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Ci manchi Raimondo / Il ricordo di un'icona della tv italiana a nove anni dalla scomparsa

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

2
MAG
2019

“Se mi guardo indietro non ho pentimenti. Dovessi ricominciare, farei esattamente tutto quello che ho fatto. Tutto. Mi risposerei anche. Con un'altra, naturalmente”. Questa è senz’altro una delle battute più famose e rimaste nella storia del presentatore televisivo e attore comico, a lungo tra i più amati dagli italiani a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

In realtà Raimondo non avrebbe mai lasciato la sua Sandra, nemmeno per un secondo. Insieme nella vita e insieme nella carriera, per cinquant’anni e anche più.

Esattamente il 15 aprile del 2010 si spegneva a Milano Raimondo Vianello, e solo a settembre dello stesso anno la coppia si ricongiungeva in cielo. Fu una notizia che emozionò l’intero Paese, se non altro perché gli affiatati coniugi erano già da tempo entrati nel cuore degli italiani andando in onda sui teleschermi popolari  ininterrottamente, e per oltre un ventennio, con la celebre “Casa Vianello”.

Proprio la stessa sit-com ha regalato risate e risate ai telespettatori italiani grazie a sketch buffe e divertenti che riproponevano la vita coniugale di tutti i giorni tra un marito un po’ donnaiolo, legato al calcio e alla lettura della sua gazzetta e una moglie un po’ disperata, tutta da sopportare e, perché no, spesso e volentieri simpaticamente vendicativa.

Ma Raimondo, di origine nobile, non era soltanto quello di Casa e Cascina Vianello. Probabilmente se avesse seguito i consigli del suo papà una volta terminati gli studi in giurisprudenza avrebbe fatto il diplomatico, ma il talento da attore di teatro era tanto notevole che ben presto per il giovane arrivò il successo a livello nazionale. E da lì a poco - chi l’avrebbe mai detto - lo stesso si sarebbe ritrovato a lavorare con attori quali Ugo Tognazzi (con cui successivamente in Rai formò un sodalizio artistico consolidato nel programma satirico Un, Due, Tre), Franco e Ciccio, Virna Lisi, Carlo Dapporto, Gino Bramieri e perfino con il principe Totò De Curtis.

Così dal teatro passò al cinema per poi approdare alla televisione, dove divenne già negli anni Ottanta uno dei volti più noti della Fininvest del rampante imprenditore Silvio Berlusconi, che riuscì a strapparlo alla televisione pubblica: una collaborazione editoriale che durò oltre un trentennio, e che portarono Vianello a farsi apprezzare anche nelle vesti di presentatore sportivo (un grandissimo successo ebbe la trasmissione mediaset Pressing). Una carriera costellata di successi e collaborazioni televisive uniche: tant’è che con Corrado e Mike Bongiorno è ritenuto dall’immaginario collettivo uno dei “padri fondatori” della televisione italiana. Nel 1998, poi, in età già alquanto avanzata, una strepitosa conduzione del Festival di Sanremo in sostituzione di Pippo Baudo, con Eva Herzigova e Veronica Pivetti. E ancora in conduzione di tantissimi altri programmi con Gerry Scotti e Marco Columbro.

Sempre ironico ed elegante, e mai volgare, Raimondo Vianello fu un grande innovatore della televisione italiana: a partire dal suo modo inedito di fare talking e parlare di calcio con umorismo e commenti sottili, sempre pronti a strappare una risata al suo pubblico. Fu anche un grande uomo nella vita, proprio come lo ricorderà l’intera famiglia che ha adottato insieme alla sua cara Sandra non potendo avere figli. “Che barba, che noia, che noia, che barba!”: ma di barba e noia con lui non si moriva mai.



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