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Il fascismo in abiti civili

Pubblicato da: Categoria: Attualità

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LUG
2018

Se il nemico feticcio di Silvio Berlusconi erano “i comunisti”, quello di Renzi “i gufi”, per Salvini sono i “radical chic da salotto": da Emmanuel Macron a Roberto Saviano fino a tutti coloro che esprimono criticità sul suo operato

Vessazioni, umiliazioni, raggiri, estromissioni. Una grande parte della popolazione italiana ritiene di aver subito queste angherie per troppo tempo da chi avrebbe dovuto rappresentarla governando il Paese e trovando la soluzione dei problemi sociali che lo attanagliano. Non è solo una pessima sensazione ma una concreta realtà che ha diviso la popolazione italiana dalla classe politica molto distante dalla concretezza. È successo spesso che dalla costituzione della Repubblica Italiana, chi deteneva il potere in Italia lo facesse lontano dall’opinione dei suoi cittadini, ricordandosi di loro solo in prossimità delle elezioni. Anche gli ultimi decenni della storia di questa nazione sono stati oggetto di questo stile di governo generando, oltre a un dilagante malessere, un’enorme tensione sociale e una maggiore disparità fra gli italiani. L’Italia è in grande difficoltà e diffondere dati in merito alla crescita occupazionale e al miglioramento della qualità di vita, facendo riferimento al precariato e alla produzione di nicchia, è una forzatura che nasconde l’incremento della ricchezza di pochi italiani a scapito degli altri e la tutela del sistema bancario simile a un’impresa privata sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini. Negare la condizione di disagio ha inasprito ancora più gli animi di chi era già fortemente deluso ed è sembrato paradossale che lo strappo finale con la popolazione fosse attuato da un governo di centrosinistra controllato da un partito le cui radici originarie erano proprio vocate al popolo. Decenni di governi basati solo su accordi fra politici hanno nuociuto principalmente la classe media nata dall’enorme sforzo del proletariato, ormai estinto, che cercava di risalire la china per offrire un futuro migliore alle nuove generazioni. In concreto, le politiche degli ultimi anni si sono concretate con un aumento della ricchezza per pochi e con l’impoverimento delle altre fasce sociali. Gli elettori si sono stancati di confidare nella speranza, unico sprono verso il futuro insieme alla fiducia e, com’era facilmente prevedibile, hanno debellato una parte di questo sistema distorto. Si sono ritrovati in un Paese disastrato ma privi della sufficiente coscienza sociale per la ricostruzione, profondamente adirati e alla ricerca di un responsabile della loro condizione. Purtroppo gli italiani sono stati volutamente formati alla dipendenza, condizione che li ha indotti a essere prevenuti verso soluzioni complesse e lente anche se risolutive. Aspettavano un evento straordinario che mutasse la loro situazione e nel momento della maggiore acme di questo stato d’animo, qualcuno ha proposto uno scenario differente, rapido, allettante, scevro da problemi e che avrebbe cambiato radicalmente l’Italia. L’idea di cambiamento, però, non è nata da un unico fronte compatto, univoco e che condividesse gli stessi obiettivi ma da pensieri anche molto differenti, in continua mutazione e perfino opposti. Agli elettori questo non è importato e hanno votato offrendo un’opportunità a questo progetto. Non li si può biasimare se, stanchi, hanno sperato nel rinnovamento ma nel farlo hanno posto la loro fiducia mossi dal bisogno e senza nessuna analisi critica. Probabilmente è per questo che oggi l’Italia è divisa fra chi crede in questo futuro politico e vi si è aggrappato incondizionatamente senza voltarsi a osservare le macerie su cui sta sorgendo e chi resta saldamente legato alla realtà osservando il fenomeno in maniera critica e ponendosi molteplici interrogativi. L’incalzante propaganda attuata, la diffusione di promesse tanto allettanti quanto difficilmente realizzabili, la convinzione dei nuovi rappresentanti di riuscire a garantire la rimozione di ogni ostacolo e la punizione per chi ha sbagliato, per ora ha solo prodotto ciò che, dalla nascita della Repubblica, ci si è sempre auspicato non accadesse: l’Italia profondamente divisa. La spaccatura non sta avvenendo attraverso il confronto civile e critico ma tramite scontri accesi, aspri, a volte violenti. Chi ha proposto il cambiamento lo sta attuando con l’intento di radere al suolo qualsiasi cosa s’interponga al raggiungimento dello scopo e a