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Il killer delle api uccide soprattutto d´estate

Pubblicato da: Categoria: Cultura

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LUG
2018

La stagione estiva negli ultimi anni si è rivelata per le api l’ennesimo nemico. La mortalità degli alveari, fisiologica in alcuni casi in inverno, in estate sta facendo registrare crescenti e preoccupanti aumenti. Il fenomeno si manifesta in tutto il mondo e le motivazioni possono essere diverse: la siccità, il riscaldamento globale, la deforestazione, la vulnerabilità ad agrofarmaci utilizzati soprattutto nel periodo primaverile – estivo. Aspetti che disorientano gli alveari conducendoli nei casi più estremi al collasso. Solo in Italia si riscontrano mortalità estive tra il 5-10%, nel nord America toccano il 50%. Le motivazioni citate rappresentano i grandi argomenti da affrontare con attenzione per l’agricoltura e l’ambiente del futuro. Ma quanto contano ancora le api per l’uomo e per gli agricoltori? La stima sul loro valore in termini economici ed ecologici è spesso inestimabile o tocca cifre miliardarie considerando il loro contributo alla produzione agricola mondiale di cibo e alla nutrizione globale. In molte aree del pianeta è compromessa la presenza delle api; cambiamenti climatici e abuso di agrofarmaci, oltre all’abbattimento di molti habitat naturali, le stanno minacciando gravosamente. Le api visitano circa 3000 fiori al giorno e ispezionano una zona che si estende fino a tre km, rappresentando delle sentinelle ambientali, conservando nella loro “casa” un archivio di tracce molecolari, naturali e di sintesi, portate dal mondo esterno. Un rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) conferma la notevole dispersione nell’ambiente di molecole derivanti da agrofarmaci. In Lombardia il 38% di campioni analizzati, rilevati in 138 Comuni, presentano tracce di pesticidi. Rilevazioni che dovrebbero essere svolte per l’intero territorio nazionale, ma che invece non vengono effettuate in tutte le regioni italiane. Il mix di sostanze rilevate, secondo alcune ricerche scientifiche, compromette la salute delle api, esponendole a patologie responsabili di stragi invisibili perché subdole; ne abbassano la resistenza di cui non si conosce prevenzione e sono difficili da rilevare anche per apicoltori esperti. La mortalità degli alveari è solo un campanello d’allarme. L’agricoltura e la gestione del territorio non possono continuare su questa strada. Il comparto agricolo mondiale è dipendente da agrofarmaci al 90% e, anche se si registrano cali sull’uso di sostanze chimiche, resta molto alta la minaccia ambientale. Bisognerà approfondire se i limiti concessi sul loro utilizzo possano produrre problemi alla salute umana dovuti ad accumulo per ingestione. Le api sono responsabili del 75% del cibo che arriva sulle nostre tavole. L’effetto collaterale del loro lavoro contribuisce alla nascita e alla diffusione di piante fondamentali per la nostra alimentazione e per la tutela della biodiversità. La vita già compromessa delle api ci invita a trovare celeri risposte per non perdere il loro disinteressato contributo alla nostra vita.



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