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TERRA 2.0. E´ QUESTO IL MONDO CHE VOGLIAMO?


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Pubblicato da: Categoria: EDITORIALI

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LUG
2015

Posso ben capire che per tutte le giovani donne e tutti i giovani uomini che sono nati dopo il 1990 quello in cui vivono sia il mondo migliore nel quale vivere. Per dirla con la frase che Voltaire fa proferire a Pangloss, il precettore del giovane Candide nel romanzo filosofico omonimo “Candide, ou l’Optimisme”, le cose nel mondo reale vanno “nel migliore dei modi nel migliore dei mondi possibili”. Per chi come me, invece, sta vivendo in pieno la sua terza generazione è piuttosto difficile declinare in positivo l’epoca presente. Già sento i primi commenti a questo incipit: il solito “vecchiaccio” che rimpiange i bei tempi andati, lo stantio ritornello del “si stava meglio quando si stava peggio”, e via discettando di questo passo. Proverò a spiegare perché questo mondo non mi piace ed è fortemente degradato rispetto a quello che ho conosciuto nella mia infanzia e nella mia adolescenza. Il mondo che ho ereditato dai miei genitori quando sono nato era indubbiamente più povero e più semplice ma ricco di germogli culturali, morali e spirituali quali non è possibile riscontrare nel nostro tempo. Un paese, che si stava ricostruendo sulle macerie della tragedia bellica e della guerra civile, nel quale i cittadini e la classe dirigente, politica ed imprenditoriale, vivevano in osmosi trasferendosi reciprocamente idee, esigenze, aspettative che erano coincidenti. Un mondo semplice reso efficiente dal rispetto dei ruoli, dove il riconoscimento dell’autorità non era imposto per dogma ma per evidente necessità di coesione sociale. Un mondo nel quale l’impulso alla scolarizzazione era prioritario, dove la Scuola riceveva un supporto economico, tra edilizia scolastica vitale ed un alto livello professionale del corpo docente, quale non è più dato di vedere. Era un mondo più semplice anche da un punto di vista geopolitico retto solidamente sull’equilibrio di due blocchi contrapposti, est ed ovest, che servivano da deterrente nei confronti di ogni velleitario avventurismo delle schegge impazzite dei così detti non allineati. Anche la nostra povera Europa aveva un peso politico ed economico nello scacchiere internazionale infinitamente più rilevante di quanto non sia oggi, una autorevolezza che gli derivava, sembrerà paradossale, dalla pari dignità di ogni singolo stato e dalla capacità di autodeterminare le proprie scelte politiche ed economiche pur nel quadro di una visione occidentale unitaria. Il mondo che sto lasciando in eredità a mio figlio, cosa della quale non penso mi sarà grato, è solo apparentemente più ricco e più evoluto, al di là dell’oggettivo sviluppo in campo scientifico. Gli lascio un mondo nel quale i valori culturali, etici, spirituali e sociali sono degradati al punto più basso dell’era moderna. Un mondo nel quale la divaricazione tra cittadini e classe dirigente è sempre più esasperata perché quest’ultima, e la politica in particolare, vive arroccata in una torre d’avorio che la isola completamente dalla vita reale e che garantisce esclusivamente i suoi privilegi. Un mondo nel quale il processo di analfabetizzazione, e non solo scolastica, procede a ritmi serrati, dove si può distruggere impunemente il patrimonio artistico e culturale della civiltà umana in nome di una fede malintesa e mal interpretata. Gli lascio un mondo in stato confusionale nel quale il bene ed il male si fondono in un amplesso bestiale, dove le vittime possono diventare crudeli carnefici e viceversa. Gli lascio in eredità un Paese allo sfascio di cui non abbiamo ancora scoperto il limite al peggio. Gli lascio l’Unione Europea degli egoismi più esasperati, dove vige la legge del più forte che, come Maramaldo, non si vergogna di sgozzare chi sta già morendo. Questo è il mondo che sogniamo? Voglio chiedere scusa a mio figlio, ma voglio anche dirgli che lo capirò se non vorrà perdonarmi.      

 



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