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Storie di pietra/Una fra tante ritorna a casa

Pubblicato da: Categoria: Cultura

29
MAR
2017

La stele messa all’asta a Londra non era certo il pezzo più importante, o quello meglio conservato o arricchito da raffigurazioni rare o particolarmente significative. Quella stele, però, ha assunto presto un significato particolare: quello della partecipazione

L’8 marzo, mentre si festeggiava la giornata della donna, in un post su Fb, alle ore 17:00, Domenico Sergio Antonacci, un giovane di Carpino da anni impegnato in attività culturali, guida turistica e attivo promotore dello sviluppo del Gargano, lancia questo messaggio: «#RiportiamoACasaLaStele. Una stele daunia all'asta ... valore stimato circa 5500 euro. Con 1 euro a testa la riportiamo "a casa", abbiamo 15 giorni di tempo, si può fare?». Si tratta di una stele alta 62 cm, in vari frammenti, datata al VII-Vi secolo a.C., con alcune decorazioni alquanto consuete: un corteo di persone, alcuni elementi decorativi della veste, elementi geometrici vari. Quanto alla provenienza la scheda che affianca la fotografia precisa: «Da collezione privata inglese, acquistata negli anni 2000 dalla Herakles Numismatik und Antiquitäten GmbH (Monaco di Baviera); precedentemente acquisita nel mercato antiquario europeo durante il decennio 1970».

Io, insieme a Saverio Russo e Anna Maria Tunzi, siamo direttamente chiamati in causa. Il post riceve rapidamente circa 80 ‘mi piace’, 67 commenti e 30 condivisioni. Seguo con un certo interesse il dibattito che si sviluppa e apprendo che l’iniziativa è partita anche da altri giovani ‘garganici’, Domenico Moretti, laureato in Storia medievale a Bologna e con una grande passione per la numismatica medievale (che non conoscevo e che incontro per la prima volta a Bologna qualche giorno fa in occasione di un convegno), Giampietro Piemontese, nostro laureato in archeologia a Foggia, e altri ancora. Mi incuriosisce e mi impressiona positivamente l’attivismo di questi giovani: ma mi interessa anche capire se si tratta dell’ennesima iniziativa virtuale, fatta solo di post, di facili ‘mi piace’ che non si negano a nessuno e di inevitabili polemiche (che anche in questa occasione non sono mancate). Chiamato in causa, intervengo anch’io lo stesso 8 marzo scrivendo: «In tutte le aste ci sono centinaia-migliaia di oggetti che vengono dalla Daunia. Tempo fa è stata sequestrata a Ginevra una collezione di un trafficante (Becchina) con oltre 5000 pezzi, la maggior parte dei quali dalla Daunia. E ora i pezzi sono ancora dai CC del Nucleo Tutela. Più del valore del pezzo può contare il valore di una iniziativa collettiva, come simbolo, come segnale. L'idea di una colletta in questo senso è bella. Ne parlo con i soci della Fondazione Apulia felix».

Interviene anche il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, che ragionevolmente fa notare: «Scusate, di stele daunie in giro per il mondo ce ne sono centinaia, è impensabile acquistarle o recuperarle tutte, oltre che essere inutile, per il semplice motivo che non ci sono spazi per esporle, voglio ricordare che i depositi delle varie soprintendenze sono piene di stele. Con la prossima apertura del museo nazionale del castello resterete stupiti dalla meraviglia dei reperti esposti».

Riccardi ha perfettamente ragione. Con una facile battuta si potrebbe dire che «le stele sono tante, milioni di milioni …». Impossibile seguirle tutte, fantasioso recuperarle tutte, impensabile acquistarle tutte nelle varie aste nel mondo. Peraltro, la stele messa all’asta a Londra da Bertolami non è certo il pezzo più importante, o quello meglio conservato o arricchito da raffigurazioni rare o particolarmente significative. Quella stele, però, sembra assumere presto un significato particolare: quello della partecipazione. Non è quindi il valore in sé che conta, ma l’emergere di un sentimento di partecipazione di una ‘comunità di patrimonio’ della Daunia (uso non a caso le parole della Convenzione di Faro sul valore dell’eredità culturale), ancora tutta da costruire.

