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SANREMO / GIU´ LE MANI DA ACHILLE LAURO

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

9
FEB
2019
Signora mia, non si sa più dove stiamo andando con questi giovani sbandati che cantano queste cose sconce e sono pieni di droga; ci vorrebbe un po' di disciplina e che diamine (e magari non si è accorta che suo nipote si fa le pere).
Non ho mai sopportato gli ipocriti perbenisti, quelli che convenzionalmente potremmo definire i “signoramia” e per questo ho sempre scelto di accomodarmi dalla parte sbagliata. Per reazione e non perché dalla parte giusta non ci fosse posto.
Questa volta la parte sbagliata è accanto ad Achille Lauro, un giovane Trapper un po' scalcinato le cui canzoni generalmente mi provocano un certo gonfiore genitale ma che è diventato oggetto di attacchi tragicomici da parte di Striscia la Notizia, l’house organ dei “signoramia”.
E così sono stato costretto a subire l’onta di dovermi interessare per pochi minuti alle vicende sanremesi – che, per dirla come Vittorio Feltri, mi interessano quanto il sesso tra scarafaggi – per capire cosa ci fosse di vero nell’insinuazione di Striscia la Notizia secondo cui il brano Rolls Royce è un inno all'ecstasy.
Premesso che anche Striscia la Notizia potrebbe essere un inno alla cocaina (perdinci, “striscia” è inequivocabile), il punto sarebbe che Rolls Royce è il nome con cui viene definita una pasticca di ecstasy.
Il simbolo della casa automobilistica, infatti, è chiamato anche "Spirit of Ecstasy" (Spirito dell'estasi) e rappresenta una figura femminile con le ali gonfiate dal vento. Il suo nome sarebbe però finito col diventare anche un nome per le pasticche di Mdma. 
Ad avvalorare la tesi del messaggio pro-sballo ci sarebbero le citazioni di personaggi (Elvis, Hendrix, Amy Winehouse) morti non proprio di vecchiaia. 
Curiosa questa roba secondo cui è come se i giovani avessero bisogno di farsi incoraggiare da Achille Lauro per assumere droghe sintetiche (già diffusissime tra gli adolescenti al netto dei trapper e dei genitori che se ne fottono). Curioso anche che Achille Lauro abbia approfittato del palco più tradizionalista e bacchettone d’Italia per fare il pusher subliminale o in alternativa il provocatore.
E’ una tesi da straccioni, una roba talmente qualunquista da apparire quasi montata ad arte per rianimare un evento imbalsamato guardando il quale - come ha giustamente osservato qualcuno -  ti barcameni tra un “mo questo chicazzè?” e un “ma questa non era morta?”.
Che poi quella di provocare con l’epica dello sballo non funziona più, è una menata che si perde nella notte dei tempi e che parte dai Beatles (“Yellow Submarine” divenne il soprannome delle pasticche di LSD) fino ad arrivare a Vasco Rossi con il più domestico Coca Cola passando per molti altri che hanno rimestato in vari modi questa roba non facendo nemmeno notizia. Un pantalone a zampa in tempi di slim fit insomma.
Ma se anche l’ammiccamento alla droga fosse vero, questo non autorizzerebbe i benpensanti a censurare alcunché per il semplice motivo che le canzoni non hanno un fine pedagogico, non devono educare i giovani ma sono la più alta forma di libertà.
L’educazione spetta alla famiglia, alla scuola, alle Istituzioni e non certo a un musico che non è altro che un giovane prodotto (vittima?) di questa società che si riempie la bocca con i valori di giorno e poi va a mignotte di notte. 
Libertà, dicevamo, già, proprio quella libertà che ci ho visto nel testo di Achille Lauro: una sorta di gioco di specchi (o di unioni istintive) tra icone mondiali del lusso associate a personaggi che hanno vissuto di eccessi potendosele permettere e divenendone addirittura un simbolo (No, non è un drink, è Paul Gascoigne/ Chitarra in perla Billie Joe/ Viva Las Vegas come Elvis/ Rolls Royce sì come Marilyn Monroe).
Ma è anche un’associazione tra immagini che accostano la moderazione all’eccesso (No non è vita è Rock’n Roll/ No non è amore è un sexy shop).
Quella fatta di eccessi non è vita? Ma perché quella da pecorone invigliacchito tutto casa e chiesa lo è?
Magari per loro campare da “ceto medio” è come essere già morti. Quella di Achille Lauro è un inno alla libertà di scegliere come vivere e come morire e se poi dovesse capitare il peggio – dice – “c’est la vie, non è follia ma è solo vivere”.
C’è qualcosa di romantico in chi vuole campare come cazzo gli pare mettendo in conto che morire è solo un incidente di percorso che corona un viaggio avventuroso.
Con buona pace dei morigerati che forse non ricordano ciò che saggiamente consigliava lo scrittore statunitense Elbert Hubbard: non prendere la vita troppo sul serio, non potrai mai uscirne vivo.
 


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