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DEIALNIRA RUSSO /QUELLA VOCINA NEL SILENZIO

Pubblicato da: Categoria: Copertina

7
DIC
2017

Dal cinema al teatro, facendo tappa a Los Angeles. Il percorso dell’attrice martinese sembra inarrestabile e pronto a decollare verso mete sempre più ambite, grazie anche a un incoraggiamento speciale


    Quanti di noi fanno il lavoro che sognavano di fare da bambini? Temo che la risposta possa risultare alquanto deludente. Un po’ perché, si sa, i sogni dei bambini sono talmente grandi e luminosi da risultare, il più delle volte, irrealistici. Un po’ perché da adulti troviamo la nostra vera strada, capiamo che il percorso da seguire è invece un altro, uno che fa più al nostro caso. Un po’, infine, ed è questa la cosa peggiore,  perché lo dimentichiamo. Dimentichiamo cosa eravamo certi di voler fare, ci lasciamo assorbire dalla vita che va, dal tempo che scorre, da un percorso di studi quasi obbligato, da scelte sbagliate, forse più sicure e affidabili, forse no. E si finisce col fare altro, ripensando, magari con un pizzico di nostalgia, a tutti quei progetti che avevamo e che abbiamo chiuso in un cassetto.
    C’è, però, anche chi quel cassetto lo riapre liberandone il contenuto. Perché, se è vero che quando siamo piccoli non abbiamo le idee abbastanza chiare, è altrettanto vero che quelle stesse idee nascono unicamente da dentro di noi e per questo sono pure e, in molti casi, svelano la nostra vera essenza.
    Daniela Russo, in arte Deialnira, ha capito che la sua strada era proprio quella che sognava da tutta una vita: fare l’attrice. Sapeva che non sarebbe stato facile, sapeva che avrebbe dovuto lottare e studiare, tanto, tantissimo. Ma sapeva anche che il suo Io più vero stava gridando a gran voce, le stava urlando di non mollare, di soddisfare il suo più grande desiderio.
    Oggi, Deialnira può essere felice di aver dato ascolto a quella voce, perché la strada che ha intrapreso la sta portando davvero lontano.


    Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera artistica? È un desiderio che hai sempre coltivato o è maturato in seguito a un’esperienza specifica?
    «Sai, la vita a volte ti porta in luoghi che non avresti mai immaginato. La mia mi ha condotta a perseguire una strada che non avrei mai pensato di intraprendere; ho lasciato che mi prendesse per mano e fin da bambina mi ha fatto intuire che l’arte sarebbe stata parte integrante della mia esistenza, approdando alla recitazione, così, quasi per caso. Ho dapprima iniziato a studiare canto e nonostante fossi felice sentivo che mi mancava qualcosa. È stato grazie al laboratorio sperimentale organizzato dal Teatro C.R.E.S.T. di Taranto nel 2005 che per la prima volta sono entrata in relazione con una parte più profonda di me: una vocina mi diceva che di quel silenzio, di quel tempo sospeso e di quella disciplina ne avrei avuto sempre e davvero bisogno. Ho capito quale fosse la mia vera vocazione poco dopo la Laurea Magistrale in Teatro e arti performative presso la Facoltà di Scienze Umanistiche all’Università “Sapienza” di Roma; successivamente a quegli anni di studio teorico e partecipando ad alcuni laboratori di ricerca, la strada mi stava riconducendo ancora ad ascoltare quella vocina che mi aveva parlato molto tempo addietro.  Da allora ho definitivamente permesso al teatro di entrare nella mia vita e iniziare lo studio dell’arte drammatica».

    Ti ispiri a un modello in particolare?
    «Mi ispiro prevalentemente a me stessa, siamo unici e irripetibili e non dobbiamo cercare di cambiare agli occhi degli altri imitando qualcuno, bensì di migliorare e farlo solo per noi stessi. Spesso ammiro e prendo come riferimento quegli attori che ogni volta riescono a lasciare un’emozione e segnarti per sempre nell’attimo in cui decidi di entrare a teatro e di abbandonarti a quel tempo extraquotidiano con loro. Non esiste un modello, esistono il desiderio e la voglia di avere la capacità di donarsi al pubblico con onestà, abilità ormai quasi del tutto scomparsa nel panorama artistico italiano perché, purtroppo, fa paura. Ogni attore dovrebbe accettare e trovare il modo di vivere la “scomodità” del proprio essere, nel disequilibrio perenne e totale, con grande umiltà, sempre. Credo che sia questo il segreto dei più grandi artisti».