Com’è noto, le stele daunie sono tra i manufatti più caratteristici della civiltà della Daunia. La prima fu scoperta agli inizi del Novecento, ma fu soprattutto negli anni Sessanta, grazie all’archeologo Silvio Ferri, professore a Palermo, Pavia e infine a Pisa, che questa classe di oggetti fu valorizzata. Ferri ne vide una casualmente in una farmacia di Manfredonia (Antonio Murgo) e comprese l’importanza di tali oggetti, tanto da lanciarsi in una frenetica raccolta nel territorio sipontino, in particolare tra contadini e collezionisti vari, fino a mettere insieme un gruppo di 1200 pezzi! È stata poi un’allieva di Ferri, Maria Luisa Nava, per anni funzionario della Soprintendenza archeologica a Foggia, a proseguire gli studi su questa particolare classe di oggetti, che rappresenta perfettamente la cultura, la civiltà e la società della Daunia antica. Lastre di pietra decorate, segnacoli di tombe, con vivaci raffigurazioni che presentano, come in un ‘film’, scene di vita quotidiana, di guerra, di caccia, di commerci, di riti religiosi, documentando anche l’abbigliamento maschile e femminile delle aristocrazie daunie, in particolare tra VII e Vi secolo a.C. Anche per questo la stele in vendita a Londra assume un valore simbolico particolare. È proprio a partire dagli anni Sessanta che le stele cominciarono ad essere trafugate e a finire nei percorsi del commercio illegale, alimentando collezioni private, italiane e straniere, e anche esposizioni museali all’estero. È verosimilmente in questo stesso contesto che la stele di Londra è giunta in Germania e in Inghilterra.

Ma torniamo alla sfida lanciata su Fb. Con Saverio Russo, presidente della Fondazione Banca del Monte, carissimo amico e collega, decidiamo di sostenere l’iniziativa. Sondo i soci della Fondazione Apulia Felix, che, come sempre, si dimostrano immediatamente disponibili: mi dicono di andare avanti con il progetto della ‘colletta’, assicurando la copertura dei costi non garantiti dai contributi dei partecipanti alla raccolta. Pare difficile raggiungere la somma necessaria in pochi giorni e pare inutile lanciare una raccolta per poi dire: «scusate, non ci siamo riusciti, vi restituiamo i soldi!».

Verifichiamo, anche tramite la soprintendente Simonetta Bonomi, che la stele non sia nella banca dati dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale relativa agli oggetti trafugati (non vorremmo certo trasformarci in ricettatori!). Il controllo dà esito negativo, come mi comunica la comandante del Nucleo di Bari, Michelangela Stefàno. La stele è legalmente in vendita a Londra e rischia di finire in una delle tante collezioni private nel mondo.

A questo punto, il 10 marzo lanciamo la sfida, con un post sulla pagina Fb della Fondazione Apulia felix:

«RIPORTIAMO A CASA UN FRAMMENTO DI STORIA DELLA DAUNIA. Raccogliendo la sollecitazione di molte persone sui social media, la Fondazione Apulia felix lancia una raccolta di fondi per l'acquisto di una stele daunia in vendita in un'asta della casa Bertolami. I versamenti vanno fatti sul cc intestato a Fondazione Apulia felix onlus presso Banca Prossima IBAN IT84I0335901600100000066451 causale "Donazione per la stele daunia" (è una donazione detraibile dalle tasse in quanto donazione a onlus). Documenteremo tutte le donazioni e faremo tutto con la massima trasparenza.  Speriamo di poter raccogliere una somma significativa, sufficiente per riuscirci. La fondazione AF farà la sua parte ma questa deve essere una prova di partecipazione, di mecenatismo diffuso, di cittadinanza attiva. Se riusciremo ad acquistare la stele decideremo dove collocarla, in un museo, in un luogo pubblico, in ogni caso in modo che sia fruibile da tutti. È solo una delle tante stele daunie e non è certo uno dei pezzi più pregiati. Sappiamo bene che nei musei, nei magazzini ce ne sono molte, e sappiamo bene che sul mercato antiquario ci sono migliaia di oggetti archeologici provenienti dalla Daunia, frutto dello scavo clandestino e del commercio illegale. Ma questa vuole essere innanzitutto una manifestazione di iniziativa dal basso. Abbiamo anche allertato, d'intesa con la Soprintendenza ABAP Foggia-BAT, il Nucleo dei Carabinieri NTP per verificare se nella loro banca dati di pezzi trafugati compaia anche questa stele e attendiamo notizie in proposito. Ma intanto procediamo con la raccolta dei fondi».

A partire da quel momento si mette in modo una partecipazione molto attiva, che vede ancora protagonisti Antonacci, Moretti, Piemontese e altri ancora.

Antonacci rilancia su Fb: «A volte serve sognare .... basta poco ed ecco che partono "avventure incredibili". Qualche giorno fa da uno scambio di link è nata "la folle idea" di fare una colletta per "riprenderci" la stele daunia messa all'asta su un sito inglese (sorvoliamo come ci è arrivata ... lecitamente...). Dopo aver verificato la situazione la Fondazione Apulia Felix onlus​ si mette subito a disposizione per "l'impresa". Adesso la "colletta" è partita, tempo qualche giorno sarà attivata anche una campagna su un sito di #crowfunding. Ora tocca a noi, a tutti noi! #RiportiamoACasaLaStele. I versamenti vanno fatti sul cc intestato a Fondazione Apulia felix onlus presso Banca Prossima IBAN IT84I0335901600100000066451 causale "Donazione per la stele daunia" (è una donazione detraibile dalle tasse in quanto donazione a onlus)”.