qualsiasi prezzo. Non c’è nessuna intenzione di salvare quanto sia ancora valido del recente passato e s’intende colpire chiunque rallenti il processo con qualsiasi mezzo, compreso abbandonare al proprio destino chi ha difficoltà ad accettare il nuovo sistema. Chi promuove e sostiene queste logiche è talmente proiettato verso la meta finale da apprezzare anche le proposte più inumane e ingiuste pur di vedere concretare i risultati. Gli elettori di questo nuovo governo sono, a loro volta, divisi fra gli scettici verso la dualità e i fedelissimi, entrambi così fiduciosi da difendere i loro eletti con qualsiasi mezzo pur di non vedere infrangere il loro sogno. Facendolo, adottano gli stessi metodi dei loro eletti, interloquendo con ira, odio, violenza e imposizione. Il loro nemico è chi cerca di dissuaderli e riportarli a considerare che il prezzo che sarà pagato in termini economici e civili sia troppo alto a fronte di nessuna garanzia di riuscita. Chiunque osservi con sguardo critico al cambiamento promesso è identificato quale complice della condizione di disagio dell’Italia e, pertanto, apostrofato come “Buonista”, “Zecca Rossa”, “Sinistro”, “Amico di Renzi”, “Piddino”, “Radical chic” seguiti da minacce, insulti e frasi denigratorie specie se si dimostra che il “miracolo” non è facilmente realizzabile e che si rischia una pericolosa deriva totalitaria. Chi oggi governa ha compreso la natura del supporto e si spinge a promuovere la tutela del ricco sul povero, la lotta alla migrazione verso l’Europa, la tortura come metodo d’indagine, l’omofobia, il razzismo e il nazionalismo, riscontrando, comunque, consensi. Quanto accade era stato ampiamente preannunciato ma la sicumera dei precedenti governi ha voluto che s’ignorassero i molteplici appelli alla ragionevolezza. È svanita la possibilità di un civile confronto tanto che anche il più pacifico degli italiani è provocato a esprimersi e agire come mai gli avrebbero permesso la sua etica, l’educazione, lo stile, il proprio credo. L’odio sta diventando incontenibile e può nascere anche da chi, solo poco prima, era considerato un amico, un fratello. Non c’è più nessuna esclusione di colpi anche contro chi era unanimemente rispettato. Ancora peggio se nel nemico si riconosce qualcuno dotato di conoscenze sopra la media come uno studioso, un medico, uno statista, un docente, uno scienziato. Chi ha un’opinione differente è immediatamente etichettato come sostenitore dell’ideologia politica opposta e a nulla serve spiegare che, invece, è solo mosso dalla ragione, dalla pazienza, dal suo pacifismo o dalla conoscenza. Quando la propaganda è costretta ad arrestarsi a fronte delle evidenze, si fa ricorso al falso, diffondendo documenti artati e teorie irreali che mirano a screditare la credibilità di teorie e dogmi sanciti al culmine di millenni di studio e ricerca. Anche se è giusto porre in discussione qualsiasi certezza, proprio perché il dubbio è lo sprono alla ricerca, è ugualmente giusto che chi lo faccia sia dotato delle necessarie conoscenze. Al contrario, per superare quest’ostacolo si ricorre al negazionismo e al ribaltamento delle logiche. Se in ognuno esiste un lato oscuro che ogni giorno è soffocato dall’etica, dall’educazione, dal rispetto e, in alcuni casi, dall’osservanza di leggi civili e religiose, in questo momento storico del nostro Paese si sta sistematicamente tentando di demolire qualsiasi certezza dando spazio all’emotività, molto più funzionale e controllabile. Il completamento di questo progetto comporta, evidentemente, la caduta della democrazia perché ciò che si vuole proporre non lo è. La democrazia scaturisce da una maggioranza composta di cittadini che, anche appartenendo a differenti realtà sociali, condividano idee omogenee frutto di una lunga e discussa intesa, il contrario di quanto sta accadendo. L’unica possibilità di uscire da questa dura contrapposizione fra connazionali è ricercare la parte sana della società sperando che presto riesca a trascinare chi è mosso più dalla passione irrazionale che dalla ragione. È, inoltre, necessario superare quel concetto di Patria dal valore strumentale costruita, ancora una volta, sui cadaveri dei soldati, su quelli delle vittime di mafia e su quelli dei migranti morti in mare perché, per quanto si voglia negare, il resto del mondo dista a meno di un’ora di volo dai nostri confini e il confronto con gli altri popoli è inevitabile. La storia, l’etica, le scienze e le religioni convergono tutte nell’affermare che l’odio è la strada certa per l’estinzione.



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