizzano incontri, gran galà, vengono proposte pochette e borse realizzate in Burundi dalle donne e vendute qui con l’intero ricavato devoluto per  l’orfanatrofio, così come le t-shirt:  sulle spalle un pensiero scritto da Leopold e dinanzi un disegno meraviglioso, realizzato da un ragazzo che abita nella casa di Leopold. E poi crocifissi africani, ora gustosissimi panettoni artigianali, confezionati in borse del tipico coloratissimo tessuto africano.
I contatti con Leopold sono costanti, i bambini adottati in Italia si vedono spessissimo, a scadenza mensile, per scelta dei genitori, che credono nella valenza del loro sentirsi ancora e sempre amici e compagni d’infanzia.
Alcuni di loro sono arrivati in famiglie dove c’erano dei fratelli, che con i genitori hanno fortemente voluto accogliere e si danno da fare perché il progetto si possa realizzare al più presto.
Leopold è stato in Italia, l’ho incontrato, ho parlato con lui, ho letto nei suoi occhi la gioia di un padre che prende i bambini per strada e li accoglie in un luogo dove nella semplicità possono nutrirsi e crescere amati di un affetto incondizionato.  Capisco subito che Leopold a sua volta è un orfano e a 18 anni, ha iniziato ad accogliere  bambini abbandonati e a prendersi cura di loro.
E’ proprio di questi giorni la pubblicazione di un libro scritto da Francesco Semeraro, uno dei papà e illustrato da  Saverio Penati, “Amahoro e sarà di nuovo pace”,  un racconto ambientato in Burundi, sicuramente per bambini, ma che porta gli adulti a  riflessioni profonde, lasciando in loro un forte messaggio. Tutto il ricavato delle vendite sarà devoluto per la costruzione di Casa Leopold.
Seguendo la pagina Facebook di 4INZU ci si rende conto che tantissime iniziative  bollono in pentola, che la solidarietà continua e poi ci sono i video dei bambini che dal Burundi insieme a Leopold ringraziano per i doni che ricevono e cantano con occhietti vispi e desiderosi di crescere.
Con il Natale alle porte nascono le fondamenta di una nuova costruzione, espressione di generosità, di dedizione, di accoglienza, di cuori grandi, di tenacia. Un orfanatrofio per il quale lavoreranno le maestranze locali e nel quale ben presto correranno più di sessanta bambini, mossi dalla speranza di poter essere accolti in un abbraccio che abbia il calore di una famiglia.


 



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