Con l’aiuto di Antonio Fortarezza, fotografo e pubblicitario foggiano trapiantato a Milano e socio collaboratore della Fondazione, si predispone un manifesto e un banner per il web.

Da allora è tutto un susseguirsi di interventi, di articoli sui giornali, prima L’Attacco, poi La Gazzetta di Capitanata, televisioni locali come Tele Dauna, Teleradioerre, vari siti giornalistici web con L’Immediato, Foggia Città Aperta, ecc.

A partire dal 14 marzo cominciano ad arrivare sul conto corrente della Fondazione i primi contributi: alcuni minimi (anche 1 euro), altri piccoli (5, 10, 20 euro), la maggior parte di 40-50 euro, molti di 70-100 euro e anche di 300 euro. Cittadini di Foggia e della Capitanata, Associazioni, ma non solo (come ad esempio Vincenzo Santoro, salentino, responsabile del settore beni culturali nell’ANCI nazionale). Si raggiungono prima 200 euro, poi 600, poi si superano i 1000 e, infine, alla data del 24 marzo, giorno dell’asta, siamo a 1.596 euro. Man mano che la raccolta prosegue, con l’impegno di dare massima trasparenza, informiamo tutti dei risultati raggiunti e diamo conto della situazione. Registrata la Fondazione sul sito web di Bertolami, domenica 19 marzo, decido di tentare con la prima offerta, confermando la base d’asta di 1.800, ma nel frattempo c’è già stata un’offerta di 1.900 sterline, e il costo è salito a 2.200. Mi consulto con Moretti, che ha esperienza di aste, e con gli altri, e decidiamo di attendere. Il 22 marzo faccio l’offerta di 2.200 sterline, sperando che altri non rilancino. Ormai siamo in ballo.

La raccolta prosegue, mentre io controllo sistematicamente il sito di Bertolami, pur essendo a Matelica e Camerino per una seduta straordinaria del Consiglio Superiore BCP nelle zone terremotate, e poi a Bologna per un convegno. La situazione resta stabile. Arriva il fatidico 24 marzo e alle 13:00 (ora italiana, le 12:00 a Londra), mentre sono a Ferrara al Salone del Restauro e dei Musei impegnato in un convegno dell’AMLI, dal titolo ‘I musei dei cittadini’ (titolo perfettamente in linea con l’operazione in corso), proprio mentre sto tenendo l’intervento conclusivo, alle 13:00, con il telefonico connesso con il sito di Berlolami verifico che la nostra offerta è ancora quella vincente (e ne do in diretta notizia al pubblico in sala, al quale racconto questa esperienza).

Ma non è finita. L’asta vera e propria ha inizio a Londra alle 16:00 (17:00 ora italiana), cioè mentre sono in treno di ritorno a Foggia. Mi collego e seguo l’asta in diretta, facendo per la prima volta questo tipo di esperienza, che non ho mai avuto e mai avrei pensato di avere in vita mia. Mi colpisce la velocità con la quale tutto si svolge, si passa dal un lotto all’altro, ci sono offerte in sala, o dal web da parte di anonimi acquirenti indicati da un codice, e le somme salgono rapidamente. Mi colpisce il codice di un anonimo utente che offre cifre alte per ogni oggetto, in particolare per reperti micenei, ma anche per un vaso figurato attico per il quale offre una cifra da capogiro: chi sarà mai? Un ricco collezionista russo o arabo (pare siano quelli pronti ad offrire le somme più altre pur di accaparrarsi manufatti archeologici). Temo che possa accadere anche per la nostra stele. E allora mi dico: fino a che cifra potrò concorrere? Abbiamo raccolto circa 1600 euro, ho la disponibilità dei soci della Fondazione e anche la promessa di un aiuto dalla Fondazione Banca del Monte, dal Comune di Foggia e anche da un Istituto bancario del territorio. Ma penso anche che possa essere immorale offrire cifre esagerate. Ho dunque io la responsabilità di decidere la somma da impegnare: decido che al massimo potremo offrire 4.000 sterline, che mi sembra una cifra già molto, troppo, alta. Oltre non me la sento di andare. È una iniziativa che valorizza la partecipazione ‘dal basso’, non può trasformarsi in una gara con ricchi collezionisti feticisti. Ma per fortuna non ce n’è stato bisogno.

