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Tutti fuori dal tunnel…

Pubblicato da: Categoria: Attualità

10
MAG
2013

 

… del divertimento. La segnalazione di un nostro lettore ci ha portato a constatare direttamente quella che per molti ragazzi della città è diventata un’avventura “figa” ma che potrebbe trasformarsi in una trappola mortale
 
Al Festival di Sanremo del 1966 Adriano Celentano presenta il suo “Ragazzo della via Gluck” con scarso successo, tanto da essere eliminato alla prima serata. Eppure, come spesso accade nella più famosa kermesse canora nostrana, quella canzone diventerà una delle “immortali” della italica storia musicale e “Là dove c’era l’erba ora c’è una città” rappresenterà il primo manifesto ambientalista tricolore. Qualche anno dopo i ragazzi di Martina Franca avrebbero cantato: “là dove c’era il campo della vetreria ora c’è un palazzone”. Sì, quel campo “spianato” dalle pedate di tanti “scapestrati” nostrani emuli dei Rivera, Mazzola, Altafini, ha ceduto il posto a un complesso abitativo di una certa rilevanza in termini di cubatura. Ma se trent’anni fa i ragazzi inseguivano sotto al sole cocente quel pallone che l’ortolano confinate, con tanta cinica precisione affidata a un secco colpo di zappa apriva in due come un’anguria, oggi adeguandosi alla “mutazione” del luogo  preferiscono “giocare” al fresco nel lungo canalone di scolo che attraversa il sottosuolo partendo proprio da quel palazzo dal lato di via Madonnina. Ci si accede con un doppio salto a evitare prima il cancelletto condominiale e poi un intercapedine che, man mano che si avanza, diventa un “salto nel vuoto” di diversi metri. Il percorso è degno di un’esercitazione militare poiché a tratti che facilmente si possono percorre in piedi e “alla luce del sole”, frastagliata solamente dalle grate di aereazione a pavimento, si alternano bui cunicoli, non più grandi di un metro per uno, percorribili esclusivamente a gattoni e dotati di torcia. I ragazzi nelle narrazioni delle loro “avventure” parlano di pagliericci, trofei di caccia (stemmi sradicati dalle auto), scritte sataniche e apparizioni variopinte. La nostra perlustrazione, a dire il vero parziale perché a una certa età certi percorsi non ce li si può più permettere, ha avuto invece come risultato finale il “rinvenimento” di qualche scritta più o meno goliardica, dell’effige di un simpatico spiritello, dei chiodi e dei ferri arrugginiti che fuoriescono dal muro  e inevitabilmente un po’ di monnezza. In una situazione normale potrebbe anche essere una simpatica avventura, ma quei cunicoli sono il vero e proprio canale di scolo delle acque piovane che confluiscono in quella zona a valle così, pensando alla quantità di acqua che ci arriva e cosa può accadere a un Indiana Jones metropolitano colto di sorpresa da un improvviso temporale, ci porta a lanciare l’appello ai privati e alla pubblica amministrazione, ognuno per la sua parte di competenza, di mettere immediatamente in sicurezza l’accesso così da impedire a chiunque di avventurarsi lungo quel canale. Da tenere in considerazione anche il fatto che lungo il tragitto si costeggia il terreno incolto che insiste alle spalle del CUP, e che questo è diviso dal canale solamente da un fragile muro di contenimento fatto di blocchetti peraltro mancanti in un punto. Forse ora non saremo nelle grazie di qualche “avventuroso avventuriero” ma a loro, come ai due simpatici ragazzi che ci hanno fatto da sherpa e ai quali in ogni caso va il nostro ringraziamento, ci sentiamo di rivolgere un suggerimento: cercate l’avventura in un campo di papaveri. Ci si diverte di più ;-)
 
 
 

 



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