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LA PUGLIA DEI MISTERI

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

7
SET
2012

 

Rossano Astremo, con il suo recente “101 misteri della Puglia (che non saranno mai risolti)”- Newton Compton, a Grottaglie, suo paese d’origine, in tour con “Spiagge d’autore”, ci racconta di una regione oscura, lontana dai riflettori e poco glamour
     
La Puglia è plurima, caleidoscopica. E’ una terra complessa: respinge e attrae. Come il mistero. Sarà forse proprio per questo che gli scrittori pugliesi, una volta lasciata la Puglia, perché fuggiti o più semplicemente perché non hanno trovato in questa regione il loro posto, nella distanza ne sentono il richiamo, quasi fosse il canto delle Sirene, e così alla Puglia ritornano, non in senso fisico, per raccontarla, per indagarla, scrutarla, per porgere l’orecchio alle voci che sotterranee echeggiano, per coglierne le varie essenze e trasformarle in scrittura.  Poiché, come dicevamo, in questa terra di essenze ce ne sono tante, come tanti sono i suoi castelli, le sue chiese, i suoi paesi, le leggende, i miti, i personaggi. Alcuni dal nome altisonante, come quello di Federico II, altri meno noti o del tutto ignoti. Rossano Astremo è uno scrittore pugliese, grottagliese per l’esattezza, ha lasciato la Puglia da un lustro e ora vive a Roma, il suo esordio è poetico (“L’incanto delle macerie”) e ha all’attivo otto libri. Da qualche anno con la Newton Compton ha dato vita a un originale percorso conoscitivo di questa nostra regione, alternativo a quello offerto dalle tradizionali guide turistiche, che comprende: “101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato”, “101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita” e il recentissimo “101 misteri della Puglia (che non saranno mai risolti)”.  Una trilogia assolutamente da tenere custodita e, soprattutto, da utilizzare alla bisogna quando, non necessariamente perché turisti, si decide di visitare uno degli innumerevoli luoghi pugliesi. Non una guida turistica in senso stretto, non vi troviamo mappe, itinerari tracciati o evidenziati perché più glamour. Anzi, Astremo rifugge il glamour, il turismo stereotipato: per lui visitare un luogo è cercare di penetrarlo nello spirito, assaporandolo con tutti e cinque i sensi e con mente aperta e curiosa. Nei giorni scorsi Rossano Astremo è stato in Puglia, nel tour di presentazioni del suo ultimo libro: “101 misteri della Puglia (che non saranno mai risolti)”, lo abbiamo incontrato a Grottaglie, nell’ambito degli incontri organizzati da “Spiagge d’autore”.
      Con il recentissimo "101 misteri della Puglia (che non saranno mai risolti)”  si chiude la sua trilogia dedicata alla nostra regione. Quest'ultimo lavoro, impeccabile per sintesi e documentazione, si incentra sul mistero. Da cosa nasce questo suo interesse?
«L'obiettivo di questo terzo libro dedicato alla Puglia, a inizio di stesura, era quello di creare un viaggio al negativo della Puglia tanto strillata dai media. Contrapporre, in sintesi, al sole tanto osannato dalle agenzie di viaggio e dagli assessori al turismo, le “tenebre”, attraverso un percorso nel tempo, dall'antichità ai giorni nostri. Leggende e storie di cronaca nera si susseguono in questo racconto cronologico. Dall'origine dei Dolmen e  Menhir alla tragica vicenda di Sarah Scazzi, per intenderci».  
      Dal 2007 lei vive e lavora a Roma. Cosa la lega alla Puglia? Odio, amore, nostalgia? La Puglia e' bella se “vissuta " da lontano e "gustata" a piccole dosi, magari alle festività raccomandate?
 «Per ragioni personali, direi che dopo la mia partenza dalla Puglia il rapporto è stato per anni conflittuale. La mia partenza è stata più dettata da una rabbiosa fuga da tutto. Questa radice negativa ho dovuto lentamente estirparla per ricominciare a considerare la mia terra non matrigna, ma madre. In questo senso la scrittura di questi volumi sulla Puglia che la casa editrice Newton Compton mi ha commissionato ha semplificato questo conflittuale rapporto, non del tutto risolto».
Nella prefazione all'originalissima e coraggiosa ricerca poetica che diede vita nel 2007 alla raccolta "L'incanto delle macerie", Flavio Santi scrisse testualmente: "Rossano Astremo porta inciso il suo destino nel proprio corpo, nella propria identità , in quel cognome che conduce inequivocabilmente a un aggettivo: ESTREMO." A distanza di un lustro esatto da quella raccolta, chi e' oggi Rossano Astremo? Quali sono state le esperienze più significative maturate? Le sue asperità sono state levigate? La sua visione esistenziale e' sempre lacerata e delirante?