Intanto sono a Ancona e so bene che subito dopo ci sono le gallerie, e siamo al lotto 35 (il nostro è il 38). Per fortuna c’è Anna Maria De Meo, l’ottima, attivissima, segretaria della Fondazione, collegata al computer da Foggia nell’Auditorium Santa Chiara, alla quale per prudenza ho fornito le credenziali. E sono collegati anche Domenico Moretti e Domenico Sergio Antonacci. Inoltre, sempre per prudenza, ho chiesto a Bertolami di essere contattato telefonicamente per poter fare delle offerte in tal modo nel caso in cui avessi avuto problemi di connessione internet: che in effetti si presentano, appena il treno comincia ad attraversare le varie gallerie a sud di Ancona. Anche la connessione telefonica non è perfetta, ma riesco a seguire. Si arriva al lotto 38: passano alcuni secondi, non arriva nessun altro rialzo, si chiude con la nostra offerta di 2.200 sterline.

È fatta, la stele è nostra! Il treno esce dalle gallerie e posso dare la notizia ufficiale su FB e Twitter, così come tutta la vicenda è cominciata.

Alle ore 18:51 pubblico il post su Fb: «EVVIVA! LA STELE TORNA A CASA! CHIUSA ASTA, ACQUISTATA PER 2200 STERLINE». E alle 18:54 su twitter: «La stele, un frammento di storia torna in Daunia. Appena chiusa l'asta a Londra. È nostra per 2200 sterline (+ diritti e spese spedizione)».

Un po’ più tardi alle 19:03, pubblico un altro post un po’ più dettagliato, accompagnato anche dagli estratti del cc con la lista dei versamenti giunti fino al 24 marzo: «Ho seguito l'asta on line, in treno, di rientro da Ferrara, salone del restauro e dei musei. E proprio quando si stata per arrivare al lotto 38, cioè alla nostra stele, ero in galleria senza rete del cellulare!!! Ma Annamaria De Meo seguiva al computer dalla fondazione e anche Domenico Sergio Antonacci e Domenico Moretti seguivano le operazioni. Infine mi hanno chiamato al telefono anche dalla casa d'aste Bertolami perché seguissi in diretta telefonica. Per fortuna non c'è stato bisogno di rialzi (ma eravamo pronti a contrastare altre offerte, che per altri pezzi ci sono state eccome!). L'asta si è chiusa con la nostra offerta di 2200 sterline (pari a 2.540 euro). Ecco la lista dei donatori (avevamo promesso massima trasparenza e noi le promesse le manteniamo): abbiamo raccolto finora 1.586 euro con 37 donatori (da un minimo di 1 euro a un massimo di 300). Ora la raccolta deve continuare. Ci sono le spese dei diritti della casa d'asta e quelle di spedizione (700-800 euro). La Fondazione coprirà la quota restante. La vera vittoria è la partecipazione!».

Comincia un turbinio di messaggi, post, commenti (anche qualcuno stupidamente polemico), telefonate, sms, Wapp. Sergio De Nicola, della TGR Puglia, che ha già fatto un pezzo la mattina al Tg delle 14:00, prima che l’asta si chiudesse, è in attesa di conferma per darne notizia al Tg delle 19:30. Il giorno dopo mi chiamano anche da TeleNorba e da TeleBlu per delle interviste. La vicenda ha suscitato grande interesse e risvegliato molto orgoglio e voglia di partecipazione. Era questo l’intento desiderato.

Ora si procederà al pagamento (si spera anche grazie ad altri contributi che potranno ancora arrivare) e si cercherà di far arrivare il pezzo al più presto. Ci sarà anche bisogno di un intervento di restauro (che la soprintendente Bonomi ha garantito di poter effettuare presso il Laboratorio di restauro della Soprintendenza) e la predisposizione di un supporto espositivo specifico (che La Fondazione Banca del Monte ha promesso di donare). Poi, con tutti i donatori (di seguito la lista con i relativi importi donati), si deciderà dove esporre la stele.

A me piacerebbe che possa effettuare un tour per i vari musei archeologici della Daunia, accompagnata da alcuni pannelli illustrativi non solo di questa straordinaria classe di manufatti ma anche del drammatico fenomeno dello scavo clandestino e del commercio illegale di oggetti archeologici, riprendendo una battaglia fatta da Marina Mazzei, che a questo tema dedicò anche una specifica mostra: dal museo di Ordona – di prossima inaugurazione – a Ascoli Satriano, da San Severo a Lucera, da San Paolo di Civitate a Trinitapoli, da Vieste a Canosa, da Troia a Bovino, ecc., per poi collocarla a Foggia o nel grande Museo Nazionale della Daunia in allestimento a Manfredonia, dove sarà possibile visitare la più straordinaria collezione di stele daunie.

Si deciderà insieme, dal basso, come insieme e dal basso è nata e si è sviluppata tutta questa piccola bella esperienza di partecipazione alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale della Daunia.



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