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La tradizione non si tocca

Pubblicato da: Categoria: Attualità

9
NOV
2017

Dal rispetto delle tradizioni secolari ai preparativi per il lungo Natale tarantino che conta 46 giorni. La Tramontana è diventata un po’ l’incubo non soltanto dei pescatori (che il vento da Nord tiene lontani dalla pesca) ma anche, e soprattutto, della popolazione civile e degli studenti del martoriato Quartiere Tamburi a causa dell’inquinamento

A partire da questa settimana e fino alla festività dell’Epifania del 6 gennaio la “copertina” della nostra rubrica dedicata all’Almanacco si alternerà tra tradizione e attualità, ma, se sarà il caso, entrambe le componenti potrebbero trovare spazio nella nostra copertina di apertura.
Tutto questo nasce dal fatto che, guardando il calendario, notiamo che, messa da parte la lunga Commemorazione dei Defunti che a Taranto dura i primi 4 giorni di novembre e la prima domenica dopo il 2 novembre, ci si avvia a piccoli passi verso la data del 22 di novembre che segna per i tarantini l’ouverture del Natale in terra jonica che conta ben 46 giorni. Ebbene, almeno quest’anno il periodo da dedicare alla Commemorazione dei Defunti ha lasciato una “piccola” coda, intanto per la tradizione dobbiamo ricordare che un tempo, quando il presepe si faceva in casa e occupava una intera stanza, ad ogni componente della famiglia veniva assegnato un compito specifico finalizzato a portare a casa giornali vecchi, carta da imballaggio, legname a strisce, paglia e fascine che rappresentavano la materia prima dalla quale partire per la costruzione del presepe. Ma, riprendiamo il discorso relativo alla Commemorazione dei Defunti per la quale registriamo un duro e risentito commento da parte di Antonio Fornaro, osservatore attento e studioso scrupoloso della tradizione tarantina.
Questo sentimento nasce dal fatto che l’“Ottava dei Morti” che fin dal 1900 si svolgeva la Domenica successiva al 2 Novembre, da quest’anno è stata stravolta e in gran parte cancellata. L’”Ottava” da sempre è stata organizzata dalle Confraternite cittadine e dalle Pie Società di Mutuo Soccorso.
Dopo alcune interruzioni dovute alla Seconda Guerra Mondiale, la pia pratica fu ripresa nel 1976 e quindi si è svolta secondo i canoni tradizionali fino allo scorso anno. Il corteo, dopo una preghiera nella Chiesa del SS. Crocifisso al Borgo, si snodava fino al Cimitero di San Brunone con una sosta sul Ponte Girevole, dove veniva lanciata in mare una corona di fiori per ricordare i Caduti del Mare sulle note dell’ “Inno del Piave”. Poi il corteo, seguito in media da circa 300 fedeli, proseguiva tra preghiere ed esecuzioni da parte di una banda cittadina.
La seconda sosta avveniva al piazzale Democrate dove, davanti alla statua della Stella Maris, veniva posta una colonna di fiori davanti al Monumento alla Stella Maris per ricordare i caduti civili delle case di via Napoli nei bombardamenti inglesi del 26-27 e 28 agosto 1943. La terza e ultima posta veniva effettuata davanti alla statua del Redentore all’interno del cimitero e, subito dopo, si concludeva con la celebrazione della Messa.
Quest’anno il lungo pellegrinaggio è stato cancellato ed è stato salvato soltanto l’omaggio floreale ai fedeli defunti davanti alla Statua del Redentore e la Messa. Tutto sarebbe stato determinato dal fatto che qualcuno, e non si sa chi sia, abbia fatto presente che la presenza delle marce funebri avrebbe distolto dalla preghiera.
A parte il fatto che la musica delle marce funebri non distrae ma concilia il raccoglimento della preghiera, resta il fatto contradditorio che, fuori dall’“Ottava dei Morti”, le Confraternite dell’Addolorata e del Carmine hanno ingaggiato una banda cittadina che poco prima di mezzogiorno del 5 novembre, ha suonato le marce funebri davanti alle Cappelle Sociali delle due Confraternite.
Allora, come si conciliano questi opposti e il commento sarcastico di qualcuno che avrebbe detto che la marcia funebre non interessa affatto i nostri cari defunti. Sì, è vero, ma ne concilia il ricordo e la preghiera. Uscendo dal Cimitero San Brunone il 5 novembre a Fornaro sono tornate alla mente le intramontabili parole della “Livella” di Totò che faceva dire ai defunti: “Noi siamo seri, apparteniamo alla Morte!".
Con ciò non si vuole assolutamente negare che le tradizioni vanno mantenute; cessano soltanto quando queste non trovano più seguito da parte del popolo.
Allora, conclude Fornaro, o le marce funebri hanno un senso e un significato, e lo devono avere sempre, oppure si faccia avanti qualche esperto per spiegarci il significato e la funzione delle marce funebri perché non si può per un verso cancellare una parte della storia e poi, per altra via, far rientrare soltanto la parte musicale, anche se fuori dal contesto dell’“Ottava”.
Messo da parte questo argomento poco allegro, vediamo di capire se, e come, la città si sta preparando al lungo evento natalizio.
Lo scorso anno si contarono sulla punta delle dita le luminarie cittadine, quest’anno speriamo e crediamo che così non possa essere e che, a partire dall’ente comunale, ci possa essere una programmazione che veda calendarizzate manifestazioni che vanno dal 22 di novembre al 6 gennaio.
Quella natalizia è una grande opportunità di richiamo turistico per la città a patto che nella programmazione non vengano interessati soltanto i quartieri storici  della città ma anche quelli periferici perché la gioia e la festa del Natale possa avere stessa valenza e fruizione dai Tamburi alla Salinella, dalla Città Antica a Talsano e così via discorrendo.
Concludiamo questa anomala puntata del nostro almanacco facendo una amara considerazione. Il problema fa riferimento ai wind days, cioè alle giornate in cui sul capoluogo ionico soffia il vento di tramontana e questo, in particolare, al rione Tamburi arreca danni notevolissimi per la salute dei cittadini perché sposta le polveri sottili ed è per questo che fino a ieri l’ordinanza sindacale invitava i cittadini di questo quartiere a tenere chiuse le finestre e a limitare all’essenziale l’uscita da casa.
Da qualche settimana l’ordinanza si è estesa con la chiusura delle scuole in quei giorni. Si tratta di un provvedimento finalizzato alla salvaguardia della salute dei bambini e dei ragazzi. Ma quando e come questi alunni recupereranno le ore di lezioni perse? Sarebbe invece il caso i mobilitarsi tutti insieme perché dal parco minerale dell’Ilva si possa allontanare per sempre dalla città tale pericolosa minaccia per la salute di tutti.



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