«Tante cose sono cambiate da quel 2007. Direi, senza voler essere retorico, che la nascita di mia figlia nel 2009 ha rappresentato un cambiamento di rotta totale rispetto a quella visione che Santi definiva “estrema”. Faccio scelte più ponderate e meno irrazionali, pur essendo ancor'oggi dominato da quel demone della scrittura senza cui avrei difficoltà a “essere gettato nel mondo”».
Quali opportunità offre oggi Roma a coloro i quali coltivano l'esperienza della letteratura? E' ancora il salotto letterario degli anni 60-70? E lei ci sta comodo in questo salotto?
 «Io non amo molto i salotti. Ai salotti preferisco le osterie, a dire il vero. Detto questo Roma oggi è fucina di creatività, in cui anche la letteratura la fa da padrona. Molte case editrici indipendenti di qualità (Minimum fax, e/o), molte riviste di valore (“Nuovi Argomenti”, “Lo Straniero”), molti scrittori che fanno di Roma il contesto perfetto nel quale raccontare la loro visione del mondo (e qui citare dei nomi sarebbe limitante, perché sono davvero tanti)».
Quali relazioni intercorrono tra voi, scrittori pugliesi a Roma? Si può parlare di una narrativa pugliese tout court, di una "linea" pugliese degli under 40?
«Capita di incontrarci in occasioni pubbliche e, in effetti, c'è questa origine comune che rende più sanguineo e diretto – meno convenzionale – il nostro relazionarci. Linea pugliese? Non saprei. Dal punto di vista stilistico c'è molta differenza tra i libri scritti da Nicola Lagioia e Mario Desiati, che tra gli under 40 da lei citati ritengo siano i più interessanti degli scrittori pugliesi che da anni vivono a Roma. Quello che ci accomuna, allargando il campo ad altri nomi, è questa elaborazione della partenza dalla terra d'origine non ancora risolta, che ci spinge quasi sempre ad ambientare le nostre storie in Puglia, con rare eccezioni, che guarda caso sono le meno riuscite. Il romanzo più bello di Nicola Lagioia, “Riportando tutto a casa”, è ambientato a Bari. “Il paese delle spose infelici”, il grande romanzo di Desiati, è ambientato nella provincia di Taranto».
Tornerebbe a vivere in Puglia?
«No, non tornerei a vivere in Puglia. Dovrebbero farmi una proposta di lavoro irrinunciabile, del tipo “Vieni a dirigere la Gazzetta del Mezzogiorno”, ma poiché non accadrà ci tornerò solo per venire a trovare i miei genitori».
Dal suo punto di osservazione come considera il proliferare di esperienze di scrittura? Dove sta andando la letteratura?
«L'idea di una decrescita felice lanciata da molti editori indipendenti, ovvero pubblicare meno e pubblicare meglio, è auspicabile. Detto questo, obiettivo degli addetti ai lavori deve essere quello di saper indicare al pubblico quali sono i titoli che meritano e quali, magari, per le più diverse ragioni, meriterebbero di restare invendute. Senza snobismo, ritengo che il successo di libri come la trilogia “Cinquanta sfumature” della James abbia avuto il merito di riportare molta gente nelle librerie. Il che, in assoluto, non è una cosa negativa».
Mi lincia se le chiedo i suoi progetti futuri?
       «Non la lincio. Direi che io sono abbastanza disordinato in vita e anche in ciò che scrivo. Sto lavorando a più cose. Uno su tutti è un romanzo, una saga ambientata nel sud Italia, che racconta i sessant'anni di storia della famiglia Lupo. Un romanzo ambizioso che spero di terminare entro la fine del 2012».
Le attività di Rossano Astremo, dunque,  sono molteplici. Tra le altre ci preme sottolineare quella relativa al laboratorio di scrittura creativa “L'adolescenza raccontata”, finalizzata all’elaborazione, da parte dei partecipanti, di un racconto, avente come tema la vita, le esperienze, le passioni, le gioie e i dolori di un adolescente oggi, nel corso del quale si passano in rassegna gli aspetti che sono alla base della riuscita di un buon racconto: dall’analisi del personaggio, alla scelta del punto di vista, dall’importanza del dialogato alla scelta dello spazio e del tempo nel quale immergere i protagonisti e le loro azioni. Il tutto condito con la lettura, passo dopo passo, di alcuni racconti di grandi protagonisti della letteratura italiana e straniera che hanno fatto del tema dell'adolescenza il protagonista di alcuni dei loro libri più riusciti (Salinger; Dostoevskij; Brizzi; Moravia; Murakami; Elena Ferrante;  Coe;  Richler;  Yoshimoto; Ivan Cotroneo) e la realizzazione di un libro con i racconti dei partecipanti al corso. 


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