    A cosa devi la scelta del tuo nome d’arte?
    «In verità il mio nome d’arte è il frutto di un’acronimia formata da me e da un’altra io che ha sempre fatto parte della mia vita e che mi è stata sempre amica. Possiamo decidere di essere uno o tante maschere e io ho scelto di concedermi il lusso di essere me stessa accettando la mia frastagliata personalità nelle sue infinite sfumature. Deialnira è l’insieme di tutte quelle debolezze, fragilità e fantasie che sul palcoscenico non hanno timore di esistere ma che anzi, si rianimano per prendere forza e far sì che chi ti guarda possa rispecchiarsi in te, necessitando un’accettazione personale dalla quale la società di oggi, purtroppo, ti costringe ad allontanarti».

    Hai una fortissima predominanza teatrale ma anche un’esperienza piuttosto variegata tra cinema e televisione, dunque, una conoscenza dei diversi linguaggi. Cosa ti spinge a fare prevalentemente teatro?
    «Sono linguaggi simili, ma differenti. La cinepresa ti cattura nell’attimo, ti immortala e rimarrai lì, registrato per sempre. Che bella sensazione! Nel teatro, invece, ho ritrovato il senso della mia vita».

    In che senso “ritrovato”?
    «Ritrovato, perché quando si è piccoli si hanno già le idee ben chiare su cosa voler fare da grande e non hai bisogno di capirlo. È una consapevolezza insita, anche se poi il tempo te la fa dimenticare; non potrò mai fare a meno di quest’arte. Ogni giorno si ha a che fare con del “materiale umano”: sensazioni, percezioni, sensibilità, emozioni, energie differenti che si intrecciano direttamente con la tua. È un’arte più aleatoria e che sei incapace di poter riafferrare identicamente la volta successiva: quel momento c’è, lì e ora, poi finisce. Lo potrai rivivere, ma ogni volta sarà sempre diverso, rintracciabile solo nella memoria e nel tuo corpo e mai riproducibile in modo identico. Ricercare ininterrottamente la “verità” e l’autenticità dell’essere nel momento di un presente ingovernabile: vivere di questo è un grande privilegio!».

    Da come parli ti senti una persona fortunata. Lo sei veramente?
    «Sì, e ne sono davvero felice. Per ciò che la vita mi ha offerto, per quello che sono riuscita a creare e per aver sempre avuto intorno persone che hanno creduto nelle mie capacità,  per aver conosciuto maestri che mi hanno regalato tanto del loro sapere e hanno trovato in me un punto di riferimento così come io in loro».

    Hai avuto modo, infatti, di confrontarti con registi di calibro internazionale e sei da poco partita per gli USA per un’esperienza a “The Lee Strasberg Theatre and Film Institute” di Los Angeles. Quali sono le tue aspettative?
    «Credo che sarà un’opportunità non solo per accrescere la mia esperienza ma anche per conoscere e confrontarmi ancora con un nuovo e diverso modo di vedere e considerare il lavoro dell’attore; una nuova prospettiva utile per affrontare il mio percorso artistico con ulteriori strumenti e consapevolezze. Come è noto, nella vita non si finisce mai di imparare e credo che l’aridità di un attore o di un artista in generale, prenda piede nel momento in cui ci si senta arrivati, è una trappola in cui molto spesso si rischia di cadere senza rendersene conto. Fortunatamente è nella mia indole sentire il bisogno di perfezionarmi sempre più e non sentirmi arrivata. Prenderò da questa esperienza il massimo che potrò, come sempre».

    Cosa sogni di fare al tuo rientro?
    «Di sogni ce ne sono tanti! Vado sempre con i piedi per terra, non amo crearmi aspettative. Mi godo quel che è e...quel che sarà».



 



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