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In memoria/ Leo Pantaleo, ambasciatore tarantino del teatro

Pubblicato da: Categoria: Cultura

20
APR
2017

Morire a Taranto di Giovedì Santo è certamente un evento luttuoso che non si può facilmente dimenticare; se poi a morire è un artista del teatro dello spessore culturale di Leo Pantaleo, allora l’evento si lega alla storia dello scomparso, a quella della città e del teatro a tutto campo


Leo Pantaleo se ne è andato via dalla scena terrena in punta di piedi e il suo decesso avvenuto di Giovedì Santo non è certamente un fatto sul quale non riflettere.
In poche ore la notizia era nota ai tarantini che increduli continuavano  il loro pellegrinaggio ai Sepolcri.
Una storia misteriosa  legata ad eventi di non facile lettura; il Giovedì Santo al mattino il Parroco della Chiesa di San Pasquale, la sua Parrocchia, gli aveva impartito l’unzione degli infermi prima che i suoi occhi già materialmente spenti a causa del diabete, avevano dato un primo addio alla sua stanza, che negli ultimi tempi si era trasformata in un calvario di sofferenza, ma che conservava, pur nell’evidente disordine, tutto il mondo materiale e non che aveva circondato l’esistenza di questo grande artista tarantino.
E che Taranto gli abbia voluto bene lo ha dimostrato il fatto che l’indomani, il Venerdì Santo, giorno dedicato dai tarantini alla Processione dei Misteri, i veri amici e cultori della città hanno voluto essere presenti nella Chiesa di San Pasquale unitamente al suo compagno di vita inseparabile e addolorato, unitamente a “Rudy”, il cane amico di Leo che, a differenza degli uomini, ha scelto per lui il posto meno appariscente, l’ultima fila del tempio in cui si svolgevano le esequie.
Ancora una volta la Città amministrata ha finito per fare l’ennesima pessima figura agli occhi della comunità ionica e di quanti vollero bene a Leo, infatti non c’è stato comunicato alcuno da parte di Palazzo di Città e nemmeno un segno, anche il più semplice possibile, di vicinanza ad un uomo che ha portato alto nel mondo il nome di Taranto nel campo del teatro e non solo.
Operatore culturale, attore, regista, pittore, costumista e collezionista, Pantaleo era nato ad Alberobello, ma da giovane si era trasferito nel capoluogo ionico dove aveva conseguito il diploma di perito industriale andando ad abitare nel popolare quartiere “Tamburi”.
Dal 1967 al 1985 visse a Roma dove si impegnò nell’attività teatrale in lavori firmati da Giuseppe Patroni Griffi e Giorgio Strehler. Con Gigi Proietti è presente in altri tre lavori teatrali.
Fa l’esordio in televisione con la regia di Roberto Rossellini nel personaggio Macrobio,  l’antagonista di Sant’Agostino.
Nel 1975 partecipa al Festival di Spoleto in un lavoro di Raffaele Viviani con Massimo Ranieri.
Rientrato a Taranto firma 5 spettacoli per testi e regia per la biografia di Anna Fougez e Rodolfo Valentino. Ed è proprio a questo punto che necessita sottolineare l’immenso contributo offerto da Pantaleo per la conoscenza a Taranto e nel Mondo di altri due grandi personaggi del teatro: la tarantina Anna Fougez e l’internazionale Rodolfo Valentino.
Si tratta di una operazione culturale che non ha consentito di cancellare dalla memoria dei tarantini questi due colossi del teatro internazionale al punto tale che mette su nella Galleria Comunale una mostra documentaria su Anna Fougez e ne rivela anche la sua capacità di scrittrice autobiografica.
Nel 1971 svolge attività pittorica e fa parte del “Centro Pittori di Via Margutta”. Espone in collettive e personali da Bari a Roma, dal Portorico a Beirut.
Ma Leo fa anche altro, apre un negozio per  venire incontro alle esigenze particolari di quelle tarantine che non hanno dimenticato la Bella Epoque, apre e chiude, subito dopo, piccoli teatri e sogna di poter realizzare un grande teatro nell’area in cui oggi sorge Piazza Marconi.
Fu per lui più che una delusione, una ferita al cuore che non si è più rimarginata. Fine costumista di abiti femminili e di Carnevale, incantava per l’eleganza delle sue creazioni e per lo sfavillio dei colori degli abiti da lui firmati.
Se ne è andato a soli 78 anni in quella che sarebbe giusto definire la sua “casa-museo”.
Dal letto di sofferenza non ha mai cessato di svolgere il suo ruolo di regista e offriva alla platea dei giovani che a lui si rivolgevano consigli e suggerimenti, proprio come se stesse su un set di teatro.
Umanamente parlando Pantaleo fu uomo buono e disponibile al dialogo ma inflessibile nei suoi princìpi artistici e, con chi se lo meritava, talvolta anche burbero.
Un “burbero” buono che ha dispensato come fontana di acqua zampillante cultura teatrale a tutto campo, un uomo che non disdegnava fermarsi per strada con chi gli manifestava il bisogno di uno scambio di opinioni.
Avrebbe voluto fare mille altre cose, ma, giunto al capolinea della vita, oggi ha consegnato nelle mani dei tarantini un patrimonio culturale di immenso valore, un patrimonio che non può e che non deve essere disperso.
Sappiamo bene che la sua eredità, soprattutto materiale, appartiene all’ambito della famiglia alla quale rivolgiamo un appello perché ne possa perpetuare la memoria in una istituzione culturale permanente, come una “Fondazione Leo Pantaleo” che possa diventare fucina operativa di tanti giovani che amano il teatro come fece lui.
Vorremmo che gli amministratori locali e gli operatori culturali da subito si muovessero per perpetuare il ricordo di un uomo grande che ha portato alto nel mondo il nome di Taranto e del teatro.
Non si ricorda un uomo di cultura soltanto intestandogli una via, una piazza o un giardino cittadino, ma facendolo rivivere attraverso le sue opere.
Oggi Leo ha un compito che non si è esaurito con la dipartita dalla dimora terrena, infatti resta il solo, vero e appassionato ambasciatore di tante cose belle di cui ne dovremmo andare tutti orgogliosi.
La città non può dimenticare!
Ciao, Leo, amico e artista dal sorriso accattivante e pieno, ciao Leo, maestro insuperabile e vulcano di idee.
Hai intrapreso il viaggio nell’Aldilà, da laico, ma con quel cuore grande che ti ha sempre contraddistinto.
Ciao, Leo, amico indimenticabile di una Taranto che possa trovare nel tuo evento luttuoso una sorta di “scossa” che possa segnare un’era nuova nel non facile cammino culturale di questa città che forse ha dimenticato che per millenni è stata maestra e madre della cultura del mondo.
 



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