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Salvini in carcere da Peveri, l'endorsement della giustizia fai da te

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

25
FEB
2019

Nelle scorse settimane, l’attuale Ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, si è recato in Sardegna per dedicarsi alla propaganda elettorale precedente alle elezioni regionali tenutesi il 24 febbraio. Per svolgere la sua attività di promozione della Lega, il partito di estrema Destra di cui è leader, ha riproposto i suoi principi cardine basati sulla lotta all’immigrazione e l’autodifesa. Nell’occasione, valicando i suoi ruoli istituzionali, si è anche occupato del problema che affligge i pastori sardi riguardo al prezzo di vendita troppo basso del latte ovino, non ottenendo risultati efficaci e favorendo l’imputazione per blocco stradale nei confronti di alcuni manifestanti che rischiano la reclusione da due a dodici anni secondo il decreto sicurezza voluto proprio dal Ministro degli Interni. Matteo Salvini, imputando le spese delle sue trasferte a totale carico dei contribuenti, ha toccato diverse località sarde proseguendo la sua campagna promotrice anche durante il periodo del silenzio elettorale che lui dovrebbe assicurare. Durante la campagna elettorale, al fine di rafforzare le sue opinioni in merito alla diffusione delle armi fra i civili, il ministro si è recato presso la casa circondariale di Piacenza, dove ha visitato Angelo Peveri e Gheorghe Botezatu, entrambi reclusi per tentato omicidio.

(“Se necessario sono disponibile ad andare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere la grazia”: parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini al termine dell’incontro in carcere con l’imprenditore piacentino Angelo Peveri.)

Nell’ottobre del 2011, nei pressi di Piacenza, tre uomini fuggirono dopo essere stati sorpresi durante il tentativo di furto di gasolio da un escavatore di proprietà di Peveri. Durante la fuga, uno dei tre ladri fu ferito da un colpo di fucile sparato dall’imprenditore. Dopo qualche giorno, uno dei fuggitivi, Jucan Dorel, incensurato, tornando sul posto nel tentativo di recuperare la sua autovettura, fu sorpreso e colpito da Gheorghe Botezatu, per poi essere percosso ripetutamente da Angelo Peveri che, dopo averlo immobilizzato, lo sparò al petto a distanza ravvicinata. L’imprenditore, quindi, non pose in atto misure necessarie a prevenire un crimine ma tentò di concretare un’esecuzione capitale nei confronti del ladro, tanto che, durante il processo, conscio delle sue ingiustificabili azioni, scelse il rito abbreviato.

(L'imprenditore Angelo Peveri)

Secondo Matteo Salvini, ministro della Repubblica Italiana: "Non è giusto che sia in galera un imprenditore che si è difeso dopo 100 furti e rapine e sia a spasso il rapinatore in attesa del risarcimento danni, questo mi dice che bisogna cambiare presto e bene le leggi". In sostanza, piuttosto che cercare soluzioni legali per evitare le cause dei furti, anche di valore irrisorio come quello avvenuto a Piacenza, il Ministro degli Interni invoca l’uso della violenza per punire gli esecutori, delegittimando così la Giustizia, che seppur ferruginosa, tardiva e non adeguatamente supportata dai mezzi d’indagine, è l’unica preposta a valutare i reati e dispensare le condanne. Difendendo Peveri e Botezatu, Matteo Salvini spaccia il diritto di chiunque a infiggere liberamente pene, sino all’esecuzione capitale, quale legittima difesa che, già ampiamente discutibile nelle sue forme, è tutt’altra cosa. Assecondando la visione distorta e anacronistica del ministro, si annullano le distanze fra un popolo civile e un’aggregazione spontanea di selvaggi ben lungi dall’essere una società. Quale differenza ci sarebbe fra sparare deliberatamente a un ladro e le esecuzioni capitali pubbliche eseguite dai Talebani?



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